Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia – Pagina 29 – Fondazione Giorgio Cini

La Galleria di Palazzo Cini: Dipinti, sculture, oggetti d’arte

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
Fondazione Giorgio Cini, sala Barbantini
29 maggio 2017, ore 17

Il catalogo, edito da Marsilio e realizzato con il fondamentale contributo della Regione del Veneto, prosegue la serie dei volumi dedicati alle collezioni d’arte della Fondazione Giorgio Cini, frutto di un impegno catalografico e di ricerca che in tempi recenti ha conosciuto una forte accelerazione e che si pone l’obiettivo primario, in armonia con gli orientamenti culturali e metodologici dell’Istituto di Storia dell’Arte e con valori statutari della Fondazione, della valorizzazione costante del proprio patrimonio storico-artistico.
Il volume sarà presentato da Mauro Natale, Professore onorario presso l’Università di Ginevra.
Partecipa il direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte: Luca Massimo Barbero

Per informazioni:
Istituto di Storia dell’Arte
tel.: +39 041 2710217
arte@cini.it
www.cini.it

The Populist Upsurge and the Decline of Diversity Capital

Il trend illiberale nel mondo. Fino a dove?

I seminari di Reset-Dialogues da Istanbul a Venezia

8 – 10 giugno 2017 – Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore
The Populist Upsurge and the Decline of Diversity Capital

Reset-DoC Seminars 

L’Associazione Internazionale Reset-Dialogues on Civilisations inaugura a Venezia l’edizione 2017 di Reset-DoC Seminars, i dialoghi filosofici Est-Ovest svoltisi per un decennio a Istanbul.

L’incontro internazionale si terrà dall’8 al 10 giugno alla Fondazione Giorgio Cini – Isola di San Giorgio Maggiore, ed è organizzato in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari, la Fondazione Giorgio Cini e l’università turca Bilgi University. I seminari, che si svolgeranno in lingua inglese, sono gratuiti e aperti a tutti, previa registrazione sul sito resetdoc.org, entro il 31 maggio.

La conferenza sarà preceduta e accompagnata da una Summer school che inizierà il 5 giugno e che permetterà agli studenti di ottenere 6 crediti formativi (tutte le informazioni sul sito di ResetDOC, resetdoc.org).

Titolo di quest’anno “The Upsurge of Populism and the Decline of Diversity Capital”, ovvero la crescita dei populismi che hanno incrinato la solidità di valori quali la diversità, la tolleranza, il pluralismo. Il voto francese ha interrotto una montante marea xenofoba e antieuropeista, ma una tendenza autoritaria si è fatta strada in questi decenni minacciando i fondamenti delle democrazie occidentali. Nuove forme di arroganza, chiusura e polarizzazione nel discorso politico stanno mettendo in discussione il modello plurale della costruzione democratica impensabile senza il pluralismo culturale, la moderazione nei conflitti politici, la capacità di dialogo, la mediazione e il contenimento dei contrasti. Dopo un lungo periodo di globalizzazione economica e di espansione del cosmopolitismo culturale tra le fasce più liberali della popolazione, nella sfera pubblica e nella società, stiamo forse vivendo una fase di declino di quello che possiamo chiamare “capitale di diversità” delle democrazie occidentali? La loro capacità deliberativa è a rischio? Con il fallimento delle Primavere Arabe e l’affermarsi di regimi autoritari che hanno spezzato le speranze di molti e le promesse per un futu­ro democratico e pluralista, con la crisi dei rifugiati e le ondate migratorie che continuano ad investire l’Europa, dopo la Brexit e le elezioni statunitensi, il mondo occidentale invece di aprirsi alla promozione del pluralismo e contribuire a combattere i radicalismi, sta forse tornando a nuove forme di chiusura e di ripiegamento su sé stesso?

Diversi gli autori internazionali chiamati a discutere su questi interrogativi. Alla lezione magistrale di apertura di Michael Sandel (Populism, Nationalism, and the Future of Liberalism) seguiranno gli interventi di Kiku Adatto, Giuliano Amato, Lisa Anderson, Albena Azmanova, Akeel Bilgrami, Murat Borovali, Giancarlo Bosetti, Cemil Boyraz, Michele Bugliesi, Giorgio Cesarale, Lucio Cortella, Hamid Dabashi, Sara De Vido, Alessandro Ferrara, Pasquale Ferrara, Nina zu Fürstenberg, Manlio Graziano, Amr Hamzawi, Volker Kaul, Jonathan Laurence, Tiziana Lippiello, Stephen Macedo, Yves Mény, Lea Nocera, Claus Offe, Nancy Okail, David Rasmussen, Carol Rovane, Adam Adatto Sandel, Luigi Tarca, Roberto Toscano.

È possibile registrarsi a singole sessioni del programma scrivendo a
seminars2017@resetdoc.org


 

 

 

 

 

 

 

 

STORMING UTOPIA – performance teatrale a cura di Oxford University e Pegasus Theatre

Venezia, Fondazione Giorgio Cini
31 maggio 2017 – 18.30

STORMING UTOPIA –  performance teatrale a cura di Oxford University e Pegasus Theatre

Nell’ambito di una collaborazione pluriennale con la Oxford University – TORCH (The Oxford Research Center in the Humanities), mercoledì 31 maggio alle ore 18.30 sull’Isola di San Giorgio Maggiore si terrà Storming Utopia, una performance teatrale a cura di Oxford University e Pegasus Theatre.
Storming Utopia è uno spettacolo teatrale che nasce da un progetto collaborativo tra giovani e adulti della comunità di Oxford. Al centro del progetto c’è una serie di domande che interrogano il nostro rapporto con i luoghi in cui viviamo: che siano città, isole, continenti, o l’intero eco-ambiente. Nello spettacolo, il sogno utopico di Thomas More viene trasportato al ventunesimo secolo e messo in dialogo con avvenimenti e problematiche moderne: Brexit, l’immigrazione, le vite frammentate e sradicate dei profughi di guerre extracomunitari che si trovano in un Europa sull’orlo della frammentazione. Storie vere — come quella di Asefay, scappato dalla guerra in Etiopia negli anni 90 prima in Sudan e poi a Oxford, dove oggi vive e lavora — si intrecciano e si alimentano tra di loro; arricchite dalle parole immortali di Shakespeare, Italo Calvino, ed altri, pongono al pubblico delle problematiche che si possono trattare solo insieme, uniti – perché, come insegnano queste storie, nessun uomo è un’isola.

Dopo essere stato messo in scena a Oxford, Storming Utopia si sposta a Venezia dove le sue storie, le sue tempeste e i suoi protagonisti ‘antichi e moderni’ occuperanno, la sera del 31 maggio, lo Scalone Longhena della Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore.
Lo spettacolo sarà in inglese.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Per informazioni: centrobranca@cini.it

Performance / Talk – Yesterday. Today. Tomorrow. Traceability is Credibility

23.05.17 – 18h30

Performance / Talk diretti da
Bryan Mc Cormack (artista e curatore dell’installazione YESTERDAY. TODAY. TOMORROW.)
e
Henry Bell (Sheffield Hallam University)
con la partecipazione degli allievi della Sheffield Hallam University, UK

Yesterday. Today. Tomorrow. è un lavoro concettuale sui recenti fenomeni migratori dell’artista Bryan Mc Cormack. Nucleo del progetto è la visualizzazione della crisi europea dei rifugiati. In quanto solo i rifugiati possono visualizzare e dare voce alla catastrofe umanitaria da loro vissuta, questo lavoro è stato creato grazie alla partecipazione di centinaia di essi: dopo aver ricevuto fogli di carta e penne colorate, ogni rifugiato è stato invitato a realizzare tre disegni, uno della loro vita passata (Yesterday), uno della loro vita presente (Today) e uno della loro vita come immaginata nel futuro (Tomorrow).

Una performance dal vivo della durata di 70-90 minuti di Yesterday. Today. Tomorrow. andrà in scena sull’Isola di San Giorgio Maggiore.
Curata da Bryan Mc Cormack e Henry Bell, la performance includerà più di 30 studenti del corso di laurea in ‘Performance for Stage and Screen’ della Sheffield Hallam University.
Usando i disegni raccolti come punto di partenza per una performance/dibattito esperienziale, nello stile del teatro immagine di Augusto Boal, i performer lavoreranno con i membri del pubblico al fine di creare dei tableaux umani in risposta ai disegni. Attraverso questo percorso, l’attenzione si sposta verso il modo in cui l’esperienza e le aspirazione del pubblico incontrano l’esperienza e le aspirazioni dei rifugiati.
La performance vuole porsi come stimolo di riflessione attiva sulle esperienze vissute dai creatori dei disegni, non come una opportunità per osservare morbosamente le persone implicate nella crisi umanitaria. Partecipando ad un ulteriore elemento di rintracciabilità delle loro vite, l’obiettivo è permettere alle voci dei rifugiati di essere sentite con dignità.

Ettore Sottsass: il vetro

Ettore Sottsass, Sol e Sirio, 1982 e Alioth e Alcor, 1983, edizione Memphis Srl
© Ettore Sottsass by SIAE 2017

Il simposio internazionale, organizzato in occasione della mostra Ettore Sottsass: il vetro, ha lo scopo di presentare differenti testimonianze legate alle modalità creative dell’architetto, con particolare riguardo alla sua produzione vetraria, per comprendere come questa si sia integrata con il suo concetto di architettura e di design. Il convegno comprende tre momenti distinti: una prima fase strettamente scientifica nella quale architetti, direttori e curatori museali che hanno avuto occasione di lavorare con Sottsass ne daranno una lettura storica, collocando la sua produzione di vetri, ceramiche e gioielli nel più ampio contesto internazionale dell’arte, dell’architettura e della cultura coeva. Una seconda fase sarà invece dedicata alla dimensione più umana e ‘personale’ di Ettore Sottsass: si darà voce a collezionisti, galleristi, committenti e collaboratori che hanno lavorato con lui, diventandone sovente amici stretti. Concluderà l’incontro una discussione aperta ed informale in cui i maestri vetrai – l’opera dei quali è stata spesso evocata da Sottsass come una componente fondamentale del suo lavoro – racconteranno i loro rapporti e la loro cooperazione con il grande artista, testimoniando così il significato che l’esperienza della fornace muranese ha avuto per lui.

Scarica il programma

Un ricordo di Agostino

All’Auditorium “Lo Squero” giovedì 27 aprile si terrà un concerto del Quartetto di Venezia, a favore di Avapo Venezia, in ricordo di Agostino Croff, apprezzato collaboratore della Fondazione Giorgio Cini, ricordiamo tra gli ultimi suoi progetti seguiti, la riconversione dello Squero di San Giorgio nell’attuale Auditorium.


27 aprile ore 18
Auditorium “Lo Squero”
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

Quartetto di Venezia

Wolfgang Amedeus Mozart

Quartetto per archi in si bemolle maggiore, La caccia, K. 458

Ludwig van Beethoven

Quartetto in Mi minore Op. 59 No. 2; Razumowsky


La biglietteria apre un’ora prima dell’inizio del concerto

Ingresso € 18

Scarica locandina

 

Qwalala di Pae White

Una nuova scultura “site-specific” dell’artista americana Pae White, commissionata da LE STANZE DEL VETRO sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia in concomitanza con la 57a Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

Il 12 maggio 2017, in concomitanza con la 57a Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la nuova monumentale scultura dell’artista americana Pae White, Qwalala, aprirà al pubblico sull’Isola di San Giorgio Maggiore. È la seconda installazione temporanea (dopo Glass Tea House Mondrian di Hiroshi Sugimoto) a essere commissionata da LE STANZE DEL VETRO per il giardino esterno della sede espositiva.

Qwalala è un muro curvo realizzato con dei “lingotti” di vetro che occupa l’intera area di fronte a LE STANZE DEL VETRO, lungo 75 metri e alto di 2.4 metri. Le migliaia di mattoni di vetro impiegati per realizzare Qwalala sono stati colati a mano dall’azienda veneta Poesia Glass Studio. Ciascun mattone è unico, frutto delle conformazioni imprevedibili e variabili proprie del processo di produzione artigianale. Circa la metà dei mattoni è in vetro trasparente mentre i restanti spaziano tra una gamma di 26 colori, risultato di una tecnica per cui ogni mattone contiene un effetto “tempesta”: un turbinio di colori, pur rimanendo trasparente. In questo progetto i singoli mattoni rappresentano i moduli di un caos contenuto. L’artista combina i mattoni per comporre ciò che da lontano sembra un modello pittorico astratto ma che, a un esame più attento, rivela mondi inaspettati di particolari. I tenui blu, verdi, rosa, grigi e marroni della tavolozza sono tratti dai colori utilizzati nell’arte vetraria romana del primo secolo creati dalla presenza di zolfo, rame, manganese e altri metalli e minerali.

Pae White ha studiato le caratteristiche del luogo e i molteplici punti di vista che offre, non solo da terra ma anche dal campanile della Basilica dell’Isola di San Giorgio Maggiore, così come potrebbe apparire su Google Maps, inserito tra la darsena per le barche e il Labirinto di Borges. Ha scelto il percorso del muro tra migliaia di progetti elaborati a computer con un software di randomizzazione creato appositamente per questo scopo. Le due aperture nel muro si ispirano all’essenzialità ingegneristica che l’artista ha osservato durante una recente visita alle rovine Maya in Messico e suggeriscono che, anche nel clima politico di oggi, i muri possono essere trasparenti e permeabili e anche avere il potere di unire le persone piuttosto che dividerle.

Il titolo dell’opera, Qwalala, è un termine coniato dalla tribù di nativi americani Pomo che significa “luogo in cui scende l’acqua” e fa riferimento al corso serpeggiante del fiume Gualala nella California del nord che l’opera vuole richiamare, sia nella sua struttura che nel layout. Il gioco di luce sempre mutevole del muro ricorda il continuo variare del colore e della temperatura delle acque del fiume nel loro percorso verso l’Oceano Pacifico. Inoltre, il nome stesso di “Qwalala”, quando viene pronunciato, evoca l’esperienza viscerale del corpo mentre si sposta lungo il muro e segue le sue curve.

Pae White è da tempo interessata al vetro e al suo potenziale come materiale da costruzione che fonde l’idea di caos e di inafferrabilità con la praticità. I metodi di costruzione e i mattoni utilizzati per Qwalala sono il risultato di una lunga ed esaustiva ricerca sul materiale e sulla sua funzionalità per la costruzione. Apparentemente semplice nella sua forma, il muro è un’impresa di ingegneria complessa, resa possibile grazie all’analisi strutturale e alla progettazione di uno studio di ingegneria leader nel settore, schlaich bergermann partner. Il muro è supportato da una base in acciaio e da uno speciale sigillante strutturale fornito da Dow Corning. Qwalala testimonia l’interesse di Pae White nel combinare materiali comuni con tecnologie all’avanguardia, tradizione artigianale con ingegneria avanzata, e nel ricorrere alla produzione industriale per sfidarne i limiti. Il risultato può essere interpretato sia come scultura evocativa dell’architettura sia come architettura evocativa della scultura.

Il progetto sarà accompagnato da un libro pubblicato da Verlag der Buchhandlung Walther Koenig. Pae White produrrà anche nuove edizioni d’artista in vetro di Murano per LE STANZE DEL VETRO.



Qwalala
di Pae White è la seconda di una serie di commissioni per l’area all’esterno de LE STANZE DEL VETRO sull’isola di San Giorgio a Venezia. Il concetto alla base di queste installazioni temporanee è quello di consentire a un’artista di fama internazionale di lavorare su larga scala e dedicarsi allo spazio tra scultura e architettura. Ciascun progetto sarà presentato nel corso di due anni, durante le Biennali di Arte e Architettura di Venezia, al fine di coinvolgere sia i rispettivi segmenti di pubblico che il pubblico in generale.
LE STANZE DEL VETRO è un’iniziativa congiunta di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung. Qwalala è stata resa possibile grazie al supporto di Pentagram Stiftung, schlaich bergermann partner e Dow Corning in collaborazione con Poesia Glass Studio. Un ringraziamento speciale va a Costruzioni e Restauri G. Salmistrari e a Cattaruzza Millosevich Architetti Associati per aver supervisionato ogni fase della progettazione e costruzione dell’opera.

LE STANZE DEL VETRO organizzano attività didattiche e visite guidate di Qwalala a cura di Artsystem. Tutte le attività didattiche sono gratuite e possono essere prenotate chiamando il numero verde 800 662 477 (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17) o via e-mail: artsystem@artsystem.it.


 

Breve biografia – Pae White

Pae White (n. 1963) è un’artista americana attiva a Los Angeles, California. Lavorando con diversi mezzi espressivi si dedica a una tecnica che sposa scultura, installazioni e pittura così come architettura, arredamento e grafica. Le installazioni architettoniche su larga scala di Pae White spesso si integrano perfettamente con il luogo in cui vengono realizzate. La sua tecnica è caratterizzata da un uso non convenzionale di materiali come vetro, tessuto, carta, cavi e vinile e dal suo desiderio di creare opere che vanno oltre la gamma delle sue abilità personali invitando artigiani e produttori industriali a contribuire alla realizzazione dei suoi progetti.

Sfruttando le lacune percepite tra arte, artigianato e design, Pae White ha creato un corpus straordinariamente eterogeneo.
La recente personale e le commissioni pubbliche includono Comand-Shift-4, Henry Art Gallery, Seattle (2015), O R L L E G R O, MAK, Vienna (2013), Too much night, again, South London Gallery, Londra (2013), Magic Carpet Ride, Aeroporto di Berlino Brandenburg (2012), Woven Walk, Aeroporto di Los Angeles LAX (2012), Restless Rainbow, The Art Institute of Chicago (2011), Dying Oak/Elephant, Saint Louis Art Museum, Saint Louis (2010), Material Mutters, The Power Plant, Toronto (2010), MetaFoil, sipario per il nuovo teatro dell’opera di Oslo (2008), Lisa Bright and Dark, Scottsdale Museum of Contemporary Art, Scottsdale (2008) e In no particular order, Manchester Art Gallery, Manchester (2006).
Tra le mostre collettive: Le Souffleur, Ludwig Forum für Internationale Kunst, Aachen (2015), Artists and their time, Istanbul Modern, Istanbul (2015), Magnificent Obsessions; The Artist as Collector, Barbican Art Gallery, Londra (2015), Selections from the Grunwald Center and the Hammer Contemporary Art Collection, The Hammer Museum, Los Angeles (2013), Contemplating The Void, Guggenheim Museum, New York (2010), 75a Biennale di Whitney (2010), 53a Biennale di Venezia (2009) e run run, Collins Gallery durante L’Internazionale di Glasgow (2008). Pae White è rappresentata da greengrassi a Londra, kaufmann repetto a Milano e neugerriemschneider a Berlino.

 

Yesterday/Today/Tomorrow: Traceability is Credibility

Yesterday/Today/Tomorrow: Traceability is Credibility

 L’artista irlandese Bryan Mc Cormack racconta l’odissea dei rifugiati con un’installazione promossa dalla Fondazione Giorgio Cini Evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.


 Yesterday/Today/Tomorrow: Traceability is Credibility è il risultato di un lavoro concettuale sui fenomeni migratori degli ultimi anni dell’artista Bryan Mc Cormack. Cuore del progetto è la visualizzazione della crisi europea dei migranti e l’avvio di un programma di ricerca per la raccolta, conservazione e interpretazione di questi dati visivi. L’artista, trascorrendo più di un anno in decine di campi in tutta Europa, ha lavorato con centinaia di profughi di diverse nazionalità chiedendo loro di realizzare tre disegni distinti con delle penne colorate: uno della vita passata (Yesterday-Ieri), uno della vita presente (Today-Oggi) e uno di come si immaginano la vita futura (Tomorrow-Domani). I disegni così raccolti costituiscono dei “blocchi visivi” che formano il cuore dell’installazione.

Il 23 maggio 2017 avrà luogo, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, una performance, curata dall’artista insieme al Prof. Henry Bell della Sheffield Hallam University. Gli studenti del Prof. Bell, attraverso le tecniche performative del Teatro d’Immagine di Augusto Boal, si muoveranno prendendo ispirazione dai disegni dei rifugiati. Inoltre, in occasione dell’Art Night di Venezia, sabato 17 giugno 2017, Bryan Mc Cormack terrà una conferenza all’Isola di San Giorgio.

Il progetto vuole dare una voce a questi rifugiati anche tramite i social media. Ogni giorno verranno caricate su Facebook, Instagram e Twitter tre immagini dei disegni realizzati dai rifugiati. In questo modo l’artista vuole sensibilizzare il mondo alla crisi dei migranti eliminando le barriere linguistiche e culturali.

Bryan Mc Cormack, nato a Dublino nel 1972, vive e lavora a Parigi. Ha realizzato principalmente opere ‘socialmente e politicamente impegnate’. Ha all’attivo più di trenta esposizioni in gallerie, musei e spazi istituzionali, come il Centre Pompidou e l’Unesco a Parigi, l’Empire Gallery a Londra e il Museo Chopin a Valldemossa. Una sua opera monumentale si trova nel parco di Saint-Cloud a Parigi.

Faurschou Foundation Venice

Andy Warhol e Robert Rauschenberg al Museo Pergamon 1983
© Christopher Makos, 1983, christophermakos.com

Fondazione Faurschou Venezia

Robert Rauschenberg & Andy Warhol
“Us Silkscreeners…”
12.05.17 – 27.08.17

Robert Rauschenberg
Late Series
12.05.17 – 27.08.17

Paul McCarthy
Christian Lemmerz
New Media (Virtual Reality Art)
12.05.17 – 27.08.17

In concomitanza con la 57° Biennale di Venezia 2017, la Fondazione Faurschou è lieta di presentare presso la Fondazione Giorgio Cini tre mostre di importanza storica e artistica: “Us Silkscreeners…”, Late Series e New Media (Virtual Reality Art).

“Us Silkscreeners…” e Late Series offrono ai visitatori un prezioso scorcio su alcune delle opere d’arte più forti di Rauschenberg nonché su alcuni dei momenti decisivi della sua carriera.

“Us Silkscreeners…”

La mostra Us Silkscreeners… assume come punto di partenza i primissimi dipinti serigrafati da Rauschenberg e Warhol, ovvero rispettivamente Renascence e la serie Dollar Bills, entrambi terminati nel 1962. Nella primavera dello stesso anno l’incontro tra i due artisti segnò l’inizio di un nuovo orientamento nella tecnica del trasferimento delle immagini fotografiche che, non solo ebbe delle forti ripercussioni nella carriera dell’artista ma avrebbe influenzato anche la scena artistica nel suo complesso, così forgiando l’eredità di Rauschenberg e Warhol. Nonostante utilizzassero le serigrafie in modi diversi, nel 1962 entrambi gli artisti condivisero un punto di partenza comune. Dopo più di cinque decenni dall’assegnazione del Gran Premio a Rauschenberg nel 1964 per la sua attività rivoluzionaria, la Fondazione Faurschou è lieta di riportare Rauschenberg a Venezia – questa volta non solo con le sue serigrafie ma incentrando l’attenzione sulle serie tarde dell’artista.

Per la mostra verrà anche allestita una sala studio con film, libri e ulteriori informazioni sui due artisti, sulle serigrafie e sul loro incontro del 1962. La Fondazione Faurschou realizzerà inoltre un ricco catalogo completo di testi e illustrazioni che narreranno l’intera storia delle prime serigrafie di Rauschenberg e Warhol per l’arte contemporanea.

Late Series

La mostra, partendo dalla storia delle primissime serigrafie dell’arte contemporanea, presenta due opere appartenenti ad alcune delle serie tarde più importanti di Rauschenberg, tra cui Borealis, Urban Bourbon, Scenarios e la sua ultima: Runts. Il fil rouge comune a tutte le serie è il trasferimento dell’immagine, tecnica che l’artista iniziò a utilizzare nel 1962 e da allora sviluppò e raffinò in modi diversi.

Robert Rauschenberg è stato uno degli artisti più influenti del suo tempo, e lo è ancora. Si approcciava all’arte in modo eclettico ricorrendo all’uso di molteplici immagini, materiali e fotografie trasferite o scolpite su tela impiegando una vasta gamma di tecniche. Nella sua arte e attività creativa Rauschenberg voleva creare un riflesso del mondo che lo circondava. Molte delle sue ultime opere sono il risultato dell’esplorazione ininterrotta dei metodi di trasferimento delle immagini e della sua attitudine aperta verso il mondo.

New Media (Virtual Reality Art)

In contemporanea la Fondazione Faurschou presenta le opere new media degli artisti di fama internazionale Paul McCarthy e Christian Lemmerz. La realtà virtuale è entrata con successo nel mercato globale ad un ritmo insolitamente accelerato. Nel mondo dell’arte questo mezzo è a un punto di svolta nella creazione e fruizione dell’arte. Khora Contemporary, una piattaforma dedicata esclusivamente all’arte virtuale (VR), creata come ponte tra gli artisti e gli sviluppatori della realtà virtuale, ha visto la collaborazione di Paul McCarthy e Christian Lemmerz, i precursori in questo campo, per la produzione di nuove stupefacenti opere new media. La Fondazione Faurschou invita il visitatore a immergersi in nuovi scenari in cui le sfere fisica e psicologica si sovrappongono.

Fondazione Faurschou

La Fondazione Faurschou ospita una collezione di arte contemporanea e offre un programma dinamico presso sue sale nel porto industriale di Copenaghen e nel distretto dell’arte di Pechino, 798. La Fondazione continua a sviluppare e ampliare la sua collezione, utilizzando il proprio programma per rispondere ai fabbisogni artistici e offrire ai visitatori accesso alle opere di alcuni degli artisti più acclamanti del mondo. A partire dalla sua apertura nel 2012 la Fondazione Faurschou ha presentato le personali di molti dei maggiori artisti contemporanei e personalità storiche chiave tra cui Yoko Ono, Peter Doig, Ai Weiwei, Cai Guo-Qiang, Louis Bourgeois, Shirin Neshat, Gabriel Orozco, Danh Vo e Bill Viola.

Robert Rauschenberg

Robert Rauschenberg fu la personalità trainante dell’arte contemporanea per circa sessant’anni, creando un patrimonio artistico completo di dipinti, fotografie, sculture, performance e incisioni, e lavorando nel modo più multiforme in assoluto rispetto agli altri artisti del suo tempo. Per Rauschenberg la pittura comportava non solo l’uso del pennello ma anche l’utilizzo di serigrafia, collage, trasferimento e stampa sulla più vasta gamma di materiali: tela, tavola e tessuto fino a lamiera, Plexiglas, gesso e carta. È stato definito il precursore di virtualmente qualsiasi movimento artistico americano post bellico dopo l’Espressionismo astratto anche se rimase profondamente indipendente da qualsiasi particolare affiliazione nel corso della sua vita multiforme.

Andy Warhol

L’artista americano della pop-art Andy Warhol, tanto famoso per le sue battute quanto per la sua arte, ha dato vita ad alcune delle immagini più iconiche del XX secolo. Tra le sue massime rientrano “con l’arte ti puoi permettere tutto”[1] e “in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”. Warhol attinse molto dalla cultura popolare e dai soggetti ordinari, creando opere come 32 Campbell’s Soup Cans (1962), sculture a forma di scatola della saponetta Brillo, e ritratti di Marilyn Monroe utilizzando la tecnica dell’incisione serigrafata per ottenere i suoi caratteristici bordi marcati e aree piatte di colore. Noto per il suo culto della celebrità, il Factory studio (un melting pot radicale, sociale e creativo) e film d’avanguardia come Chelsea Girls (1966), Warhol fu anche il mentore di artisti come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. La sua sensibilità pop è ora un costume comune, ripreso da alcuni dei maggiori artisti contemporanei come Richard Prince, Takashi Murakami e Jeff Koons, tra innumerevoli altri.

 

Per informazioni: Katrine Winther, Fondazione Faurschou
katrine@faurschou.com / +45 33 91 41 31

 Contatti per la stampa: Claire Walsh, Brunswick Arts
Faurschaufoundation@brunswickgroup.com / +44 (0) 7980 727 296

Facebook: Faurschou.Foundation    Instagram: @faurschou_foundation

[1] Traduzione libera

La Fondazione Giorgio Cini presenta i propri Archivi Digitali

La Fondazione Giorgio Cini presenta i propri Archivi Digitali, un tesoro documentale di inestimabile valore culturale che raccoglie più di 90 fondi, tra cui Nino Rota, Carlo Cardazzo e Eleonora Duse, con oltre 5 milioni di documenti, fotografie e libri. Per valorizzare e conservare adeguatamente tale materiale, per renderlo pienamente fruibile alla comunità degli studiosi e ricercatori, si è costituito un archivio digitale basato sulla piattaforma open source e open data xDams, dedicata alla schedatura analitica, descrizione e gestione di diverse tipologie di materiali e informazioni, allegati digitali, immagini, audiovisivi, file pdf e così via.

mercoledì 19 aprile 2017, ore 11.00
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, Sala Barbantini

Parteciperanno:

Pasquale Gagliardi, Segretario Generale della Fondazione Giorgio Cini

Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte

Gino Benzoni, Direttore dell’Istituto per la Storia della Società e dello Stato Veneziano

Maria Ida Biggi, Direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma

Gianmario Borio, Direttore dell’Istituto per la Musica

Francesco Fanna, Direttore dell’Istituto Italiano Antonio Vivaldi

– Andrea Barbon, Responsabile dei Sistemi Informativi della Fondazione Giorgio Cini