ARCHiVe per il Fondo Seguso Vetri d'Arte - Fondazione Giorgio Cini Onlus

ARCHiVe per il Fondo Seguso Vetri d’Arte

plus MAG, 02 2018

La storica fucina Seguso divenne azienda nel 1933, in un periodo di forte innovazione e grande progettualità manifatturiera. 

La vetreria, riconosciuta a livello internazionale, entrò nel panorama dell’arte contemporanea e comincianciò ad esportare le proprie creazioni in tutti i continenti; alcuni tra i più importanti musei internazionali acquistarono i vetri artistici usciti dalla fornace Seguso e disegnati da Flavio Poli: dal Victoria & Albert di Londra al Landesgewerbemuseum di Stoccarda, dal Neue Sammlung Museum di Monaco, al Royal Ontario Museum di Toronto, fino al MoMA di New York. 

Lo storico marchio, venduto nel 1972, nel 2008 ritorna nelle mani della famiglia Seguso, che aveva continuato a mantenere vivo il suo ruolo imprenditoriale nel campo della produzione del vetro. Diviene così una delle realtà produttive artigianali che rendono l’arte vetraria di Murano una delle principali tradizioni artistiche di Venezia e dell’Italia nel mondo.

 

Il fondo Seguso vetri d’arte, donato nel 2012 alla Fondazione Cini e destinato al Centro Studi Vetro, conserva migliaia di progetti attestanti la variegata produzione degli artisti e dei designer che hanno collaborato con la vetreria dal 1932 al 1972. 

 

Il corpus acquisito dalla Fondazione si compone di 22.044 disegni esecutivi e bozzetti, 25.296 fotografie e una trentina di cataloghi di produzione suddivisi tra Showroom catalogues (7 volumi, 1939-1971) con i disegni dei singoli modelli realizzati a mano, i Cataloghi di produzione per l’illuminazione (19 volumi) e i Cataloghi ordini Barbier (5 volumi). 

Questi preziosi materiali sono stati ordinati, descritti e digitalizzati dal Centro Studi presso i laboratori di ARCHiVe e verranno resi fruibili al pubblico assieme agli altri archivi digitali del Centro Studi Vetro. Il Centro ARCHiVe ha collaborato al progetto dedicandosi alla formazione del personale del Centro Studi per la digitalizzazione e post-produzione dei beni; inoltre, ARCHiVe ha supportato il Centro Studi nelle scelte inerenti la descrizione archivistica del fondo.

 

La sfide principali in fase di digitalizzazione sono state non solo la vastità dei materiali, ma anche la specificità tipologica e materiale dei beni, soprattutto dei delicati disegni. 

Nel corso dell’acquisizione fotografica dei disegni si è sperimentata l’efficacia del piano aspirato, strumento in uso nei laboratori di ARCHiVe che permette di appiattire i materiali in maniera controllata, al fine di diminuire pieghe e sgualciture e consentire una migliore leggibilità dei documenti per il solo tempo dello scatto.

Anche la post-produzione ha costituito una sfida interessante per lo staff di ARCHiVe: si sono messi a punto degli script per il ritaglio automatico dei file che potessero funzionare anche con disegni su carta sottile e semi-trasparente o dai bordi irregolari.

Il coordinamento scientifico è a cura dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione.