Ricordi, Milano Archives - Fondazione Giorgio Cini

12 sonate per violino e basso, Opera II

Antonio Vivaldi

12 sonate per violino e basso, Opera II

Edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli

“Edizione critica delle Opere di Antonio Vivaldi”

Ricordi, Milano, 2014

La seconda raccolta a stampa di Vivaldi e fondamentale per capire il salto dall’artigianato provinciale alla fama europea spiccato dal compositore sul finire della prima decade del secolo XVIII. L’edizione affronta e scioglie i nodi della datazione esatta, della committenza e del contesto veneziano. Dall’analisi delle diverse tecniche di stampa –a caratteri mobili e calcografica –e dal confronto delle fonti viene ricostruito il contesto in cui l’opera vide la luce e quali furono i suoi reali aspetti innovativi; l’edizione fa il punto sulla ricezione dell’opera, elencando il vasto stuolo di compositori che dall’Opera II attinsero o rubarono idee e soluzioni musicali, testimonianza di una diffusione e un’influenza assai profonda. L’Opera II di Vivaldi, a lungo e ingiustamente trascurata dai critici e dagli esecutori, può considerarsi il manifesto del nuovo linguaggio musicale vivaldiano applicato alla musica da camera, preparato quasi contemporaneamente a quell’altro grande manifesto del nuovo concerto solistico che sarebbe uscito di li a poco con la raccolta de L’estro armonico.

Concerto, RV 817

Antonio Vivaldi

Concerto, RV 817

Edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli

“Edizione critica delle Opere di Antonio Vivaldi”

Ricordi, Milano, 2014

Fra le nuove, numerose scoperte vivaldiane degli ultimi anni, non figurano soltanto opere del tutto sconosciute in precedenza: vi si trovano anche lavori che erano stati gia osservati e, per vari motivi, messi da parte. E il caso del concerto per violino RV 817, giunto a noi per mezzo d’una copia priva del nome d’autore. Un suo riesame alla luce del sistema delle ≪concordanze musicali≫ – la grande mappa dei riutilizzi tematici vivaldiani –ha consentito d’attribuirlo senza piu dubbi a Vivaldi e riconoscerlo come uno dei concerti virtuosistici della sua piena maturita. Destinato all’allievo e divulgatore Georg Pisendel, il concerto riflette la predilezione per le doppie corde e per l’esplorazione del registro sovracuto, che accomuna i lavori a lui indirizzati. Con questo ventiduesimo concerto in La maggiore per violino, un’altra preziosa tessera si aggiunge al mosaico del catalogo vivaldiano.

 

Tito Manlio, RV 738

Antonio Vivaldi

Tito Manlio, RV 738

Riduzione per canto e pianoforte

“Edizione critica delle Opere di Antonio Vivaldi”

Ricordi, Milano, 2014

Tito Manlio di Antonio Vivaldi fu rappresentato a Mantova, nell’inverno del 1719, come seconda opera della stagione carnevalesca patrocinata dal governatore della citta per conto della corona asburgica, Filippo d’Assia Darmstadt. Per l’occasione Vivaldi rispolvero un vecchio libretto di Matteo Noris, incentrato su un episodio della storia romana narrato dallo storico padovano Tito Livio. L’intonazione vivaldiana e concepita come uno sfarzoso omaggio nuziale, dal momento che l’opera avrebbe dovuto accompagnare i festeggiamenti organizzati in occasione del matrimonio del langravio Filippo con la principessa Eleonora Gonzaga di Guastalla, annunciato solo poche settimane prima di andare in scena. L’ampio studio introduttivo all’edizione critica ricostruisce, anche con l’ausilio di inediti documenti d’archivio, il contesto economico, ideologico e spettacolare mantovano. L’impianto metodologico adottato si basa sul concetto di “opera come fenomeno sociale” proposto dal filologo statunitense Jerome McGann, secondo cui ogni artefatto fa parte di un complesso sistema di produzione e di consumo, in grado di influenzare tanto il momento della creazione quanto quello piu specificatamente recettivo. Questa riduzione per canto e pianoforte, realizzata da Antonio Frige, si basa sull’edizione critica della partitura curata da Alessandro Borin.

 

Gloria, RV 589

Antonio Vivaldi

Gloria, RV 589

Riduzione per canto e pianoforte

“Edizione critica delle Opere di Antonio Vivaldi”

Ricordi, Milano, 2014

Chi non conosce il Gloria di Vivaldi, RV 589, composizione prediletta dei concerti corali fin dal suo revival sotto Alfredo Casella nel 1938? Il suo livello sempre alto d’ispirazione, la sua varietà d’espressione e il suo dinamismo bastano a garantire l’alta reputazione di cui gode sempre. Questo Gloria e quasi paradigmatico di tutto ciò che è rivoluzionario nell’idioma musicale di Vivaldi. Anche se e stato riveduto e ristampato molte volte, tuttavia rimangono in esso ancora alcuni elementi da scoprire. L’Introduzione e le Note critiche di questa edizione per canto e pianoforte, basata strettamente sull’Edizione critica pubblicata nel 2002, gettano luce sull’origine complessa, e ancora non del tutto chiara, di questo capolavoro.

Antonio Vivaldi L’estro armonico, Op. III

Edizione critica a cura di Michael Talbot
«Edizione critica delle Opere di Antonio Vivaldi»
Ricordi, Milano, 2013

Questa raccolta, la più emblematica e storicamente significativa di tutte le raccolte di musica strumentale di Antonio Vivaldi date alla stampa – ossia i dodici concerti che decretarono il suo successo nel mondo musicale europeo – appartengono alle composizioni più difficili da preparare per un’edizione moderna a causa del complesso rapporto tra i manoscritti inviati dal compositore ad Amsterdam, oggi perduti, e l’edizione incisa e poi pubblicata nel 1711. Un esame attento evidenzia che l’editore, Estienne Roger, interpretò talvolta male il testo di Vivaldi, oppure decise di modificarlo, in particolare con l’aggiunta di numeri supplementari per il basso. Questo emerge più chiaramente da un confronto tra le versioni manoscritte primitive di due dei concerti (RV 567 e RV 578a) e le rispettive versioni a stampa. Per la prima volta l’edizione della raccolta include, in appendice, entrambe le versioni primitive. Viene inoltre fornito un apparato critico dettagliato e numerose raccomandazioni da parte del curatore riguardo all’interpretazione e alla prassi esecutiva. Il presente volume è il primo di una collana di edizioni critiche che comprenderà tutte le sonate e tutti i concerti di Vivaldi pubblicati durante la sua vita.

Antonio Vivaldi. Vos invito, barbarae faces. Mottetto per soprano, archi e basso continuo, RV 811

Vos invito, barbarae faces, RV 811, per soprano, archi e basso continuo, è il primo mottetto di Vivaldi scoperto dopo Vos aurae per montes, RV 623, venuto alla luce negli anni Sessanta del secolo appena trascorso. Come quest’ultimo, RV 811 è conservato presso la biblioteca del Sacro Convento di S. Francesco ad Assisi, anche se, a differenza di quello, il manoscritto non reca il nome del compositore. La scoperta è avvenuta grazie a due ricercatori, Valerio Losito e Renato Criscuolo, che durante uno spoglio del fondo musicale di Assisi riconobbero immediatamente l’inconfondibile impronta stilistica vivaldiana del mottetto e lo segnalarono all’Istituto Italiano Antonio Vivaldi. L’origine della composizione è incerta, ma esiste una fondata possibilità che la sua destinazione primaria, analogamente a quella di RV 623, fosse la Basilica del Santo di Padova che, in quanto casa sorella dei Frati Minori, era solita scambiare o prestare la propria musica al Sacro Convento di S. Francesco. Vos invito, barbarae faces è chiaramente una  composizione giovanile (databile attorno al 1715, o anche prima) e presenta una struttura convenzionale modellata secondo la successione Aria–Recitativo–Aria–Alleluia. Si tratta di un’opera nel complesso dotata di un certo fascino, oltre che di una fortunata aggiunta al corpus delle opere vivaldiane giunte sino a noi.

Antonio Vivaldi. Sonata per violino e basso continuo, RV 810

La sonata per violino RV 810 è una delle più recenti scoperte vivaldiane. La sua storia è curiosa: venuta alla luce tra gli anonimi della Biblioteca di Dresda (SLUB), è stata attribuita a Vivaldi perché concordante con la sonata per flauto RV 806, del pari adespota, scoperta poco tempo prima a Berlino ed attribuita a Vivaldi sulla base di numerose concordanze musicali con lavori autentici. La storia di queste due fonti si arricchisce e complica con la scoperta di una sonata-plagio pubblicata verso il 1750 dal violinista veneziano Antonio Pizzolato, che utilizzava gran parte dei materiali della sonata vivaldiana. La presente, prima edizione di RV 810 descrive l’intricata storia di questi ritrovamenti e restituisce al pubblico il testo di una composizione fresca e brillante composta da Vivaldi verso la metà degli anni Dieci del Settecento.

Il Tito. Libretto di Nicolò Beregan, musica di Antonio Cesti

Rappresentato la prima volta durante la stagione del carnevale 1666, presso il teatro veneziano di Santi Giovanni e Paolo, Il Tito di Nicolò Beregan e Antonio Cesti è un’opera spesso citata nella letteratura musicologica degli ultimi quarant’anni, poiché il materiale archivistico a noi pervenuto, oltre a documentare con insolita precisione la genesi della partitura, ha messo in luce molti dettagli di fondamentale importanza per la ricostruzione del sistema produttivo del teatro impresariale nella Venezia del secondo Seicento.
Nonostante l’indubbio rilievo rivestito dal lavoro, frutto della collaborazione tra un librettista ampiamente apprezzato, sebbene non troppo prolifico, e uno dei compositori più in auge dell’epoca, manca a tutt’oggi uno studio approfondito sulle sue fonti letterarie e musicali. È tale lacuna che si prefigge di colmare il nuovo volume della collana «Drammaturgia musicale veneta», dove il facsimile della più antica tra le partiture manoscritte del Tito, conservata presso la Biblioteca Nazionale Marciana, è affiancato da una puntuale edizione critica del libretto e dall’esame comparativo delle altre due fonti musicali a noi pervenute, in modo da ricomporre un quadro il più possibile esaustivo della versione rappresentata a Venezia nel carnevale 1666, di cui nessuna delle partiture esistenti riporta una testimonianza completa.

L’Incoronazione di Poppea

Nella storia del teatro d’opera L’incoronazione di Poppea (Venezia 1643), dramma di Giovan Francesco Busenello e musica attribuita a Claudio Monteverdi, tiene un posto speciale. È infatti il primo melodramma su un soggetto storico: invece di Dafne, Orfeo, Adone, intervengono qui l’imperatore Nerone, l’imperatrice Ottavia, la cortigiana Sabina Poppea, il filosofo Seneca. Un beffardo cinismo pervade il dramma, tratto dagli Annali di Tacito e da una tragedia latina attribuita a Seneca (Octavia): vi si riconosce l’impronta del libertinismo filosofico e morale coltivato nell’Accademia degli Incogniti. La straordinaria vivezza del canto ne esalta l’effetto: mentre l’azione si avvita nel suo criminoso percorso, l’ascoltatore segue le bellezze della musica con crescente costernazione.
Il volume della «Drammaturgia musicale veneta» riproduce la partitura manoscritta conservata a Napoli. Come il manoscritto della Biblioteca Marciana (già riprodotto nel 1938), essa reca l’impronta di molte mani: Francesco Cavalli, forse Benedetto Ferrari, probabilmente un ignoto musicista napoletano. Nel saggio introduttivo, lo storico Gino Benzoni traccia un panorama del tacitismo seicentesco, stoffa di fondo del dramma. Alessandra Chiarelli dipana l’intricata matassa delle fonti musicali e librettistiche. Lorenzo Bianconi offre l’edizione dello «scenario» (1643), del dramma come lo volle pubblicare l’autore (1656), e delle varianti nel libretto napoletano (1651).

Cecchina suonatrice di ghironda

Edizione in facsimile della partitura e edizione del libretto, accompagnati da un saggio di Marco Beghelli

Il XXVIII volume della «Drammaturgia musicale veneta» è dedicato alla farsa per musica Cecchina suonatrice di ghironda di Gaetano Rossi e Pietro Generali (Venezia, Teatro San Moisè, 1810), vale a dire ad uno degli ultimi e fra i più interessanti esempi di quel particolare genere di teatro musicale in un atto che monopolizzò gran parte delle serate veneziane a cavallo fra Sette e Ottocento. L’interesse principale di questo lavoro sta nel soggetto, che porta sulle scene (in forma edulcorata) una delle maggiori piaghe sociali del tempo: l’emigrazione a Parigi di numerosi adolescenti savoiardi attivi come spazzacamini (i maschi) o dediti alla prostituzione (le femmine). Per entrambi, la ghironda divenne presto un riconoscimento sonoro, legato all’ambiente dei mendicanti. Nello specifico, in questa partitura il tentativo di imitare con l’orchestra il sound complesso di una ghironda è all’origine di un virtuosismo compositivo senza eguali, che ricorre a una scrittura musicale davvero sperimentale. Il lungo saggio introduttivo di Marco Beghelli si sofferma con uguale attenzione sugli aspetti stilistici e drammaturgici del libretto e della partitura, osservati rispettivamente alla luce dei tanti soggetti savoiardi e delle tante farse musicali sorti in quegli anni. Meticolosa la lettura del libretto in rapporto alla fonte letteraria di derivazione, nonché della partitura alla luce delle strutture musicali vigenti.