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Mostre
Teste di Fantasia del Settecento Veneziano

La mostra presenta una trentina di originali che costituiscono una eccezionale raccolta di pittura veneta settecentesca, rimasta per tutto l’Ottocento a costituire parato decorativo del Castello dei Visconti di Modrone a Somma Lombardo (Varese) e, in seguito, finita in diaspora. Si tratta di un’antologia di “teste di fantasia” o “teste di carattere” dovute ad autori diversi ma tutti attivi nella capitale della Serenissima, accomunati persino dal formato e dal disegno della cornice. La famiglia committente fece ricorso, per il suo programma intitolato alla “testa di fantasia”, ad artisti contemporanei, diversi per stile e per fama. Il nucleo più consistente è stato recentemente ritrovato, ancora indiviso, in una collezione privata, mentre il resto è stato pazientemente rintracciato in altre ubicazioni, anche museali. Emblematico il caso di uno dei Tiepolo della serie, il Ragazzo con libro del Museum of Art di New Orleans, scorporato dall’insieme all’inizio del Novecento e, fino a ieri, unico titolo noto.
Il puro elenco degli artisti, presenti con una o più opere, basta a suggerire l’importanza storica ed estetica del florilegio: Pietro Bellotti, Sebastiano Ricci, Silvestro Manaigo, Bortolo Litterini, Antonio Pellegrini, Girolamo Brusaferro, Santo Piatti, Nicola Grassi, Francesco Polazzo, Giambattista Piazzetta, Egidio Dall’Oglio, Giuseppe Nogari, Giambattista Pittoni, Gaspare Diziani, Bartolomeo Nazzari, Giambattista Mariotti, Felicita Sartori, Nazario Nazzari, Mattia Bortoloni, Giambattista Tiepolo, Giacomo Ceruti, Pietro Longhi, Giambettino Cignaroli, Francesco Fontebasso, Jacopo Marieschi, Domenico Maggiotto, Giuseppe Angeli, Alessandro Longhi, Giambattista Mengardi, Francesco Maggiotto, Giuseppe De Gobbis, Saverio Dalla Rosa.
Al di là dei loro intrinseci valori estetici e storici, i dipinti in parola offrono l’occasione per fare il punto su un capitolo poco sondato della figurazione settecentesca. Di fatto, trattando di “teste di carattere”, ci si accorge che non sembra esistere ancora una riflessione che ne definisca esaustivamente l’estensione semantica e la parabola storica. Dalla mostra potrà quindi derivare un nuovo contributo alla definizione di ciò che si considera una sottoclasse della cosiddetta pittura di genere, una categoria condannata alla minorità dall’onda lunga della classificazione aristotelica, specificamente riferita al volto umano: come imago di un’età della vita, di un tipo fisionomico, affettivo, sociale o etnico.
Ciò che qui si afferma sullo stato degli studi specifici vale, quantomeno, in relazione all’area veneta e alle sue immediate propaggini. La quale area, se non è identificabile come primigenia fucina della speciale categoria espressiva e iconografica (dalla storia invero remota), ne fu di certo, dopo le importanti manifestazioni in prima età barocca, precoce centro di riqualificazione e di rilancio per il Settecento europeo. Se le premesse tipologiche vanno ricercate soprattutto nell’Olanda e nelle Fiandre del Seicento, bisogna ricordarsi quanto Rembrandt, il maestro della luce e l’insusperabile indagatore di indoli, fosse amato a Venezia nel secolo dei Lumi. Tra i tanti segni al riguardo, vale richiamare che esponenti di spicco della cultura lagunare, quali Anton Maria Zanetti il Vecchio o Joseph Smith, andavano fieri di possedere l’intera serie delle acqueforti dell’olandese, comprendente tanti studi di volti, a campione degli ‘affetti’ e del reagire alla luce. Gli artisti veneziani (Piazzetta in testa) avevano inoltre a disposizione un grande repertorio di ‘historie’ pittoriche cinquecentesche ‘locali’ (di Paolo Veronese, Tiziano, Bassano…) da cui estrapolare teste emblematiche di un carattere o di un ruolo.

Venezia, Palazzo Cini a San Vio
9 settembre – 22 ottobre 2006

Orari:
Tutti i giorni 10.00-13.00 e 15.30-18.30
Chiuso il lunedì

Biglietto:
Intero € 6.50
Ridotto € 5.50 (studenti fino ai 26 anni; over 65; residenti del comune di Venezia; titolari Venice Card)

Contatti:
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