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Qwalala di Pae White

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

Pae White, “Qwalala”, LE STANZE DEL VETRO, Venezia 2017, Ph. Enrico Fiorese

Qwalala di Pae White

 Una nuova scultura “site-specific” dell’artista americana Pae White, commissionata da LE STANZE DEL VETRO sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia in concomitanza con la 57a Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

 Il 12 maggio 2017, in concomitanza con la 57a Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la nuova monumentale scultura dell’artista americana Pae White, Qwalala, aprirà al pubblico sull’Isola di San Giorgio Maggiore. È la seconda installazione temporanea (dopo Glass Tea House Mondrian di Hiroshi Sugimoto) a essere commissionata da LE STANZE DEL VETRO per il giardino esterno della sede espositiva.

Qwalala è un muro curvo realizzato con dei “lingotti” di vetro che occupa l’intera area di fronte a LE STANZE DEL VETRO, lungo 75 metri e alto di 2.4 metri. Le migliaia di mattoni di vetro impiegati per realizzare Qwalala sono stati colati a mano dall’azienda veneta Poesia Glass Studio. Ciascun mattone è unico, frutto delle conformazioni imprevedibili e variabili proprie del processo di produzione artigianale. Circa la metà dei mattoni è in vetro trasparente mentre i restanti spaziano tra una gamma di 26 colori, risultato di una tecnica per cui ogni mattone contiene un effetto “tempesta”: un turbinio di colori, pur rimanendo trasparente. In questo progetto i singoli mattoni rappresentano i moduli di un caos contenuto. L’artista combina i mattoni per comporre ciò che da lontano sembra un modello pittorico astratto ma che, a un esame più attento, rivela mondi inaspettati di particolari. I tenui blu, verdi, rosa, grigi e marroni della tavolozza sono tratti dai colori utilizzati nell’arte vetraria romana del primo secolo creati dalla presenza di zolfo, rame, manganese e altri metalli e minerali.

Pae White ha studiato le caratteristiche del luogo e i molteplici punti di vista che offre, non solo da terra ma anche dal campanile della Basilica dell’Isola di San Giorgio Maggiore, così come potrebbe apparire su Google Maps, inserito tra la darsena per le barche e il Labirinto di Borges. Ha scelto il percorso del muro tra migliaia di progetti elaborati a computer con un software di randomizzazione creato appositamente per questo scopo. Le due aperture nel muro si ispirano all’essenzialità ingegneristica che l’artista ha osservato durante una recente visita alle rovine Maya in Messico e suggeriscono che, anche nel clima politico di oggi, i muri possono essere trasparenti e permeabili e anche avere il potere di unire le persone piuttosto che dividerle.

Il titolo dell’opera, Qwalala, è un termine coniato dalla tribù di nativi americani Pomo che significa “luogo in cui scende l’acqua” e fa riferimento al corso serpeggiante del fiume Gualala nella California del nord che l’opera vuole richiamare, sia nella sua struttura che nel layout. Il gioco di luce sempre mutevole del muro ricorda il continuo variare del colore e della temperatura delle acque del fiume nel loro percorso verso l’Oceano Pacifico. Inoltre, il nome stesso di “Qwalala”, quando viene pronunciato, evoca l’esperienza viscerale del corpo mentre si sposta lungo il muro e segue le sue curve.

Pae White è da tempo interessata al vetro e al suo potenziale come materiale da costruzione che fonde l’idea di caos e di inafferrabilità con la praticità. I metodi di costruzione e i mattoni utilizzati per Qwalala sono il risultato di una lunga ed esaustiva ricerca sul materiale e sulla sua funzionalità per la costruzione. Apparentemente semplice nella sua forma, il muro è un’impresa di ingegneria complessa, resa possibile grazie all’analisi strutturale e alla progettazione di uno studio di ingegneria leader nel settore, schlaich bergermann partner. Il muro è supportato da una base in acciaio e da uno speciale sigillante strutturale fornito da Dow Corning. Qwalala testimonia l’interesse di Pae White nel combinare materiali comuni con tecnologie all’avanguardia, tradizione artigianale con ingegneria avanzata, e nel ricorrere alla produzione industriale per sfidarne i limiti. Il risultato può essere interpretato sia come scultura evocativa dell’architettura sia come architettura evocativa della scultura.

Il progetto sarà accompagnato da un libro pubblicato da Verlag der Buchhandlung Walther Koenig. Pae White produrrà anche nuove edizioni d’artista in vetro di Murano per LE STANZE DEL VETRO.



Qwalala
di Pae White è la seconda di una serie di commissioni per l’area all’esterno de LE STANZE DEL VETRO sull’isola di San Giorgio a Venezia. Il concetto alla base di queste installazioni temporanee è quello di consentire a un’artista di fama internazionale di lavorare su larga scala e dedicarsi allo spazio tra scultura e architettura. Ciascun progetto sarà presentato nel corso di due anni, durante le Biennali di Arte e Architettura di Venezia, al fine di coinvolgere sia i rispettivi segmenti di pubblico che il pubblico in generale.
LE STANZE DEL VETRO è un’iniziativa congiunta di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung. Qwalala è stata resa possibile grazie al supporto di Pentagram Stiftung, schlaich bergermann partner e Dow Corning in collaborazione con Poesia Glass Studio. Un ringraziamento speciale va a Costruzioni e Restauri G. Salmistrari e a Cattaruzza Millosevich Architetti Associati per aver supervisionato ogni fase della progettazione e costruzione dell’opera.

LE STANZE DEL VETRO organizzano attività didattiche e visite guidate di Qwalala a cura di Artsystem. Tutte le attività didattiche sono gratuite e possono essere prenotate chiamando il numero verde 800 662 477 (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17) o via e-mail: artsystem@artsystem.it.

 


Breve biografia – Pae White

Pae White (n. 1963) è un’artista americana attiva a Los Angeles, California. Lavorando con diversi mezzi espressivi si dedica a una tecnica che sposa scultura, installazioni e pittura così come architettura, arredamento e grafica. Le installazioni architettoniche su larga scala di Pae White spesso si integrano perfettamente con il luogo in cui vengono realizzate. La sua tecnica è caratterizzata da un uso non convenzionale di materiali come vetro, tessuto, carta, cavi e vinile e dal suo desiderio di creare opere che vanno oltre la gamma delle sue abilità personali invitando artigiani e produttori industriali a contribuire alla realizzazione dei suoi progetti.

Sfruttando le lacune percepite tra arte, artigianato e design, Pae White ha creato un corpus straordinariamente eterogeneo.
La recente personale e le commissioni pubbliche includono Comand-Shift-4, Henry Art Gallery, Seattle (2015), O R L L E G R O, MAK, Vienna (2013), Too much night, again, South London Gallery, Londra (2013), Magic Carpet Ride, Aeroporto di Berlino Brandenburg (2012), Woven Walk, Aeroporto di Los Angeles LAX (2012), Restless Rainbow, The Art Institute of Chicago (2011), Dying Oak/Elephant, Saint Louis Art Museum, Saint Louis (2010), Material Mutters, The Power Plant, Toronto (2010), MetaFoil, sipario per il nuovo teatro dell’opera di Oslo (2008), Lisa Bright and Dark, Scottsdale Museum of Contemporary Art, Scottsdale (2008) e In no particular order, Manchester Art Gallery, Manchester (2006).
Tra le mostre collettive: Le Souffleur, Ludwig Forum für Internationale Kunst, Aachen (2015), Artists and their time, Istanbul Modern, Istanbul (2015), Magnificent Obsessions; The Artist as Collector, Barbican Art Gallery, Londra (2015), Selections from the Grunwald Center and the Hammer Contemporary Art Collection, The Hammer Museum, Los Angeles (2013), Contemplating The Void, Guggenheim Museum, New York (2010), 75a Biennale di Whitney (2010), 53a Biennale di Venezia (2009) e run run, Collins Gallery durante L’Internazionale di Glasgow (2008). Pae White è rappresentata da greengrassi a Londra, kaufmann repetto a Milano e neugerriemschneider a Berlino.