Scripta edizioni, Verona Archives - Fondazione Giorgio Cini

Giuseppe Borsato 1770-1849

Roberto De Feo

Giuseppe Borsato 1770-1849

“Saggi e profili di arte veneta”

Il volume costituisce la prima monografia con catalogo ragionato di Giuseppe Borsato. Pittore da cavalletto, frescante, scenografo, ideatore di arredi e ornatista, Borsato, oltre ad aver immortalato nelle sue tele in chiave canalettiana Venezia e i principali eventi pubblici che la stigmatizzarono negli anni francesi e austriaci– dei quali spesso fu pure regista – si rivelera uno dei principali responsabili della svolta neoclassica che l’ex Dominante assunse dai primissimi anni del XIX secolo, grazie anche agli svariati cicli ad affresco che diresse e realizzo in citta e nel territorio spesso a quattro mani: primo tra tutti quello del neo eretto Palazzo Reale. Unitamente alla decorazione di molti teatri, alle scenografie per il teatro La Fenice, agli oggetti e alla mobilia dei quali forni disegni e incisioni in qualita di direttore della cattedra d’Ornato presso l’Imperial Regia Accademia di Belle Arti, Borsato si rivela forse il piu poliedrico artista veneziano di primo Ottocento.

A Bibliographical Repertory of Italian Private Collections. Volume IV: Paar-Ruzzini

A cura di Chiara Ceschi, con l’assistenza di Daniele D’Anza e Matteo Gardonio

Elizabeth E. Gardner, curator nel “Dipartimento di pittura europea” del Metropolitan Museum di New York, aveva iniziato sin dal 1946 a raccogliere notizie biografiche e bibliografiche sui collezionisti italiani, ponendo particolare attenzione alla storia e alla provenienza dei dipinti di proprietà del Metropolitan. L’archivio che si andava formando – tuttora unico nel suo genere e costituito nel 1973 da quasi 10.000 voci relative alle
collezioni italiane – si rivelò di fondamentale importanza per le ricerche confluite nella serie dei cataloghi a stampa del Museo.
L’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, cui l’autrice ha affidato le schede originali manoscritte con l’intento di creare un nuovo strumento di ricerca per gli studiosi del collezionismo italiano, dopo la scomparsa di Elizabeth E. Gardner ha fatto proprio il progetto e si è fatto promotore della pubblicazione a stampa. Le voci sono state aggiornate ed organizzate in forma di dizionario bio-bibliografico, formando così un repertorio dei collezionisti di opere d’arte presenti in Italia dal Quattrocento ai giorni nostri come venivano registrati dalle fonti letterarie principali, nei documenti d’archivio, nei cataloghi di mostre, di musei e di vendite. Ogni volume è corredato dalla Bibliografia e dagli Indici degli artisti e dei personaggi citati.

Dentro l’urne confortate di pianto. Antonio Canova e il Monumento funerario di Maria Cristina d’Austria

Si pubblica qui il testo della conferenza tenuta il 26 febbraio 2003 al Piccolo Teatro di Milano su invito del FAI.

«È un nuovo genere di bellezza in scultura» osservava Dominique Vivant Denon dopo aver visto il monumento nel 1809, emozionatissimo: «È la prima volta che un marmo mi ha commosso fino alle lacrime». Siamo sulla medesima lunghezza d’onda dei Sepolcri foscoliani: «All’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto». Ardita è l’ideazione di quel rettangolo nero, al quale s’appressa per prima una giovinetta, segno dell’ineluttabilità del destino: occorre arrivare forse ai tagli sulla tela di Lucio Fontana per trovare qualcosa di analogo e di altrettanto originale. È quella presenza che dà significato al tutto, che giustifica quella componente patetica, quel parlare al ‘cuore’, come già i contemporanei rilevavano. Neoclassico? Romantico? Etichette inadeguate. Il Monumento funerario di Maria Cristina d’Austria, il capolavoro di Antonio Canova eseguito fra il 1798 e il 1805, si rivela passaggio imprescindibile della scultura moderna, tanto da poterlo considerare incunabolo dell’età contemporanea nelle arti figurative, al pari delle creazioni dell’ultimo Mozart e del Beethoven dell’Eroica in campo musicale.