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Fondazione
La Storia
La Fondazione

“Con atto 20 aprile 1951, rogato dal Notaio Capo di Roma, il Conte Vittorio Cini ha istituito, anche a nome della propria Famiglia, in ricordo della generosa intraprendenza e dell’appassionata operosità del figlio Giorgio, la “FONDAZIONE GIORGIO CINI” per la reintegrazione dell’Isola di San Giorgio Maggiore nella vita di Venezia, secondo le sue tradizioni spirituali”. ART. 1 dallo Statuto della Fondazione Giorgio Cini.

Voluta da Vittorio Cini in memoria del figlio Giorgio, scomparso nel 1949, la Fondazione Giorgio Cini fu istituita nell’aprile del 1951 sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, la quale fu concessa dal Demanio a fronte dell’impegno di restaurare e riportare all’antico splendore l’ex monastero benedettino facendone un centro di istituzioni culturali, artistiche, sociali ed educative.

Restauro
Dopo centocinquanta anni di occupazione militare, gli spazi dell’ex monastero di San Giorgio versavano in condizioni disastrose. L’intervento di restauro filologico consentì di ricostruire le sale più importanti del complesso monumentale, riportandole all’aspetto originario: tornarono così a risplendere la Biblioteca del Longhena, il Cenacolo Palladiano, il Chiostro del Palladio e il Chiostro del Buora.

Educazione e formazione
Per affrontare la situazione socialmente disagiata e povera nelle tradizionali forme di educazione e di istruzione del dopoguerra, la Fondazione creò: il Centro Marinaro, il Centro Arti e Mestieri e il Centro di Cultura e Civiltà.

Promozione culturale
Fu istituita la “Scuola di San Giorgio per lo studio della Civiltà Veneziana” ispirata al modello degli istituti per advanced studies dei paesi anglosassoni; con la funzione di centro propulsore, catalizzatore e coordinatore di iniziative e ricerche scientifiche.
La Scuola era costituita da quattro Istituti: l’Istituto di Storia dell’Arte, l’Istituto di Storia delle Lettere, della Musica e del Teatro, l’Istituto per la Storia della Società e dello Stato Veneziano, l’Istituto Venezia e l’Oriente.

Isola di San Giorgio

Le prime notizie sull’Isola di San Giorgio Maggiore risalgono al 790, anno di edificazione di una chiesa dedicata a San Giorgio; nel 982, l’abate Giovanni Morosini ottenne l’Isola dal Doge di Venezia, Tribuno Memmo, allo scopo di fondarvi un monastero benedettino. A partire da quella data isola e monastero crebbero, prosperarono e decaddero seguendo il destino della Serenissima; cominciarono ad assumere la fisionomia attuale intorno alla prima metà del Quattrocento, quando si registrarono importanti interventi edilizi e di decoro nella chiesa gotica e nell’attiguo monastero. La prima ala del complesso monumentale risale all’inizio del 1500, con la Manica Lunga, l’antico dormitorio dei padri benedettini, e il Chiostro dei Cipressi, mirabile esempio di architettura del primo Rinascimento, entrambi progettati da Giovanni e Andrea Buora, architetti luganesi. Il secondo, grande intervento architettonico sull’isola fu opera di Andrea Palladio che, a partire dal 1560, costruì la chiesa di San Giorgio, il Cenacolo in cui Paolo Veronese dipinse Le Nozze di Cana, oggi tornate nella loro sede originaria in facsimile, e il Chiostro Palladiano, ultimato dopo la morte dell’architetto nei primi decenni del Seicento. Baldassarre Longhena completò gli spazi del complesso monumentale con due interventi barocchi: lo Scalone, monumentale accesso all’appartamento dell’abate, del 1645, e la Biblioteca, ultimata nel 1671, collocata tra i due chiostri e arredata con magnifiche librerie in legno di noce, su due ordini, eseguite dall’intagliatore Franz Pauc su progetto del Longhena. Con la caduta della Serenissima nel periodo napoleonico e, poi, sotto il dominio austriaco l’Isola venne occupata militarmente e cominciarono le manomissioni e le spoliazioni: gli spazi dell’Isola vennero ridotti a utilizzo civile e sul lato settentrionale furono costruiti ampi magazzini e un bacino chiuso limitato da una banchina con due fari fortificati in pietra d’Istria alle estremità. Il governo austriaco decise la trasformazione del complesso in caserma, destinazione conservata, poi, anche dal governo italiano, determinando la totale occupazione e la devastazione delle aree verdi con la costruzione di nuovi edifici, officine e depositi di armi. Lasciata al degrado, con gli edifici monumentali frazionati senza criterio e spesso destinati a scopi irrispettosi del valore storico e artistico, l’Isola conobbe il periodo del suo maggior decadimento cui venne sottratta con l’istituzione della Fondazione Giorgio Cini. Con l’impulso del conte Cini, in cinque anni di lavori ininterrotti, dal 1951 al 1956 il complesso abbaziale fu restituito all’antico splendore, le aree verdi furono rivitalizzate e gli edifici di nuova costruzione e le superfetazioni furono adattati per renderli accettabili nel contesto.