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Le collezioni d’arte
Arazzi

 

La raccolta, comprendente 17 esemplari, è da annoverarsi tra le più importanti e pregevoli collezioni di arazzi a Venezia. Si compone del nucleo donato da Vittorio Cini nel 1962, a sua volta selezione dalla più ampia serie custodita presso il Castello di Monselice, a cui vanno aggiunti i tre arazzi pervenuti come dono del conte Leonardo Vitetti nel 1967.

Il nucleo Cini, ove si registra una preponderanza di manufatti fiamminghi, conta il gruppo di tappezzerie con leStorie di Scipione, tre delle quali tessute a Bruxelles presso la manifattura di Maerten II Reymbouts intorno al 1580 e un quarto recante la marca della città di Enghien: di qualità esecutiva impeccabile, restituiscono nelle cromie e nelle ambientazioni paesaggistiche la cifra stilistica del Manierismo internazionale di stampo romanista della metà del XVI secolo. Da riferirsi sempre alla Manifattura di Reymbouts l’arazzo con il Paesaggio con caccia al falcone, con ricca bordura ornata da scenette mitologiche e minute grottesche. A testimonianza della tipologia di arazzi con combattimenti di animali di marca allegorica o mitologica, un esemplare di Manifattura di Oudenaarde degli inizi del XVII secolo e un arazzo di poco posteriore con il Combattimento tra Ercole e Acheloo (manifattura di Anversa), il cui cartone è un adattamento di una stampa del secolo precedente di Cornelis Cort. Arricchiscono la collezione due esemplari provenienti da un ciclo smembrato dedicato ai Mesi, raffinati prodotti della Manifattura bruxellese di Everaert III Leyniers su cartoni di Jérôme de Potter (modulati però su composizioni cinquecentesche di Pieter Coecke van Aelst) e legati al gusto del cosiddetto ‘classicismo barocco’. Ancora di produzione anversese il bellissimo arazzo recante un Paesaggio con villa, forse di Manifattura di Pieter Wauters, della fine del Seicento. La Francia è rappresentata da alcune tappezzerie di raffinata esecuzione: della Manifattura reale di Beauvais sono il Cefalo che lancia il giavellotto (1685 ca.), su cartone di Florentine Damoiselet, e l’arazzo tessuto nel Terzo decennio del Settecento con la Veduta di un porto con gru coronata, damigella e pellicani, su cartone di Simon de Pape da precedente modello seicentesco: quest’ultimo è l’esemplare forse più suggestivo della collezione, per la ricchissima tavolozza e l’intelaiatura degli intarsi cromatici – spiccano le numerose gamme dell’azzurro e del blu – che rendono vivo e palpitante lo specchio lacustre abitato dalle specie animali.

Tra gli arazzi donati dal conte Vitetti vanno menzionati i due esemplari più antichi e più importanti della raccolta: dalla serie della Storia della Distruzione di Gerusalemme, di esecuzione franco-fiamminga (1470-1480) su cartoni del Maestro di Coëtivy, provengono l’arazzo con L’ingresso in Palestina dell’esercito di Vespasiano e Tito, recentemente identificato come la parte destra dell’esemplare di cui si conserva l’altra metà al Musée des Arts Décoratifs di Lione, e l’altro splendido frammento con l’Assedio di Gerusalemme, dove assistiamo alla presa della città in un suggestivo affastellarsi dei corpi dei soldati e degli assediati a ridosso delle mura.