Skira editore, Milano, 2010 Archives - Pagina 3 di 3 - Fondazione Giorgio Cini

Domenico Bossi 1767-1853. Da Venezia al Nord Europa. La carriera di un maestro del ritratto in miniatura

Il volume, frutto di un lavoro di ricerca decennale, è la prima monografia dedicata al miniaturista italiano Domenico Bossi (1767 – 1853). Nato a Trieste da famiglia veneziana, Bossi, considerato a ragione uno dei più grandi “ritrattisti in miniatura” dell’età neoclassica,
dopo essersi formato all’Accademia di Venezia sotto l’egida di Giandomenico Tiepolo, fu protagonista di una straordinaria carriera internazionale. Operoso tra Sette e Ottocento in alcune delle più importanti città d’Europa – quali Berlino, Amsterdam, Amburgo, Stoccolma, San Pietroburgo, Parigi, Vienna e Monaco di Baviera – ottenne prestigiose commissioni dalle famiglie regnanti di Prussia, Olanda, Meclemburgo- Schwerin, Svevia e Russia, venendo aggregato alle accademie di belle arti di Stoccolma (1798) e di Vienna (1818), e nominato nel 1824 “pittore di corte” del re di Svezia Carlo XIV Giovanni.
La monografia si connota come un vero e proprio risarcimento alla figura di questo grande artista, ben conosciuto in nord Europa, ma in Italia pressoché dimenticato.
Continuando valorosamente la gloriosa tradizione del ritratto in miniatura su avorio, affermatosi sin dai primi anni del Settecento grazie allo strepitoso successo dell’arte innovativa di Rosalba Carriera, si firmava con orgoglio: “Domenico Bossi, veneziano”.

Meravigliose macchine di giubilo. L’architettura e l’arte degli organi a Venezia nel Rinascimento

L’organo, macchina meravigliosa, conobbe a Venezia una stagione particolarmente feconda durante il rinascimento, distinguendosi come una vera e propria summa delle arti. Il libro di Massimo Bisson fornisce un inedito quadro storiografico, di approccio squisitamente interdisciplinare, che include la descrizione delle caratteristiche sonore e tecniche degli strumenti, l’analisi delle loro architetture e delle loro ornamentazioni,
lo studio degli spazi sacri e delle cerimonie liturgiche.
Si tratta dunque di un itinerario di ampio respiro tra musica, architettura e arte, che abbraccia circa due secoli di storia veneziana (tra la metà del Quattrocento e la metà del Seicento), il periodo di massimo splendore culturale della capitale veneta.

Rodolfo Pallucchini. Scritti sull’arte contemporanea

Il nome di Rodolfo Pallucchini evoca, nel pronunziarlo, la gloriosa stagione dell’arte veneta dal Trecento al Settecento, ma esiste un altro Pallucchini, meno conosciuto, l’organizzatore delle memorabili Biennali d’arte veneziane del secondo dopoguerra, il critico d’arte contemporanea, solerte sul piano organizzativo, attento ai fenomeni artistici del suo tempo. Il volume raccoglie gli scritti che all’arte contemporanea Pallucchini ha dedicato: una vera miniera, imprevedibile prima dello scandaglio effettuato da Giuliana Tomasella, che si  mossa abilmente fra biblioteche e archivi, riuscendo a scovare anche testi rarissimi, sicché il volume, che ora raccoglie le fatiche del suo lavoro si può ritenere davvero di prim’ordine, al pari del saggio introduttivo in cui viene proposta una lettura organica del Pallucchini ‘contemporaneista’. Il volume rientra in una delle iniziative del Comitato Regionale veneto per le celebrazioni del centenario della nascita di Rodolfo Pallucchini (1908-1989).

I palazzi veneziani.

L’opera, che segna la rinascita, sotto la direzione di Giuseppe Pavanello, della storica collana «Profili e saggi d’Arte Veneta» fondata da Rodolfo Pallucchini, si propone di chiarire aspetti cronologici, stilistici e tipologici dell’architettura civile veneziana tre e quattrocentesca. Attraverso l’interrogazione puntuale di documenti archivistici e una lettura critica e approfondita dei fabbricati stessi, lo studioso traccia le vicende di ventisei palazzi; ne individua la committenza,  i passaggi di proprietà, l’aspetto originario, le modificazioni e i restauri intercorsi nei secoli fino all’Ottocento, epoca – per dirla con le parole dell’autore – di «ritocchi estetici fra ricostruzione e invenzione». Nella seconda parte del volume, partendo da palazzo Aldioni Barbaro a San Vidal, scheda dopo scheda, si giunge, come in un percorso ruskiniano, all’analisi di edifici simbolo del tessuto urbano della Serenissima, quali la Ca’ d’Oro o Ca’ Foscari.
Un commento, però, che non si basa unicamente sulla pratica tedesca della Bauforschung (cioè l’esecuzione di precisi rilievi di facciate), ma che intende penetrare anche all’interno della planimetria del manufatto architettonico, appuntando modifiche tanto di carattere strutturale quanto di carattere ornamentale. Non una storia dell’architettura fine a se stessa; bensì una storia dell’architettura che si interseca con quella che potremmo definire “civiltà dell’abitare”.

 

Eleonora Duse. Viaggio intorno al mondo

Il volume-catalogo della mostra Eleonora Duse Viaggio intorno al mondo rivaluta e fa conoscere al grande pubblico la famosa attrice italiana come donna e artista a tutto tondo, imprenditrice di se stessa, personalità apprezzata e ascoltata della cultura internazionale alla fi ne dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. Grazie ai recenti studi e ai nuovi documenti qui pubblicati, la Duse può essere compresa nella sua piena autonomia creativa e può essere letta come figura partecipe e fondativa di un’idea della cultura Italiana da esportare all’estero. Si sottolinea l’importanza che la sua presenza ha costituito non soltanto nella vita teatrale, ma più in generale nella storia sociale e civile dell’Italia dopo l’unificazione, confermandola come uno dei “miti” che hanno caratterizzato l’affannosa ricerca di una identità nazionale. Significativi in questo senso sono stati i rapporti di stima e amicizia che Eleonora Duse ha intrattenuto con personalità della cultura contemporanea internazionale. Il volume testimonia le numerose tournées nelle quali l’attrice è stata acclamata nel mondo, dove ha sempre recitato in lingua italiana, dal Sud al Nord America, dalla Russia all’intera Europa.

L’Adorazione dei pastori di Jacopo Tintoretto “una stravagante invenzione”

“Un cielo di fiamma, come d’aurora boreale, illumina l’interno attraverso il tetto diruto, arde alla finestrella nello sfondo; e la luce guizza ovunque, trasfigurando ogni cosa. Al manifestarsi di questa luce, che non ha una precisa sorgente – gratuita come la grazia, lumen de lumine – la povera stalla si trasforma nella più fulgida delle dimore, dove ogni cosa, ogni presenza acquista un significato ulteriore, che rinvia a una dimensione diversa, pur rimanendo visibilmente se stessa”.
Il volumetto contiene il testo di una conferenza tenuta da Adriano Mariuz nel dicembre 1989: il tono colloquiale, voluto dall’autore, è senz’altro uno degli elementi di fascino di questa dissertazione, come dell’altra su Grünewald e l’altare di Isenheim che apparirà nel 2011.
L’Adorazione dei pastori di Tintoretto si rivela quale snodo nel percorso figurativo che va da Giorgione a Caravaggio. Il dialogo testo-illustrazioni è serrato: non c’è frase, né immagine superflua, sicché la lettura risulta densissima e avvincente. È il Mariuz iconologo, quello degli esordi, quando interpretò il fregio giorgionesco di Castelfranco Veneto.

Lettere artistiche del Settecento veneziano. 4

Queste lettere furono scritte dall’impresario teatrale irlandese Owen McSwiny (1676 – 1754) a partire dalla sua esperienza di esilio, durata vent’anni, per lo più trascorsi a Venezia, per sfuggire ai suoi problemi fi nanziari dopo aver portato in scena l’opera Teseo di Handel nel 1713.
Si tratta di informali lettere d’affari, in gran parte indirizzate al giovane mecenate di McSwiny, il secondo duca di Richmond. Scritte in un linguaggio vivace e caratteristico, con continui riferimenti a fatti e personaggi dell’epoca, questi carteggi delineano le attività principali da cui McSwiny traeva sostentamento: l’opera di consigliere per gli aristocratici mecenati dell’opera italiana a Londra su artisti e rappresentazioni, ai quali forniva anche libretti suoi, l’acquisto e la vendita di dipinti e sculture, fungendo da agente per gli artisti, ma soprattutto l’ideazione e la quasi realizzazione di quella che per certi versi fu la sfi da più originale e ambiziosa di un inglese in Italia, ovvero la serie di rappresentazioni allegoriche di tombe di monarchi, statisti, combattenti, religiosi e pensatori, che causarono e sostennero la “Gloriosa Rivoluzione” del 1688. Le lettere, qui pubblicate per la prima volta nella loro interezza, forniscono testimonianze sull’attività di artisti quali Canaletto, Creti, Monti, Piazzetta, Pittoni, Sebastiano e Marco Ricci, Balestra, Rosalba Carriera, Solimena, Conca e Imperiali, così come testimoniano le irriverenti cronache delle esibizioni dei più importanti cantanti dell’epoca, quali Farinelli, Nicolini, Senesino, Cuzzoni e, soprattutto, Faustina Bordoni.

L’industria artistica del bronzo del Rinascimento a Venezia e nell’Italia settentrionale

Il volume raccoglie gli Atti del secondo Convegno dedicato alla figura, all’opera e al contesto storico di Tullio Lombardo, organizzato nell’ottobre del 2007, in occasione delle celebrazioni promosse dal Comitato Nazionale per il 550° anniversario della nascita dell’artista, dalla Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con la Regione del Veneto. Il Convegno ha fornito l’occasione per fare il punto sulla scultura in bronzo del Rinascimento e sulle questioni relative all’uso di tale metallo nell’Italia settentrionale. Per i saperi tecnologici che vi sono coinvolti, la produzione di opere bronzee esige spesso che l’artista collabori con fi gure intermedie, i fonditori, chiamati a realizzare il suo progetto figurativo. Così avvenne nei cantieri veneziani di quegli anni. Lo testimoniano alcune realizzazioni di massimo valore istituzionale e simbolico, tutte – in vario modo – gravitanti intorno a Piazza San Marco: la statua equestre di Bartolomeo Colleoni, i Mori sulla Torre dell’orologio, la cappella del potentissimo cardinale Zen in San Marco, i Pili degli stendardi di fronte alla Basilica. Il grande prestigio del bronzo, metallo celebrato fin dall’antichità, fa sì che le realizzazioni in questo materiale continuino ininterrotte per tutto l’arco di tempo considerato, e cioè il lungo secolo del Rinascimento veneziano che comprende l’attività, tra gli altri, di Jacopo Sansovino, del Vittoria, di Andrea dei Bronzi, del Roccatagliata. Una corretta visuale storica dell’uso del bronzo nel Rinascimento, infi ne, non può eludere la fabbricazione di oggetti d’uso, dai cannoni alle campane, dai candelabri ai mortai: una produzione che è stata spesso e a torto considerata marginale.

Tullio Lombardo

Concepito nell’ambito delle Celebrazioni del Comitato Nazionale dedicato a Tullio Lombardo, promosse dall’Istituto di Storia dell’Arte e in collaborazione con la Regione del Veneto, il volume raccoglie tutti i documenti riguardanti il grande scultore veneziano e il suo ramo famigliare – in particolare il fi glio Sante, erede della tradizione e della bottega – offrendo uno strumento oggettivo per ricostruire la sua attività artistica e imprenditoriale. La messa in serie di contratti, quietanze, libri di fabbrica, testamenti e lettere riesce a narrare non solo una biografia, ma anche una storia che proprio per la ricchezza e la varietà dei suoi aspetti quotidiani, economici e sociali, potrà interessare anche chi non sia storico dell’arte e dell’architettura. I lemmi documentari (trecentotrentotto), le iscrizioni e le fonti contemporanee sono corredati di un regesto e di un indice dei nomi. La pubblicazione comprende, infine, un commento che discute i nodi problematici più evidenti.

Rosalba Carriera (1673-1757)

Grazie alle iniziative promosse dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione Giorgio Cini, attraverso il Comitato Regionale per le Celebrazioni del 250° anniversario della morte di Rosalba Carriera (1757-2007), è stato possibile rendere degno omaggio alla pittrice, la cui personalità artistica si è confermata di prim’ordine nel contesto europeo. Lo ha rivelato la mostra Rosalba Carriera “prima pittrice de l’Europa” allestita a Palazzo Cini nel 2007, come ora la pubblicazione degli Atti del Convegno tenuto alla Fondazione Giorgio Cini e a Chioggia nella primavera dello stesso anno. A leggere gli interventi, emerge come l’attività di Rosalba, nell’ambiente veneziano e nel raggio europeo, riceva ora nuova luce. Un’indagine particolare è stata indirizzata al tema del collezionismo delle opere rosalbiane, a cui è stata dedicata una parte del Convegno, quindi degli Atti. Per la prima volta, e in lingua italiana, la straordinaria raccolta di Dresda viene esaminata, anche con completezza di immagini, come mai si era prima fatto. Una delle gemme del museo, il Ritratto di Giambattista Recanati in veste di abate, è stato scelto per la copertina: un’immagine pensosa, con la mano accostata al petto che indica il cuore, un “ritratto in grigio” in anticipo su celebri capolavori di fine Ottocento giocati su un’unica tonalità di colore.