a cura di Giuseppe Pavanello Archives - Fondazione Giorgio Cini

La basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Pantheon della Serenissima

Con La basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Pantheon della Serenissima, si inaugura la collana «Chiese veneziane» edita da Marcianum Press in collaborazione con l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini. La collana nasce con lo scopo di documentare, secondo i più attuali e rigorosi criteri di studio, i grandi edifici religiosi di Venezia, luoghi cardine della storia artistica, culturale e civile della Serenissima e custodi di un immenso patrimonio artistico, solo parzialmente conosciuto e studiato. Scopo ulteriore è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela e la fruizione di simili spazi del tutto unici al mondo e fulcro del nostro patrimonio nazionale.

Questo primo volume è dedicato all’importantissima basilica domenicana dei Santi Giovanni e Paolo, seconda solo a San Marco per imponenza e ruolo nella vita di Venezia. Custode delle spoglie di venticinque dei centoventicinque dogi della Repubblica, conservate e celebrate in monumenti e mausolei la cui magnificenza artistica rende la basilica uno dei luoghi fondamentali per lo studio della storia dell’arte veneziana ed europea lungo un arco di sette secoli. Nell’ambito della scultura vi troviamo infatti opere importantissime, fra gli altri di Nino Pisano, Pietro e Tullio Lombardo, Alessandro Vittoria, Giuseppe Maria Mazza, Gianmaria Morlaiter, Giovanni Bonazza; nell’ambito della pittura figurano capolavori di Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Cima da Conegliano, Paolo Veronese, Giambattista Piazzetta. Un tesoro immenso, dal significato cruciale per Venezia.
Il libro nasce a distanza di cinquant’anni dall’unica monografia esistente, ed è curato da Giuseppe Pavanello, che ha coordinato un gruppo di specialisti italiani e stranieri, per realizzare una schedatura completa e aggiornata di tutte le opere d’arte presenti nella basilica. Il lavoro è corredato da una nuova campagna fotografica integrale condotta da Matteo De Fina, che ha richiesto oltre un anno di lavoro e l’impiego di sofisticati strumenti fotografici.
In questo senso, una peculiarità del libro è la sua duplice e complementare funzione di libro scientifico di studio e, al tempo stesso, di grande volume fotografico d’arte. Una doppia anima per un solo scopo: coinvolgere il più ampio pubblico possibile, non solo quello specialistico.

Sebastiano Ricci 1659-1734. Atti del Convegno Internazionale di Studi (14-15 dicembre 2009, Venezia, Fondazione Giorgio Cini)

Sono qui pubblicate le comunicazioni presentate al Convegno su Sebastiano Ricci tenutosi allaFondazione Giorgio Cinidi Venezia il 14-15 dicembre 2009. Dagli interventi, la figura di Sebastiano Ricci si conferma come una delle maggiori personalità artistiche a livello europeo tra Sei e Settecento. Assimilando le più importanti esperienze precedenti, dapprima nel suo continuo vagare da Venezia attraverso l’Italia – tra Bologna e Parma, Torino, Milano e Roma e infine Firenze – poi richiesto ovunque in Europa, da sovrani e intendenti d’arte – a Vienna, Parigi e Londra – l’artista riuscì a creare una pittura che per leggerezza, fantasia, libertà coloristica ha pochi eguali, pervasa di una grazia ormai rococò, in anticipo addirittura sulle invenzioni di Antoine Watteau.

Sfogliare il volume significa imbattersi in novità molteplici, dalle precisazioni d’archivio, agli inediti, come l’eccezionale Marte curato da Peone, a riflessioni iconografiche, a incursioni a Napoli, in Lombardia, a Vienna, in area germanica, a Londra fino alla Russia.

Le carte riscoperte. I disegni delle collezioni Pozzi, Fissore e Donghi alla Fondazione Giorgio Cini

Dopo l’uscita del catalogo completo della raccolta di Giuseppe Fiocco, con questo volume viene presentato un altro fondo grafico acquisito a San Giorgio tramite Vittorio Cini agli inizi degli anni sessanta, e che si compone dei disegni provenienti dalle collezioni Pozzi, Fissore e Donghi. Per quanto concerne le raccolte Pozzi e Fissore, si tratta di opere afferenti non solo all’ambito veneto, con la significativa presenza di fogli, per esempio, di Gaspare Diziani e Louis Dorigny, ma pure ad altre aree della penisola, come testimoniano i disegni dei bolognesi Aureliano Milani e Vittorio Bigari, nonché il consistente nucleo di fogli del lombardo Filippo Comerio, cui vanno aggiunte alcune testimonianze delle scuole non italiane.

Una delle novità più significative presenti nel catalogo riguarda quattro copie dagli affreschi di Mantegna nella padovana cappella Ovetari realizzate dal pittore ligure Giovanni David; da segnalare, infine, la presenza di un paio di disegni di Federico Zandomeneghi, uno dei protagonisti della fervente vita artistica parigina di fine Ottocento. Non meno interessante è la raccolta appartenuta a Daniele Donghi, al cui interno è possibile distinguere due nuclei di particolare interesse: il quaderno di disegni dell’architetto Giacomo Quarenghi e i bozzetti del pittore-scenografo bellunese Pietro Gonzaga. Il gruppo di disegni per scenografie del Gonzaga nella collezione di Daniele Donghi era stato raccolto in origine dal padre, Felice Donghi, architetto e scenografo di un certo rilievo nell’ambiente milanese della seconda metà dell’Ottocento. A questo nucleo si aggiunsero fogli degli scenografi Giovanni Battista e Daniele Donghi, Fabrizio Galliari e Alessandro Sanquirico.