Marsilio Editori, Venezia Archives - Pagina 2 di 7 - Fondazione Giorgio Cini

Scultura nei giardini delle ville venete. Il territorio vicentino

Il volume – promosso dalla Fondazione Giorgio Cini e dall’Istituto Regionale per le Ville Venete con il sostegno della Fondazione Giuseppe Roi – illustra, attraverso un denso saggio introduttivo a cui segue l’esame di quasi un centinaio di cicli scultorei, uno dei capitoli più ricchi e interessanti ma meno indagati
dell’arte veneta: la statuaria da giardino, un genere che trova nel territorio di Vicenza un punto di partenza quasi obbligato poiché soprattutto in quest’area si realizzò l’età d’oro della villa veneta. Qui, inoltre, si trovano le cave delle pietre calcaree con cui venne realizzata la stragrande maggioranza delle opere; e qui, infine, operarono con continuità alcuni degli scultori italiani più importanti, come gli Albanese e, soprattutto, i Marinali. Artisti che, insieme ad altre personalità, anche meno note, emerse dalla ricerca, hanno saputo dar vita ad una ‘galleria’ di straordinaria consistenza quantitativa ed estetica.
La statuaria da giardino ricopre, infatti, un ruolo nient’affatto secondario poiché costituisce quel necessario complemento di Natura manipolata finalizzato al pieno godimento del ‘gentilhuomo’, che contribuisce in modo sostanziale a definire l’inconfondibile organismo spaziale della villa veneta in cui sempre convivono coerenza funzionale e alta qualità estetica. In tale contesto le statue ricoprono il ruolo di ‘semiofori’ capaci d’intrattenere ancora oggi con l’osservatore avveduto un fitto e fruttuoso dialogo. Esse rivelano con una stupefacente ricchezza di esiti formali e di soggetti – al pari degli affreschi che decorano gli interni della villa – i messaggi più diversificati, veicolando la volontà di rappresentazione del privilegio e del rango dei committenti, come pure le vicende concrete della loro vita e i loro interessi culturali, e incarnando la nostalgia per un Eden perduto, fuori dal tempo, come pure l’ideologia del momento. Un patrimonio unico,  purtroppo sempre più gravemente minacciato dalle ingiurie del tempo se non dall’incuria colpevole dell’uomo, che è stato oggetto di una ricerca pluriennale condotta dall’Istituto finalizzata alla realizzazione di un catalogo completo delle opere: l’Atlante della statuaria veneta da giardino consultabile online attraverso i siti della Fondazione Giorgio Cini e dell’Istituto Regionale per le Ville Venete.

Donato Creti

Il volume prende in esame il ricco corpus di disegni di Donato Creti (1671-1749) presente all’interno della raccolta Certani conservata presso la Fondazione Giorgio Cini. Cremonese di nascita e bolognese fi n dal terzo anno di vita, Donato Creti si distinse per una lunga e operosa carriera di pittore, frescante e, soprattutto, disegnatore. Infatti, a partire proprio dalle parole dei suoi biografi , Creti venne elogiato per la sua straordinaria bravura nei disegni; al punto che i suoi fogli furono collezionati in tutta Europa e si trovano oggi nelle più importanti raccolte del vecchio come del nuovo continente. I disegni della Fondazione Giorgio Cini studiati in questo volume sono più di ottanta, di cui cinquantasette riconosciuti come autografi . Il volume è corredato da quaranta illustrazioni di confronto e numerose sono le novità e gli inediti, a cominciare da molti versi, pubblicati qui per la prima volta, di fogli anche già noti.

Gli affreschi nelle ville venete.

Nel Settecento viene a prevalere, nella civiltà veneta di villa,l’aspetto di svago e di autoreferenza sociale piuttosto che l’utilizzo degli edifici per finalità economiche, com’è rispecchiato, in modo inarrivabile, nelle goldoniane Smanie per la villeggiatura. È una corsa continua all’abbellimento degli interni che coinvolge famiglie d’antica nobiltà e nuovi ricchi, senza eccezioni, con il risultato di una
fioritura tale di capolavori che fa del Settecento il “secolo d’oro” della decorazione nelle ville venete. Più di dieci i complessi affrescati da Giambattista Tiepolo: da Massanzago a Stra è un percorso trionfale senza riscontri nella civiltà figurativa europea. Come satelliti intorno a quel pianeta, altri pittori di valore – Antonio Pellegrini, Sebastiano Ricci, Louis Dorigny, Giambattista Pittoni, Antonio Balestra, Giambattista Crosato, Giandomenico Tiepolo, e ancora Andrea Celesti, Girolamo Brusaferro, Mattia Bortoloni, Gaspare Diziani,
Giambettino Cignaroli, Jacopo Guarana, Costantino Cedini, Andrea Urbani, Marco Marcola, Giuseppe Bernardino Bison, Fabio e Giambattista Canal, i quadraturisti Girolamo Mengozzi Colonna, Filippo Maccari e Pietro Visconti – hanno lasciato in villa esempi mirabili della creatività del
secolo. Dall’ultimo barocco al rococò, al neoclassico, gli interventi pittorici scandiscono, decennio dopo decennio, tutto il secolo, con un finale imprevisto: gli affreschi di Giandomenico Tiepolo nella sua casa di Zianigo, con le disincantate scene di vita contemporanea e l’epopea parodistica dei Pulcinella. È proprio grazie al Settecento pittorico in villa che la civiltà veneziana e veneta è entrata nel “mito”: basti
ricordare solo l’impresa di Giambattista e Giandomenico Tiepolo alla Valmarana, in cui, come le facce di una medaglia, stile “sublime” e stile “naturale” – per usare parole di Goethe – occano vertici ineguagliati. La monumentale opera in due tomi, con quasi duemila illustrazioni e i testi delle oltre duecento schede, rappresenta un indispensabile strumento nel campo degli studi e, insieme, della conservazione di un patrimonio unico in Europa.

Ma Pupa, Henriette.

Il volume contiene le lettere che Eleonora Duse ha inviato alla figlia Enrichetta Marchetti, poi signora Bullough, dal 1892 all’aprile 1924, anno della sua morte negli Stati Uniti.
Questa corrispondenza, costituita da 452 lettere, biglietti, cartoline e telegrammi, è conservata tra le carte Duse della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, proveniente dal dono della nipote dell’attrice, Eleonora Ilaria Bullough, Sister Mary Mark. Si tratta, in parte, di documenti originali e, in parte, di trascrizioni che la figlia ha effettuato su piccoli carnet, i cosiddetti ‘Quaderni di Enrichetta’.
La pubblicazione di questo materiale, per la prima volta sistemato ed ordinato cronologicamente, costituisce una fonte originalissima e inedita per conoscere la figura dell’attrice come artista e madre, per vivere direttamente la sua prima e unica esperienza nel mondo del cinema muto, per seguire le difficoltà vissute durante gli anni della Grande Guerra. L’ultima parte del volume testimonia le problematiche relative al suo ritorno sulle scene teatrali nel 1921, fino all’ultima tragica tournée negli Stati Uniti. Basta scorrere l’indice dei nomi per rendersi conto della vastità dei significativi rapporti di stima e amicizia che l’attrice intratteneva con personalità dell’arte e della cultura europea e americana, tra la fine dell’Ottocento e i primi Novecento: Arrigo Boito, Giuseppe Primoli, Alexandre Dumas fils, Giuseppe Giacosa Giovanni Verga, Luigi Albertini, Marco Praga, Gabriele d’Annunzio, Giovanni Papini, Matilde Serao, Gaetano Salvemini, Luigi Pirandello, Adolfo de Bosis, Sibilla Aleramo, Paul Claudel, Hermann Sudermann, Hugo von Hoffmansthal, Rainer Maria Rilke, George Bernard Shaw, Edouard Schneider, Isadora Duncan, Edward Gordon Craig, Camilla Mallarmé, Yvette Guilbert, Aurélien Lugné-Poe, Lucien Guitry, Auguste Rodin, Olga Signorelli, David Wark, Griffith, Laurence Alma Tadema, Alexande Wolkoff e Natalia Gontcharova.
Le lettere, inoltre, descrivono una relazione madre-figlia complessa, in cui i ruoli tendono inevitabilmente a scambiarsi. Alla vita avventurosa e in continuo movimento della madre si contrappone, infatti, la vita strutturata e pacata della figlia, madre e moglie esemplare, che vive a Cambridge con il marito Edward Bullough, professore di italiano nella prestigiosa università inglese.
Il ricco e fitto carteggio madre-figlia è pubblicato dalla casa editrice Marsilio di Venezia, nella collana dedicata a biografie e carteggi, trovando così la sua giusta collocazione e un’ampia possibilità di valorizzazione e diffusione.

Gli affreschi nelle ville venete.

Nel Settecento viene a prevalere, nella civiltà veneta di villa, l’aspetto della villeggiatura e di autoreferenza sociale piuttosto che l’utilizzo degli edifici per finalità economiche, com’è rispecchiato, in modo inarrivabile, nelle goldoniane Smanie per la villeggiatura.
È una corsa continua all’abbellimento degli interni che coinvolge famiglie d’antica nobiltà nuovi ricchi, senza eccezioni, con il risultato di una fioritura tale di capolavori che fa del Settecento il ‘secolo d’oro’ della decorazione nelle ville venete. Ben otto i complessi affrescati da Giambattista Tiepolo ancora conservati: da Massanzago a Stra è un percorso trionfale senza riscontri nella civiltà figurativa europea. Come satelliti intorno a quel pianeta, altri pittori di valore – Antonio Pellegrini, Sebastiano Ricci, Louis Dorigny, Giambattista Pittoni, Antonio Balestra, Giambattista Crosato, Giandomenico Tiepolo, e ancora Andrea Celesti,
Girolamo Brusaferro, Mattia Bortoloni, Gaspare Diziani, Giambettino Cignaroli, Jacopo Guarana, Costantino Cedini, Andrea Urbani, Marco Marcola, Giuseppe Bernardino Bison, Fabio e Giambattista Canal, i quadraturisti Girolamo Mengozzi Colonna, Filippo Maccari
e Pietro Visconti – hanno lasciato in villa esempi mirabili della creatività del secolo.
Dall’ultimo barocco al rococò, al neoclassico, gli interventi pittorici scandiscono, decennio dopo decennio, tutto il secolo, con un finale imprevisto: le decorazioni di Giandomenico Tiepolo nella sua casa di Zianigo, con le disincantate scene di vita contemporanea e l’epopea parodistica dei Pulcinella. É proprio grazie al Settecento pittorico in villa che la civiltà veneziana
e veneta è entrata nel ‘mito’: basti ricordare solo l’impresa di Giambattista e Giandomenico Tiepolo alla Valmarana, in cui, come le facce di una medaglia, stile “sublime” e stile “naturale” – per usare parole di Goethe – toccano vertici ineguagliati.
La monumentale opera in due tomi, con quasi duemila illustrazioni e i testi delle oltre duecento schede, rappresenta un indispensabile strumento nel campo degli studi e, insieme, della conservazione di un patrimonio unico in Europa.

Le Arti di Piranesi

INDICE

  • Pasquale Gagliardi, Introduzione
  • Michele De Lucchi, I mestieri di Giambattista Piranesi
  • Giuseppe Pavanello, «Architetto Veneziano»
  • John Wilton-Ely, “Quella pazza libertà di lavorare a capriccio”: Piranesi e l’uso creativo della fantasia
  • Norman Rosenthal, Giambattista Piranesi e le ricorrenti prigioni dell’arte
  • Marcello Fagiolo, La scena tragica di Roma antica secondo Piranesi: autopsia, radiografia, rigenerazione
  • Elisa Debenedetti, Piranesi e il gusto egizio
  • Adam Lowe, Sei oggetti in cerca di artigiano. Una contaminazione del gusto: appunti su sei “ri-creazioni” piranesiane realizzate da Factum Arte
  • Luigi Ficacci, Gabriele Basilico traduce Piranesi vedutista

Catalogo delle incisioni in mostra

 

Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano

Con la mostra Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano la Fondazione Giorgio Cini e la Regione del Veneto, attraverso il Comitato regionale per le celebrazioni del grande pittore, hanno reso omaggio all’artista, a trecentocinquant’anni dalla nascita, attraverso un’esposizione di capolavori di Ricci e di suoi contemporanei tali da rappresentare al meglio l’estro creativo del maestro e un secolo che si è compiaciuto della libertà esecutiva della ‘prima idea’: disegni, bozzetti e modelli, che preservano il carattere dell’invenzione, sorprendendo per ricchezza cromatica e audacia di pensiero, in un gioco, tutto settecentesco, tra piccolo e grande, nella consapevolezza del ruolo cruciale che il bozzetto ricopre nella civiltà rococò. Il catalogo, partendo dal saggio introduttivo di Giuseppe Pavanello e da un testo di Adriano Mariuz, riporta il lettore in un affascinante percorso tra i bozzetti di Sebastiano Ricci e degli altri maestri del primo Settecento veneto, da Antonio Pellegrini a Giambattista Tiepolo, da Gaspare Diziani a Giambattista Pittoni e Giambattista Piazzetta, provenienti dai più importanti musei d’Europa e degli Stati Uniti. Il catalogo è inoltre arricchito da una sezione dedicata ai bozzetti in terracotta di Giovanni Maria Morlaiter, alter ego del Ricci in scultura.

Gli affreschi nelle ville venete

È dedicato al Seicento il secondo dei quattro volumi della collana «Gli affreschi nelle ville venete», nella quale sono raccolti i frutti della ricerca e della catalogazione scientifica curate dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini su incarico dell’Istituto Regionale per le Ville Venete. Nel corso del Seicento la “civiltà di villa” non mostra battute d’arresto, e anzi progredisce lungo tutto il secolo il fenomeno di penetrazione del patriziato nei territori della Serenissima. Non senza importanza è l’affacciarsi alla ribalta della scena sociale e politica di nuove famiglie mercantili che, con il titolo nobiliare, acquisiscono anche i costumi del rango e l’ambizione autopromozionale tramite residenze sontuose a Venezia e in campagna. Dappertutto compaiono nuovi cicli decorativi. Nei primi tre decenni del secolo la resistente tradizione tardocinquecentesca di matrice postveronesiana detta ancora legge, ma verso la metà del secolo i germi del rinnovamento artistico in atto a Venezia trovano eco anche nella Terraferma, sino all’affermarsi della sensibilità barocca che gioca metaforicamente tra vero e falso, tra apparire ed essere. Sulle pareti delle ville tutto diventa illusione e inganno visivo. È il trionfo della quadratura che finge una seconda architettura e sembra trasformare e sovvertire quella reale, un genere per la prima volta studiato e catalogato sistematicamente in ambito veneto.

Le carte riscoperte. I disegni delle collezioni Pozzi, Fissore e Donghi alla Fondazione Giorgio Cini

Dopo l’uscita del catalogo completo della raccolta di Giuseppe Fiocco, con questo volume viene presentato un altro fondo grafico acquisito a San Giorgio tramite Vittorio Cini agli inizi degli anni sessanta, e che si compone dei disegni provenienti dalle collezioni Pozzi, Fissore e Donghi. Per quanto concerne le raccolte Pozzi e Fissore, si tratta di opere afferenti non solo all’ambito veneto, con la significativa presenza di fogli, per esempio, di Gaspare Diziani e Louis Dorigny, ma pure ad altre aree della penisola, come testimoniano i disegni dei bolognesi Aureliano Milani e Vittorio Bigari, nonché il consistente nucleo di fogli del lombardo Filippo Comerio, cui vanno aggiunte alcune testimonianze delle scuole non italiane.

Una delle novità più significative presenti nel catalogo riguarda quattro copie dagli affreschi di Mantegna nella padovana cappella Ovetari realizzate dal pittore ligure Giovanni David; da segnalare, infine, la presenza di un paio di disegni di Federico Zandomeneghi, uno dei protagonisti della fervente vita artistica parigina di fine Ottocento. Non meno interessante è la raccolta appartenuta a Daniele Donghi, al cui interno è possibile distinguere due nuclei di particolare interesse: il quaderno di disegni dell’architetto Giacomo Quarenghi e i bozzetti del pittore-scenografo bellunese Pietro Gonzaga. Il gruppo di disegni per scenografie del Gonzaga nella collezione di Daniele Donghi era stato raccolto in origine dal padre, Felice Donghi, architetto e scenografo di un certo rilievo nell’ambiente milanese della seconda metà dell’Ottocento. A questo nucleo si aggiunsero fogli degli scenografi Giovanni Battista e Daniele Donghi, Fabrizio Galliari e Alessandro Sanquirico.

Antologia della critica goldoniana e gozziana

Articolata in due parti ben distinte, riservate rispettivamente a Carlo Goldoni e a Carlo Gozzi, questa antologia della critica intende però rispondere a una medesima esigenza di affiancare, con precisa focalizzazione storiografica, due personalità che una plurisecolare tradizione critica aveva impoverito in giustapposizioni e semplificazioni tanto efficaci quanto poco veritiere.
Così la rassegna critica goldoniana allestita da Michele Bordin, dalle prime testimonianze contemporanee all’autore fino agli interventi più recenti, ci presenta un ritratto non convenzionale del commediografo che, pur partendo dalla centralità dell’idea e della prassi della riforma nella sua lunga e feconda avventura drammaturgica, evidenzia piuttosto le difficoltà, le incertezze e le disillusioni di un itinerario teatrale percorso da Venezia a Parigi.
Innovativa è anche l’angolazione dalla quale Anna Scannapieco ha ricostruito l’accidentata, bizzarra, e istruttiva storia della ricezione critica di Carlo Gozzi, da cui emerge il carattere squisitamente antagonista della sua personalità e insieme lo spessore della sua multiforme produzione artistica e saggistica, a lungo condizionata dal pregiudizio che la voleva determinata e alimentata solo dallo scontro con Carlo Goldoni.

Michele Bordin, dottore di ricerca in Italianistica, insegna italiano e storia presso l’IPSSAR “G. Maffioli” di Castelfranco Veneto. Nell’ambito della drammaturgia goldoniana ha approfondito in vari saggi il tema della villeggiatura e la fenomenologia del lieto fine, mentre per l’Edizione Nazionale delle Opere di Goldoni edita da Marsilio ha preparato la Nota sulla fortuna della Trilogia della villeggiatura.

Anna Scannapieco, docente presso l’Università di Venezia Ca’ Foscari, si occupa di letteratura italiana dal Sette al Novecento, e in particolare di problematiche legate alla tradizione dei testi teatrali. Alla produzione di Carlo Gozzi ha dedicato il volume Carlo Gozzi: la scena del libro (Marsilio, 2006); di Goldoni ha curato, nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere, le edizioni critiche de Il padre di famiglia, La buona madre, La dalmatina.