Palazzo Cini. La Galleria, Venezia Archives - Pagina 5 di 5 - Fondazione Giorgio Cini

The Ludwig Van Picture Show – Of men and music

Continua a Palazzo Cini a San Vio la rassegna video-musicale all’insegna della rarità: sabato 9 agosto alle 17 si proietterà Of men and music di Alexander Hammid.
Realizzato otto anni dopo il celebre ‘corto’  toscaniniano intitolato The Hymn of Nations, film di propaganda politica imperniato su una storica celebrazione musicale della caduta di Mussolini al Gran Consiglio, questo “excellent quartet of classical music shorts, intimate studies of, and fine performances by several artists”, così lo definì Variety nella sua autorevole recensione, è un quintetto che vede all’opera cinque dei più grandi interpreti musicali del mezzo secolo in vari atteggiamenti esecutivi ed espressivi della loro intimità e della loro ‘storia’.
Rubinstein alle prese con Spinning Song e con Liebestraum, in un contesto scenografico dolce-borghese, Nadine O’ Condor e Jan Peerce che cantano O Paradiso e Don Pasquale immersi in un’aura funzionale stravagante, Heifetz che prova e riprova  Bach e Paganini. Nel finale Dimitri Mitrooupolos è al centro di una magistrale ripresa documentaristica – un capolavoro del genere – della Faust-Sinfonia di Liszt. Un campionario esemplare di tecnica e poetica del documentario, come facilmente poteva essere immaginato, data la conclamata maestria del regista, personalità di punta dell’avanguardia newyorkese degli anni ’40.
Ingresso libero.

Ricordi di guerra e prigionia

Con la precisa volontà di preservare la memoria della propria opera, nel 1989 Renzo Biasion ha donato alla Fondazione Giorgio Cini una settantina di suoi disegni eseguiti tra il 1941 e il 1944.
La raccolta rappresenta una testimonianza unica di un momento essenziale dell’itinerario artistico e umano di Biasion: sono infatti fogli schizzati mentre era impegnato nelle vicende belliche sui fronti albanese e greco, quindi nel periodo trascorso nei campi di detenzione in Germania e in Polonia.
Le opere facevano parte di un corpus assai più consistente andato in gran parte distrutto dopo l’otto settembre 1943. Esse rappresentano, pertanto, assieme alle memorie scritte – in gran parte confluite in Tempi Bruciati (1948) e in Sagapò (1953) -, preziosi documenti che ci permettono di ricostruire storicamente e artisticamente una vicenda che ha segnato l’artista in profondità.
Nei nostri disegni la guerra, con i suoi orrori e distruzioni, non è assolutamente protagonista. Non si vuole denunciare l’atrocità del conflitto, ma offrire visioni della natura e della vita che continua, nonostante tutto.
Biasion registra solo ciò che vuole vedere, per tener vivo un concetto di bellezza assoluta, scelta necessaria per vincere le difficoltà quotidiane e mantenere l’illusione di una ‘normalità’ quotidiana.
Come annota l’artista in Tempi bruciati (1948): “Lo spettacolo della bellezza, la calma della natura. Perché tutti gli uomini si agitano?”.