La storia

Isola di San Giorgio Maggiore

L’Isola di San Giorgio Maggiore, già abitata nel periodo romano, era in antico chiamata Insula Memmia dalla gens eponima che qui doveva avere proprietà, e assunse l’attuale denominazione successivamente alla erezione, nella prima metà del IX secolo, di una chiesa dedicata a San Giorgio. Nel 982, l’abate Giovanni Morosini ottenne l’Isola in dono dal doge Tribuno Memmo, allo scopo di fondarvi un monastero benedettino. A partire da quella data Isola e monastero crebbero e prosperarono, divenendo un centro spirituale ed economico di primo ordine, anche grazie al protettorato dogale esercitato e rinnovato, senza soluzione di continuità, sino alla caduta della Serenissima. Il complesso iniziò ad assumere la fisionomia attuale intorno alla fine del XV secolo,
con l’intervento dell’architetto lombardo Giovanni Buora, responsabile della costruzione del luminoso spazio della Manica Lunga, l’antico dormitorio dell’abbazia, completato nel 1508 con il rilievo di San Giorgio di Giovan Battista Bregno. Al figlio Andrea spetta invece la realizzazione del Chiostro dei Cipressi, notevole esempio di architettura rinascimentale (1517-1526).

 

Il secondo grande intervento architettonico che investì le fabbriche benedettine fu opera di Andrea Palladio che, assunto il ruolo di primo architetto nel 1560, rinnovò radicalmente la precedente chiesa gotica, costruì il nuovo refettorio (in cui Paolo Veronese dipinse la mirabile tela, con Le Nozze di Cana, oggi al Louvre ma recentemente “tornata” nella sede originaria attraverso la collocazione di un facsimile realizzato nel 2007 con tecnologie avanzate dall’Atelier Factum Arte di Madrid) e il secondo chiostro, completato soltanto nel 1615: una delle creazioni palladiane più belle con un’armonia tra vuoti e pieni che ne fa un perfetto luogo di meditazione.

 

Il veneziano Baldassare Longhena rinnovò gli spazi del complesso monumentale con due interventi che segnano l’avvio della stagione barocca a San Giorgio Maggiore: lo Scalone monumentale, che dà accesso agli appartamenti dell’abate, iniziato nel 1643, e la Biblioteca, del 1654-1671, ornata con il ciclo di tele dei pittori lucchesi Giovanni Coli e Filippo Gherardi e dalle librerie in legno di noce su disegno dello stesso Longhena.

 

In seguito alla caduta della Serenissima nel 1797, l’Isola divenne caserma e prigione; la funzione militare fu mantenuta successivamente dal governo austriaco e da quello italiano, inaugurando una lunga stagione di spoliazioni e manomissioni che modificarono profondamente il volto del monastero. Con gli edifici monumentali frazionati senza criterio e spesso destinati a scopi irrispettosi del valore storico e artistico, l’Isola conobbe un periodo di penoso decadimento.

 

Solo grazie all’intervento di Vittorio Cini e ai restauri diretti da Ferdinando Forlati nel secondo dopoguerra, il complesso abbaziale fu restituito all’antico splendore.

Fondazione Giorgio Cini

A partire da questo primo recupero negli anni ’50 sono stati tanti gli spazi del complesso monumentale e delle strutture sorte in Isola negli anni di dominazione ad essere stati restaurati e restituiti alla fruizione pubblica, anche per usi diversi da quelli per cui erano stati pensati in origine. Si pensi alle strutture che ospitavano il Centro Marinaro e il Centro Arti e Mestieri, oggi restaurate e diventate sede de Le Stanze del Vetro e del Centro Espositivo “Le Sale del Convitto”, o allo Squero, antica officina per la riparazione delle imbarcazioni, trasformata
nel 2016 in un moderno e suggestivo Auditorium.

 

L’Isola è stata inoltre arricchita con la creazione del Labirinto Borges, una sorta di “terzo chiostro”, realizzato in occasione dei 25 anni dalla morte del celebre scrittore argentino (14 giugno 1986 – 14 giugno 2011) su progetto Randoll Coate in collaborazione con la Fundación Internacional Jorge Luis Borges.