Seminari di musica classica ottomana Bîrûn - Fondazione Giorgio Cini

    Seminari di musica classica ottomana Bîrûn

    L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati ha avviato nel 2012 Bîrûn, un progetto di ricerca pluriennale sulla musica ottomana, curato da Kudsi Erguner con la collaborazione di Giovanni De Zorzi

    I Seminari di alta formazione in musica classica ottomana sono rivolti a musicisti e musicologi che intendano perfezionare le loro conoscenze in questo importante ambito delle tradizioni musicali. 

    Per il nome dei seminari ci si ispira al passato: dopo la presa ottomana di Costantinopoli, del 1453, il sultano Mehmet II detto “Fetih il conquistatore” iniziò verso il 1465 la costruzione del palazzo imperiale che diverrà noto come Seray (dall’arabo Sarây, “palazzo”, il mozartiano “Serraglio”) oppure Bâb-i ‘Ali “Sublime Porta” che per secoli rimase la residenza prediletta dei sultani e, allo stesso tempo, il centro della vita artistica e culturale ottomana. Architettonicamente il Seray era suddiviso in una parte esterna e in una interna e tale suddivisione architettonica si rifletteva nelle sue istituzioni: il Birûn-i Hümâyûn amministrava la vita della corte esterna mentre l’Enderûn-i Hümâyûn si occupava della vita della parte interna del palazzo, che comprendeva la sala del trono, l’harem e gli appartamenti privati del sultano. In entrambe le sezioni esisteva una scuola di palazzo mekteb che si occupava dell’educazione musicale, così come dell’insegnamento della poesia, della calligrafia e della miniatura, ossia delle belle arti per le quali sarebbe divenuto famoso il mondo ottomano. 

    Il progetto di un corso di alta specializzazione di musica classica ottomana alla Fondazione Giorgio Cini, nasce proprio dall’idea del Birûn, scuola di Palazzo esterna ma vicina al cuore della cultura ottomana, proprio com’è Venezia, importante polo esterno di riferimento europeo per i suoi millenari rapporti con Bisanzio/Costantinopoli/Istanbul.

    Foto @Matteo De Fina 2017

    Il progetto di ricerca sulla musica ottomana curato da Kudsi Erguner

    Attività
    plus

    Le edizioni di Bîrûn – nove ad oggi – includono diverse attività:

     

    – In collaborazione con l’editore Nota (Udine), l’Istituto ha pubblicato nella sua collana Intersezioni Musicali, sei CDbook, contenenti brani del repertorio studiato durante i seminari, con tracce audio dei concerti, registrate dal vivo alla Fondazione Giorgio Cini con ampi testi di commento e descrizione dei singoli brani;
    – l’edizione del 2019 ha visto la pubblicazione integrale del video del concerto, con la regia di Simone Tarsitani;
    -estratti video dei concerti finali dei seminari sono stati pubblicati nel canale YouTube della Fondazione
    Giorgio Cini, e raccolti nella playlist IISMC – Ottoman Classical Music;
    – una giornata seminariale presso l’Università Ca’ Foscari “Preludio a Bîrûn”;
    – un ciclo di seminari di alta formazione in musica classica ottomana diretti da Kudsi Erguner, della durata di cinque giorni, rivolti a musicisti professionisti e semi professionisti selezionati tramite un bando di concorso internazionale;
    – un concerto pubblico dell’ensemble selezionato accompagnato e diretto da Kudsi Erguner;
    – una pubblicazione a stampa affiancata da CD, edita da Nota (Udine);
    – l’edizione del 2019 ha visto la pubblicazione integrale del video del concerto, regia di Simone Tarsitani.

    Musica classica ottomana
    plus

    La musica classica ottomana è basata sul sistema modale del maqâm ed è arricchita dagli apporti di compositori turchi, arabi, persiani, greci, ebrei e armeni i quali, tutti, operavano sui territori dell’impero. Considerare la musica classica ottomana una tradizione “etnica”, regionale o nazionale, sarebbe un errore poiché essa rappresenta un gusto ed una espressione condivisa di là dalle culture di provenienza, al pari della musica classica europea. L’estetica della musica ottomana, in particolare, è il risultato di influenze che vanno da Bisanzio, al Medio Oriente, all’Asia centrale, all’India.

    La musica classica ottomana nasce e vive nell’interculturalità: essa è la sintesi dell’eredità bizantina che dal XV secolo in poi viene fortemente influenzata dalla tradizione persiana/timuride, e dalla musica classica nata nella koiné arabo-islamica di Baghdad e Damasco; più tardi, sono rintracciabili tracce indiane (nomi di cicli ritmici e modi e lo scambio con il mondo europeo, fu continuo ed è oggi molto ben documentato. 

    Sociologicamente, il mosaico composito delle genti che convivevano sui territori dell’impero si rifletteva nei musicisti che operavano a corte, che potevano essere greci, armeni, slavi, italiani, zingari e confessare religioni diverse, sopratutte la cristiana e l’ebraica.

    Oltre che per la sua multi culturalità, la musica classica ottomana è riconoscibile nel mondo delle musiche classiche del mondo islamico per la sua forte connessione con il sufismo (tasawwuf) e con la sua peculiare pratica spirituale detta samâ‘, (“audizione, ascolto, concerto spirituale”). 

    Le testimonianze musicali che ci sono giunte dall’impero ottomano, in un arco di tempo che va dal XIII al XX secolo, costituiscono il migliore esempio della musica del maqâm: questo sistema musicale fu comune a tutte le genti che costituivano l’impero, senza distinzione di etnia o di religione. E’ importante notare che l’itinerario dei seminari Bîrûn è basato su delle ricerche musicologiche, e che non si tratta di musica turca, così come viene intesa oggi, né di musica armena o araba o ebraica, ma di un linguaggio musicale particolare e di una estetica condivisa che appartiene a tutti. La musica era trasmessa oralmente, ma anche grazie a varie forme di notazione usate in epoche diverse.

    Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati

    DIRETTORE
    Giovanni Giuriati