Seminari di musica classica ottomana Bîrûn

Il progetto di ricerca sulla musica ottomana curato da Kudsi Erguner
2012
Compositori alla corte ottomana
2013
Compositori armeni alla corte ottomana
2014
Compositori persiani alla corte ottomana
2015
I maftirîm e le opere degli ebrei sefarditi nella musica classica ottomana
2016
Compositori greci nella musica classica Ottomana
2017
Musiche delle corti: da Herat a Istanbul
2018
I nefes delle confraternite sufi Bektashi di Istanbul e dei Balcani
Le edizioni di Bîrûn – nove ad oggi – includono diverse attività:
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– In collaborazione con l’editore Nota (Udine), l’Istituto ha pubblicato nella sua collana Intersezioni Musicali, sei CDbook, contenenti brani del repertorio studiato durante i seminari, con tracce audio dei concerti, registrate dal vivo alla Fondazione Giorgio Cini con ampi testi di commento e descrizione dei singoli brani;
– l’edizione del 2019 ha visto la pubblicazione integrale del video del concerto, con la regia di Simone Tarsitani;
-estratti video dei concerti finali dei seminari sono stati pubblicati nel canale YouTube della Fondazione
Giorgio Cini, e raccolti nella playlist IISMC – Ottoman Classical Music;
– una giornata seminariale presso l’Università Ca’ Foscari “Preludio a Bîrûn”;
– un ciclo di seminari di alta formazione in musica classica ottomana diretti da Kudsi Erguner, della durata di cinque giorni, rivolti a musicisti professionisti e semi professionisti selezionati tramite un bando di concorso internazionale;
– un concerto pubblico dell’ensemble selezionato accompagnato e diretto da Kudsi Erguner;
– una pubblicazione a stampa affiancata da CD, edita da Nota (Udine);
– l’edizione del 2019 ha visto la pubblicazione integrale del video del concerto, regia di Simone Tarsitani.
La musica classica ottomana è basata sul sistema modale del maqâm ed è arricchita dagli apporti di compositori turchi, arabi, persiani, greci, ebrei e armeni i quali, tutti, operavano sui territori dell’impero. Considerare la musica classica ottomana una tradizione “etnica”, regionale o nazionale, sarebbe un errore poiché essa rappresenta un gusto ed una espressione condivisa di là dalle culture di provenienza, al pari della musica classica europea. L’estetica della musica ottomana, in particolare, è il risultato di influenze che vanno da Bisanzio, al Medio Oriente, all’Asia centrale, all’India.
La musica classica ottomana nasce e vive nell’interculturalità: essa è la sintesi dell’eredità bizantina che dal XV secolo in poi viene fortemente influenzata dalla tradizione persiana/timuride, e dalla musica classica nata nella koiné arabo-islamica di Baghdad e Damasco; più tardi, sono rintracciabili tracce indiane (nomi di cicli ritmici e modi e lo scambio con il mondo europeo, fu continuo ed è oggi molto ben documentato.
Sociologicamente, il mosaico composito delle genti che convivevano sui territori dell’impero si rifletteva nei musicisti che operavano a corte, che potevano essere greci, armeni, slavi, italiani, zingari e confessare religioni diverse, sopratutte la cristiana e l’ebraica.
Oltre che per la sua multi culturalità, la musica classica ottomana è riconoscibile nel mondo delle musiche classiche del mondo islamico per la sua forte connessione con il sufismo (tasawwuf) e con la sua peculiare pratica spirituale detta samâ‘, (“audizione, ascolto, concerto spirituale”).
Le testimonianze musicali che ci sono giunte dall’impero ottomano, in un arco di tempo che va dal XIII al XX secolo, costituiscono il migliore esempio della musica del maqâm: questo sistema musicale fu comune a tutte le genti che costituivano l’impero, senza distinzione di etnia o di religione. E’ importante notare che l’itinerario dei seminari Bîrûn è basato su delle ricerche musicologiche, e che non si tratta di musica turca, così come viene intesa oggi, né di musica armena o araba o ebraica, ma di un linguaggio musicale particolare e di una estetica condivisa che appartiene a tutti. La musica era trasmessa oralmente, ma anche grazie a varie forme di notazione usate in epoche diverse.