Sguardi Musicali - Fondazione Giorgio Cini
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EVENTI Eventi dicembre 2025 Istituto Musica Comparata

Sguardi Musicali

Rituale di zār. Foto di Kawkab Tawfik (2023)

L’evento è parte della più ampia iniziativa denominata Sguardi Musicali: progetti di etnomusicologia audiovisiva, avviata nel 2018 dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini di Venezia con l’obiettivo di promuovere attività di formazione e sostegno alla produzione nell’ambito dell’etnomusicologia audiovisiva.

L’edizione di quest’anno prevede un incontro di riflessione sulle esperienze di lavoro etnografico sul campo e la proiezione della documentazione audiovisiva frutto delle ricerche svolte, con la presenza dei registi, ricercatori, e curatori della rassegna, a cui seguirà la proiezione in prima assoluta del film realizzato da Kawkab Tawfik con il supporto della Borsa Diego Carpitella (2024-2025). Gli interventi esploreranno culture e tradizioni rituali del Nord-Est dell’Africa e del Medio Oriente, con particolare riferimento al culto di possessione e guarigione denominato zār.

L’evento è organizzato in collaborazione con Università Ca’ Foscari Venezia e CFZ – Cultural Flow Zone.

Programma | h 14:00 — 18:00 
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La tradizione dell’Alto Egitto 

di Giovanni Canova (1978-1982) | film in Super 8, 35 min

già docente all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

La tradizione dell’Alto Egitto (1978–1982) è un raro documentario etnografico che offre un vivido ritratto delle tradizioni quotidiane dell’Egitto meridionale. Girato nel corso di diversi anni da Giovanni Canova, il lavoro ritrae i ritmi della vita rurale nell’Alto Egitto attraverso autentici esempi di canti di lavoro, canti domestici, musica e danze tradizionali. La cinepresa segue i contadini nei campi, le donne nelle loro case e le comunità riunite per le feste, rivelando i profondi legami tra canto, lavoro e religiosità popolare. Gli spettatori hanno anche la possibilità di osservare da vicino il folklore locale e le celebrazioni religiose, dove la musica diventa sia un legame sociale che un’espressione spirituale. Il film non presenta sottotitoli, in modo che chi assiste si concentri sull’immagine. 

Documentazione etnografica di dhikr jahrī maschili ad Andijan, Uzbekistan

di Giovanni De Zorzi (2003) | SD video, 5 min

Università Ca’ Foscari Venezia

Seduta di dhikr jahrī tenutasi nella notte del 22 maggio 2003 ad Andijan (Uzbekistan) nella dimora privata dello shaykh Adil Khan Qāri. Il cerchio (halqah) di dervisci pratica svariati tipi di dhikr vocale (jahrī) che possono fungere da ostinato a poesia di argomento spirituale e, in alcune fasi, da supporto a movimenti fisici (raqs) collettivi.

Documentazione etnografica di zikri femminili a Harar, Etiopia

di Simone Tarsitani (2003) | SD video, 5 min

Durham University, UK

Ziyārah (pellegrinaggio) alla sede distaccata del santuario Qurrabe Limay nella notte del 10 febbraio 2003. Un gruppo di donne canta e danza zikri, in parallelo ad un rituale di mawlūd (celebrato da soli uomini) in occasione della festività di Arafa a Harar, Etiopia. In due momenti del video è possibile osservare lo stato alterato di coscienza di una delle partecipanti alla danza. 

Il Mingis: un culto di possessione somalo 

di Francesco Giannattasio (1982) | film in Super 8, 16 min

già docente all’Università di Roma “Sapienza”

Questo filmato è stato realizzato a partire dai materiali di documentazione audiovisiva raccolti nei giorni 11 e 18 marzo 1982 nel quadro di un progetto di ricerca nell’allora Repubblica Democratica Somala finanziato dall’Istituto di Psicologia del CNR e condotto da Raffaello Misiti, Francesco Antinucci, Alberto Antoniotto, Piero Coppo e lo stesso Giannattasio. Il video presenta i momenti salienti di un rituale, spiegato dalla voce di Jama Valedi intervistato da Piero Coppo. Jama Valedi è uno degli officianti che in Somalia presiedono al culto di possessione chiamato mingis (pronuncia “minghis”), variante dello zār (in somalo saar) praticato in diverse regioni dell’Africa Orientale musulmana e cristiana. Le pratiche del culto inducono stati di trance accompagnati da musica e danze che hanno per fine la guarigione di malattie che si credono causate dalla possessione degli spiriti detti mingis

Documentazione etnografica dello zār 

di Giovanni Canova (1978) | audio e fotografie, 5 min

già docente all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” 

Le fotografie documentano una seduta di zār a Luxor del 24 maggio 1978, condotta da al-Sayyidah al-Nubiyyah, una donna anziana che scandiva il canto con un tar (grande tamburo a cornice), mentre altre due donne la accompagnavano con una duḥullah (tamburo tubolare a calice di terracotta) e un riqq (tamburello con sonagli). Le registrazioni audio documentano una successiva seduta di zār organizzata in un’abitazione privata.

ANTEPRIMA

Disappearing Zār: Salīlah the Spirit of the Water

di Kawkab Tawfik (Borsa Diego Carpitella, 2025), 60 min

Institut Français d’Archéologie Orientale du Caire (IFAO)

Radicato nelle antiche tradizioni dell’Africa nord-orientale, lo zār è un rituale di possessione spirituale e terapia coreutica che da tempo funge da strumento di guarigione e liberazione emotiva. In Egitto, tuttavia, negli ultimi cinquant’anni questa pratica ha subito una crescente stigmatizzazione e repressione, che ha spinto le comunità che la attuano ai margini della società e minacciato la sopravvivenza stessa del rituale.

Attraverso una combinazione di interviste intime e filmati d’archivio, il film presenta lo zār nelle sue caratteristiche essenziali, esplorando al contempo i temi dell’emarginazione sociale e di genere all’interno di questo mondo spirituale in via di estinzione.

Al centro della narrazione c’è Samāḥ, una donna oppressa dal peso della possessione. Tormentata da voci e visioni persistenti, si rivolge a una kūdya, una sacerdotessa zār, che le prescrive un rituale dedicato a Salīlah, lo spirito delle acque. Anche la madre di Samāḥ, devota seguace dello zār, era posseduta da Salila e celebrava cerimonie annuali per placare l’ira dello spirito, finché un giorno lei e cinque parenti annegarono misteriosamente nel Nilo. Da allora, Samāḥ non ha mai trovato il coraggio di celebrare un altro zār. Ora, mentre la possessione si fa più forte e comincia ad affliggere le sue due figlie, cerca aiuto da Muḥammad, uno degli ultimi musicisti zār che ancora celebrano rituali in Egitto. Convinto che non ci sia tempo da perdere, Muḥammad insiste che la cerimonia debba svolgersi sulle acque del Nilo.

Mentre i preparativi procedono – tra i vivaci mercati di Bāb Zuwālah, la raccolta di oggetti sacri e la selezione degli animali da sacrificare – il film segue il percorso della comunità verso il rituale. Sul fiume, al ritmo ipnotico dei canti a Salīlah intonati da Muḥammad e dagli altri musicisti, Samāḥ inizia a danzare: la danza della possessione, una trance che la lega ancora una volta allo spirito e all’eredità delle generazioni di donne che l’hanno preceduta.

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Rituale di zār. Foto di Kawkab Tawfik (2023)

Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati

DIRETTORE
Giovanni Giuriati