Nino Rota Archives - Fondazione Giorgio Cini

Tota pulchra es (1961). Mottetto per soprano, tenore e organo

Prosegue, nel quadro della pluriennale collaborazione con la casa editrice Schott di Mainz, la pubblicazione degli inediti rotiani con particolare attenzione ai titoli relativi al repertorio vocale di ispirazione religiosa. Il mottetto Tota pulchra es è forse uno dei più frequentati nella storia della musica. Dal XV secolo ai giorni nostri, da Guillaume Dufay a James MacMillan, passando da Anton Bruckner per riassumere in tre nomi il fascino e la potenza di ispirazione che questo testo ha esercitato e continua ad esercitare sui compositori. Rota lo declina in linee melodiche semplici che celano una sapienza non comune nel trattare le due voci (maschile e femminile).

Larillirà 

Nel centenario della nascita di Nino Rota (Milano, 3 Dicembre 1911) l’Istituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi ha voluto realizzare, in collaborazione con GDM Music, questa raccolta che documenta una parte della sua produzione musicale per il cinema (a partire da Treno Popolare del 1933 per arrivare fino a Le notti di Cabiria del 1957), quella con più attinenza e contatti con la forma della canzone e antecedente al clamoroso ed universale successo conseguito nel 1960 da La dolce vita di Federico Fellini, sesta collaborazione tra il regista riminese e il Maestro milanese.

Sin dall’inizio del suo rapporto con il cinema Nino Rota si confronta dunque con la canzone, anche se continuerà saltuariamente a pensarla in forma di commento musicale alle immagini nelle sue componenti di musica e testo, e sceglierà invece di affidare alla sola musica la forza di sottolineare le sequenze cinematografiche, riuscendo a conferire ad essa una grande forza espressiva ed una suggestione malinconica di forte impatto, compensata spesso dai temi musicali di stampo bandistico con i quali amava contrappuntare il tema dominante di un film. E fu proprio la grande espressività di alcuni di quei temi a suggerire la possibilità che potessero diventare canzoni, una condizione che accompagnerà le musiche di Rota dal successo internazionale di La strada fino alla enorme popolarità del tema d’amore da Il Padrino, che scalerà prima la hit parade italiana diventando Parla più piano e poi quella americana ed inglese ribattezzandosi Speak Softly Love. Nell’Italia degli anni Quaranta e Cinquanta il mondo della musica leggera era ancora imperniato fondamentalmente sulla canzone, e molto meno sugli interpreti. Casomai erano i direttori di orchestra che tenevano le fila dei cantanti del proprio organico e li gestivano quasi come se fossero dei musicisti, giusto con quel briciolo di autonomia in più che la voce di un interprete reclamava, forte di una immagine pubblica che ne faceva di volta in volta aumentare la popolarità grazie all’arrivo della televisione. Ma erano le canzoni, ancora, il centro dell’attenzione, e fu proprio grazie a questa centralità che nacque il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, che cominciò a scompaginare le carte in favore degli interpreti, pur mantenendo al centro del suo interesse le composizioni di musica e testo. Questo spiega il fatto che le canzoni più popolari avessero molti interpreti, al di là dell’artista che ne aveva effettuato la prima incisione, ed è proprio grazie a questa consuetudine che alcuni dei temi musicali composti da Nino Rota per il cinema si affermarono anche come canzoni. La realizzazione di questo disco si inserisce anche nella politica di valorizzazione e promozione del patrimonio dell’Istituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi, dalle cui raccolte provengono tutte le tracce sonore dei dischi a 78 e 45 giri comprese in questa antologia, sottoposte ad un trattamento di restauro digitale effettuato nel laboratorio di restauro elettronico del nostro Istituto.

Massimo Pistacchi (Direttore dell’Istituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi)

Unum panem

Mysterium, cantata sacra in VII parti per quattro voci soliste coro e orchestra, fu composta da Nino Rota nel 1962. Si tratta di uno dei brani più imponenti dell’intero catalogo, sia per le masse artistiche necessarie alla sua esecuzione che per la durata di quasi 70’. Nonostante l’ottima ricezione avuta dalla critica e dal pubblico, l’oggettiva difficoltà posta dall’allestimento ne ha ridotto di molto le possibilità di accesso alle sale da concerto. Questa doppia pubblicazione consente l’esecuzione di uno dei momenti più alti dell’intera composizione, il coro Unum panem che chiude la prima delle VII parti, con il solo accompagnamento dell’organo. La prima versione prevede l’organico vocale completo con l’utilizzo delle voci bianche e le quattro parti canoniche del coro, la seconda invece è per sole voci maschili così come era stato richiesto dal Seminario La Quercia di Viterbo che la commissionò. Entrambe le versioni sono di pugno del Maestro.

Custodi nos Domine

L’inno sacro Custodi nos Domine fa parte di quell’ampia sezione – 24 numeri – del catalogo corale del Maestro che, accanto ad opere di grande dimensioni sia dal punto di vista delle masse impiegate che dell’impegno richiesto agli artisti, allinea brani come questo di facile approccio, costruiti per essere eseguiti anche da piccoli gruppi amatoriali come sono in genere i cori delle chiese. Costruito su una struttura circolare, il brano si dipana con passo svelto e sicuro sui due temi melodici che ne costituiscono l’ossatura, opportunamente variati nella tonalità. Con questo titolo viene compiuto un altro passo verso la pubblicazione dell’opera completa del Maestro che vede impegnati su questo fronte ormai da 15 anni la Fondazione G. Cini e la casa editrice Schott Music.

 

 

Allegro danzante

Prefazione
Verso la fine dell’Ottocento, dopo il plurisecolare monopolio del melodramma, si assiste in Italia a un rinasimento dell’musica strumentale. Grazie a una generazione di compositori che traghetteranno la cu ltura musicale italiana dall’arretrato isolamento in cui era man mano caduta a un pieno inserimento nel consueto europeo, con una peculiarità di intendimenti e felicita di realizzazioni che hanno fatto parlare, come in passato, di scuola italiana o, almeno di maniera italiana di intendere la musica nella modernità, le cui ramificazioni e influssi continuato in certo modo ancor oggi.

Un saggio dell’inventiva e della verve di Rota si ha anche nel breve Allegro danzante scritto nel 1977 durante un soggiorno estivo a Fiuggi, foglio d’album tripartito in cui ritroviamo appieno la personalità dell’Autore e il suo infallibile senso dell’armonia e dei cromatismi.

Il brano è qui pubblicato per la prima volta e il manoscritto si trova presso l’archivio Rota della Fondazione Cini di Venezia.
Gabriele Rota

Valzer

[Valse] lento molto cantabile, un poco liberamente
Pianoforte
1945
Dedica: Alla gentile Signora Giovanna Albano Sottomano per omaggio cordiale di Nino Rota. Bari 12/7/1945

Nel limitato numero di opere del catalogo rotiano consacrate al solo pianoforte, questo Valzer è l’esempio di come anche un tipico brano di occasione – si trattava di un regalo per una amica pugliese – sia stato per il Maestro un modo di esercitare quel sapiente artigianato unito ad una vena immediata e accattivante tipica delle sue pagine migliori. Recuperato il testo originale con la revisione di Adriano Cirillo, il Valzer è oggi disponibile grazie a questa pubblicazione