Orientalia Venetiana Archives - Pagina 2 di 2 - Fondazione Giorgio Cini

Facets of Tibetan religious tradition

At a
time when Tibetan religious tradition is all too often observed and
described only through the looking glass of spiritualistic and/or
political ideologies, the Venetian Institute ‘Venezia e l’Oriente” of
the Giorgio Cini Foundation arranged a meeting of some of the most
eminent researchers at international level so that they could discuss
issues of particular significance both to Tibetological research as
well as to Indological and Sinological studies

INDICE

Foreword
Anne Marie Blondeau, La tradition des “textes-trésors” (gter ma) dans le Bouddhisme tibetain: apocriphe ou révélation?

Per Kvaerne, The Bon Religion of Tibet: A Historical Enigma

Ramon N. Prats, “The Tibetan Book of the Dead”: An Aniconic Reading

Pasang Yonteng Arya, Elements of Tibetan Medicine

Anne Chayet, Women and Reincarnation in Tibet: the Case of the Gung ru mkha’ ‘gro ma

Gian Giuseppe Filippi, Some Saiva Features in the Tibetan Iconography of Avalokitesvara

Edward L. Shaughnessy, The Wangjiatai Gui cang: An Alternative to Yijing Divination

Christian Wittern, Style and Fashion in Early Song Chan Yulu

Ulrike Roesler, Not a Mere Imitation. Indian Narratives in a Tibetan Context

Erberto Lo Bue, Chinese Artistic Influence in Tibet from the 11th to the 15th Century

Lars-Erik Nyman, Reincarnation in Tibet. A Politico-Religious Symbiosis Exemplified by a Kham Case Study

Giacomella Orofino, I Centomila Tantra degli Antichi. L’edizione di sDe dge del rNying ma rgyud ‘bum nel fondo Tucci della biblioteca dell’Is.I.A.O

Ester Bianchi, Arapacana-Mañjusri e la scuola dGe lugs pa. Un esempio di sinizzazione tantrica nella Cina contemporanea

Antonio Attisani, Il teatro a ce lha mo: problemi e proposte d’interpretazione

Participants

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La corrispondenza fra Alain Daniélou e René Guénon 1947-1950

Il
volume costituisce un importante contributo alla conoscenza di due
grandi studiosi del Novecento la cui corrispondenza, conservata presso
l’Istituto “Venezia e l’Oriente” della Fondazione Giorgio Cini, tocca
numerosi temi che interessano non solo gli studi tradizionali ma anche
le più ampie relazioni fra Oriente e Occidente. Al centro del volume la
riproduzione fotografica delle 14 lettere e la traduzione italiana
delle stesse.
La Premessa di Alfredo Cadonna, che dà anche conto della ricchezza
dell’archivio Daniélou conservato alla Fondazione, precede una
introduzione di Alessandro Grossato (Alain Daniélou e René Guénon: un
incontro mancato) che ricostriusce il quadro storico e teorico del
carteggio, concentrando l’attenzione su René Guénon; chiude il volume
il saggio di Jean-Louis Gabin (René Guénon et Alain Daniélou, témoins
de la Tradition) in cui l’autore, prende in esame l’opera dei due
corrispondenti facendo proprio il punto di vista che Alain Daniélou
andò assumendo nel lungo periodo di attività successivo alla scomparsa
di Guénon nel 1951

INDICE

Premessa

Alessandro Grossato, Alain Daniélou e René Guénon: un incontro mancato

La corrispondenza: riproduzione fotografica

La riproduzione: traduzione Italiana

Jean-Luis Gabin, René Guénon et Alain Daniélou, témoins de la Tradition

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Chinese Glass

Today
glass is so widely used, it is hard to realise how little known it was
in ancient China. We in the West are inheritors of a long tradition.
The Romans, for example, brought glass vessels and glassmaking to
northern Europe, where glass was later developed for magnificent
stained glass windows in religious and secular buildings. The Chinese,
by contrast, had no indigenous glassmaking tradition, and adopted
foreign techniques only spasmodically. Yet its very rarity makes
Chinese glass all the more ínteresting. Instead of a common place,
glass in China was always something special, an exotic import, a
precious alternative to such materials as jade.This Volume brings
together some of the most recent research on this little studied
subject. The three essays cover three different periods and three
different aspects of glass manufacture and glass use. It is an exciting
moment when extensive excavations have brought to light glass finds in
a range of sites of widely different periods. For the first time, this
material makes it possible to give a detafied account of, at least, the
early phases of glass use from about the fifth century B.C. to the
twelfth century A.D.

INDICE

Preface by Jessica Rawson

Acknowledgements

Introduction

CHINESE GLASS

Cecilia Braghin, Polychrome and Monochrome Glass of the Warring States and Han Periods

An Jiayao, Glass Vessels and Ornaments of the Wei, Jin and Northern and Southern Dynasties Periods

Shen Hsueh-Man, Luxury or Necessity: Glassware in Sarìra Relic Pagodas of the Tang and Northern Song Periods

Chinese Characters

Chinese Summaries

Questo
volume raccoglie alcuni degli studi più aggiornati riguardanti il vetro
in Cina, un argomento poco conosciuto; contiene tre saggi (di Cecilia
Braghin, An Jiayao e Shen Hsueh-man,) che analizzano tre periodi
diversi: gli Stati Combattenti e gli Han (475 a.C.-9 d.C.), i Wei, i
Jin e le Dinastie Settentrionali e Meridionali (386-589 d.C.), i Tang e
i Song Settentrionali (618-1127 d.C.). Questi saggi illustrano le
principali categorie di vetri presenti nei tre periodi e ricostruiscono
alcuni dei contesti sociali e religiosi nei quali tali manufatti
vennero utilizzati

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Central Asia

Il volume accoglie una selezione delle relazioni
più significative presentate nel corso di un Convegno Internazionale
organizzato alcuni anni fa dall’Istituto “Venezia e
l’Oriente” e dalla European Society for Central Asian
Studies. I profondi mutamenti geopolitici e geoeconomici che hanno
interessato e continuano ad interessare quell’area del mondo
e la sua identità culturale, hanno richiesto aggiornamenti
significativi dei singoli contributi, nonché l’integrazione
con alcuni nuovi studi che hanno arricchito le tre sezioni tematiche
dell’opera (“Space and Time in Central Asia History”,
“Redrawing the Lines of Identity”, “Reforms and Representations
of Legitimacy”).

TABLE OF CONTENTS

Foreword
Inaugural address, Giampiero Bellingeri, Rog, Urok,
Orak, Orakul

I. SPACE AND TIME IN CENTRAL ASIAN HISTORY

Saidakbar Saidovich Agzamkhodjaev, Reforming Movement in Central Asia in the beginning of XX Century: New Interpretation and Reevaluation

Jiri Becka, Scholars from Khurasan in Czech Mediaeval Science

Hansje Braam – Marc Vandamme, Systematic Name Management in
Digital Central Asian Textual Resources

Suchandana Chatterje, The Rehabilitation of Heroes in Central
Asia

Paul Geiss, Tribal Commitment and Political Order in Central
Asia. A Reconsideration

Manfred Lorenz, Zur weiteren Entwicklung der tagikischen Sprache

Lars-Erik Nyman, An Oral Re-evaluation of the 20 Century Tibetan
History

Giovanni Pedrini, Nomadik Feudalism of the Steppes

Jadwiga Pstrusinska, Eurasiatic Context of the Old Celtic Cultural
Phenomena: the Case of Torque

Gianroberto Scarcia, Zoroastrian Calendar and its Myth. An
Abstract

Dov Yaroshevski, Contest over the Waqf in the Khorezm Republic,
1920-24

II.REDRAWING THE LINES OF IDENTITY

Mustafa Aydin, Identities in Transition. Nationality, Religion
and Regional Security in Former Soviet Central Asia

Giampaolo R. Capisani, Au sud de la Russie: quelques considérations
géo-economiques à propos des Pays d’Asie Centrale
et du Caucase

M. Cristina Cesaro, Walking a Tightrope: a Quest for Uyghur
Identity

Boris-Mathieu Petric, Renaissance de la communauté de
voisinage dans la ville de Tachkent: retour à la tradition
ou expressíon d’un nouvel imaginaire social?

III. REFORMS AND REPRESENTATIONS OF LEGITIMACY

Rahimjon H. Alimov, Economic Transformation Efficiency in Uzbekistan

Elena Boikova, Modern Political Elites in the Central Asian
States

Guido M. R. Franzinetti, Economic Reform in Uzbekistan and
Central Asia: some Hypotheses

Lilia Moshina, The Policy of Land Reform and Privatization
in Agriculture of Uzbekistan

Sevar Nurmukhamedova, Some Aspects of Economical Reform in
Independent Uzbekistan

Abdulkhalil A. Razzakov, Privatization in Uzbekistan: its Basic
Stages

Riccardo Redaelli, Between Pervasive Tribal Structures and
Alien Patterns of Polity: Afghanistan and the Taliban

Rustem Zhangozha, Newly Independent States in Central Asia
– within the First Decade of Their Independence

Authors

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Gregorio Palamas e oltre

Gli
studi di storia della Chiesa del XX secolo, sorti nella particolare
temperie del dialogo ecumenico e interreligioso culminata nel Concilio
Vaticano II, hanno individuato come una delle cause dello scisma il
progressivo estrangement (per riprendere la felice
espressione di Yves Congar) tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente.
A questo progressivo allontanamento hanno concorso fattori d’ordine
diverso (politico, economico, sociale, ecc.) e i mutamenti di mentalità
e di costume nel frattempo sopraggiunti. Anche le vie della teologia
hanno seguito percorsi differenti, da un lato con la Scolastica e
sopratutto con il Tomismo, dall’altro con il Palamismo.
Proprio
nell’epoca contemporanea, il Palamismo, con le dottrine della
partecipazione alle energie divine e della Trasfigurazione sul monte
Tabor, ha ripreso ad avere una posizione centrale nella teologia e
nella vita ecclesiale e culturale dell’ortodossia, non soltanto in
Grecia e in Russia, ma anche nella diaspora (Francia, Stati Uniti),
influenzando profondamente molti teologi e filosofi.

INDICE
Premessa

Antonio Rigo, Il Monte Athos e la controversia palamitica dal Concilio del 1351 al Tomo Sinodale del 1368 (Giacomo Trikanas, Procoro Cidone e Filoteo Kokkinos). Testi: Il Tomo Sinodale del 1368. II. La professione di fede degli athoniti. III. Il testamento di Giacomo Trikanas.

Ioannis D. Polemis, Nikephoros Blemmydes and Gregorios Palamas

Marie-Hélène Congourdeau, Nicolas Cabasilas et le Palamisme

Martin Hinterberger, Die Affäre um den Mönch Niphon Skorpios und die Messalianismus-Vorwürfe gegen Kallistos I

Brigitte Mondrain, L’ancien empereur Jean VI Cantacuzène et ses copistes

Abbreviazioni e sigle

Indice delle illustrazioni

Indice dei manoscritti citati

Indice dei nomi di persona

Indice degli autori moderni

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La ricerca della perfezione nella recitazione coranica

La
collana “Orientalia Venetiana” dell’Istituto “Venezia e l’Oriente” si
arricchisce di una prima opera di argomento interamente islamico
centrata su un tema che sopratutto in Italia non è mai stato oggetto di
una trattazione organica. Si tratta infatti di un manuale di fonetica
dell’arabo coranico fruibile anche da coloro che poco o nulla conoscono
di tale lingua. Il carattere specificatamente dottrinale e tecnico
della monografia non impedisce che i principi e le applicazioni delle
norme di corretta recitazione e di tradizione la salmodia del testo
sacro siano introdotte dalle necessarie delucidazioni sulle più
elementari particolarità fonetiche dell’arabo. Il lavoro, oltre a
compendiare in maniera originale un gran numero di trattati
tradizionalmente dedicati alla ricerca della “perfezione” (il tajwîd appunto), si avvale di competenze frutto di insegnamenti orali acquisiti sul campo.
L’arricchimento della conoscenza reciproca fra diversi aspetti della
tradizione europea e della tradizione islamica costituisce uno degli
intenti primari della pubblicazione: essa infatti si inserisce nel
nuovo e più ampio programma di “Incontri orientalistici” promossi, con
cadenza semestrale e a partire dall’autunno del 2004, dall’Istituo
“Venezia e l’Oriente” – fra questi “La santità nell’Islam”, in cui si
sono toccati cruciali temi dottrinali e storici della tradizione
islamica sia classica che moderna, con un’attenzione particolare alla
sua presenza sia nel vicino oriente che in Asia centrale e orientale.

INDICE

Premessa

Avvertenza

Ringraziamento

Introduzione

Note di trascrizione

Capitolo I. I suoni ed i luoghi di emissione

Capitolo II. Lettere secondarie

Capitolo III. Le qualità delle lettere

Capitolo IV. Assimilazione ed evidenziazione

Capitolo V. Vocali

Capitolo VI. Vocali ultrabrevi

Capitolo VII. Segni ortografici di modifica dei suoni

Capitolo VIII. Regole della Nûn Sâkina e del Tanwîn

Capitolo IX. Regola della Gunna o nasalizzazione

Capitolo X. Regole delle Lâm

Capitolo XI. Regole dell’enfatizzazione e dell’alleggerimento

Capitolo XII. Regole dell’assimilazione (IDGÀM)

Capitolo XIII. La “scossa” (AL- QÀLQALA)

Capitolo XIV. Le otto parole

Capitolo XV. Regole dell’allungamento: il MADD

Capitolo XVI. Inizio e fine dellla recitazione

Capitolo XVII. Altri segni o parole di indicazione

Capitolo XVIII. Note sulla scrittura del testo “Utmaniano”

Capitolo XIX. ADÀN e IQÀMA

Capitolo XX. Errori nella recitazione

Appendice. AHRUF e recitatori (QURR‘)

Concordanze

Bibliografia

Indice dei termini tecnici

Indice dei nomi

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Power, Beauty and Meaning

Il
volume, articolato nelle due sezioni “Estetica e teorizzazione” e
“Rituale e contemporaneità”, raccoglie otto saggi sulla musica cinese
che condividono un saldo approccio interculturale. Oltre a presentare i
risultati delle loro più recenti ricerche, gli autori tengono anche
conto del vivace dibattito che si tenne a San Giorgio in occasione
della “7th International Conference of the European Foundation for
Chinese Music Research (CHIME)”, organizzata alcuni anni fa in
collaborazione con l’Istituto “Venezia e l’Oriente”.

INDICE

Acknowledgments

Introduction

Luciana Galliano
Musical beauty and meaning from an intercultural perspective

Part 1
Aesthetics and theorization

Lam Ching-Wah
The concept of beauty and virtue in Chinese music in the Song and Ming dynasties

Ulrike Middendorf
Music without emotion: Xi Kang meets Hanslick

Stuart H. Sargent
“Music” in the world of Su Shi (1037-1101): the question of yue

Francois Picard
Sound and meaning: the case of martial pieces

Chan Sau Yan
The meaning of theorization in Cantonese operatic music : a study of music publications of the early twentieth century

Part 2
Ritual and the Contemporary

Francesca Tarocco
Buddhist and Daoist rituals and their musical dimensions

Tsao Penyeh
Fixity and variability in Daoist ritual music: case study of the
shishi ritual (ritual of salvation for the dead) at the Baiyun temple
in Shanghai

Tan Hwee-San
Journey through the underworld: music and meaning in a folk Buddhist ritual for the dead

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