Critical edition by Michael Talbot Archives - Fondazione Giorgio Cini

Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie – Sacrum Militare Oratorio, RV 644

Fra i quattro oratori a noi noti attribuibili a Vivaldi, Juditha triumphans è il solo a sopravvivere. Già riconosciuto come un capolavoro al tempo della riscoperta della musica inedita del musicista, negli anni venti del ’900, quest’oratorio, scritto per cinque solisti vocali, coro e un’orchestra comprendente numerosi strumenti obbligati poco usuali (mandolino, chalumeau, clarinetti, flauti dritti, organo, viola d’amore, un concerto di viole da gamba, etc), fu composto per le figlie di coro dell’Ospedale della Pietà a Venezia, dove fu eseguito nell’anno 1716. Il libretto, di Giacomo Cassetti, è in lingua latina (come si praticava abitualmente negli ospedali veneziani), e adotta la storia biblica di Juditha come allegoria della lotta militare di Venezia in quegli anni contro l’impero ottomano. Di particolare interesse è la caratterizzazione di Oloferne che, sebbene sia ufficialmente il personaggio ‘malvagio’ della trama, viene trattato, nel libretto e nella musica, con una simpatia inattesa. Juditha triumphans, che gli storici della musica citano spesso come esempio della tendenza ‘operatizzante’ all’interno dell’oratorio settecentesco, spicca per l’originalità e l’alta qualità della sua musica.

Sonate per violino, RV 11 e RV 37

La grande maggioranza delle sonate per violino dell’epoca di Vivaldi, incluse quelle dello stesso compositore, ci sono pervenute sotto forma di partitura con due pentagrammi: uno per il violino, l’altro per il basso. Questo garantisce che, anche se alcune sezioni della composizione mancano, tutto quello che sopravvive è testualmente compiuto. Eccezionalmente, delle cinque sonate per violino di Vivaldi conservate nel Diözesanarchiv di Graz, ci è giunto il solo libro per violino, mentre il libro complementare per violoncello è andato perso. Le sonate sembrano datarsi nel periodo compreso tra il gruppo di Dresda (1716-1717) e la raccolta di Manchester (c. 1726). Di queste sonate, che hanno tutte quattro movimenti, tre possiedono concordanze parziali in altre fonti, con le quali condividono due o tre movimenti, ma due – RV 11 e RV 37 – sono state rintracciate fino ad ora solo a Graz (ad eccezione di un incipit di RV 11 ritrovato in un catalogo tematico coevo). Questa edizione critica rende disponibili queste due ultime sonate per lo studio e l’esecuzione. Nella partitura, la parte del basso è lasciata vuota al fine di consentire all’utente di poter scegliere una di queste opzioni: inserirvi la parte di basso originale, se questa verrà un giorno ritrovata, inventare e inserire una propria parte di basso, oppure aggiungere il basso cifrato preparato dal curatore e fornito in appendice.