Istituto Musica Comparata Archives - Pagina 17 di 18 - Fondazione Giorgio Cini

Master class di Tabla a cura di Sankha Chatterjee

L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati organizza anche quest’anno un corso teorico-pratico intensivo dedicato al Tabla (percussione indiana) a cura del Maestro Sankha Chatterjee dell’Università di Calcutta, illustre interprete che ha accompagnato con il suo strumento i maggiori esponenti della tradizione musicale indiana. Il Tabla – un tipo di percussione – è un membranofono tipico della musica classica indiana, costituito dalla coppia timpano-tamburo cilindrico, e viene tradizionalmente usato come strumento solista e di accompagnamento.
Sankha Chatterjee guida i corsi di Tabla a Venezia per l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati dal 1979. Nel programma di quest’anno verranno affrontati i principali aspetti teorici e pratici del tradizionale strumento a percussione.
Il corso è aperto sia a principianti che ad allievi di livello avanzato.
La tassa di iscrizione è di euro 100 da versarsi in contanti il primo giorno di corso.

Contatti:
Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati
tel. +39 041 2710357
e-mail: [email protected]

Tradizioni musicali dall’Impero Ottomano: risonanze e interculturalità.

La giornata si propone di affrontare il prisma culturale dell’Impero ottomano partendo dalla prospettiva dei suoi linguaggi musicali, intesi come espressioni di un’eterogeneità che caratterizzò la classe politica imperiale e i suoi sudditi per più di cinque secoli. Alla pari di altre forme artistiche che si svilupparono entro i confini dell’Impero, anche le culture musicali che emersero nei diversi ambiti della vita sociale ottomana, nelle varie fasi della sua storia, presentavano un carattere decisamente interculturale: le diverse tradizioni non coesistevano nella separazione, bensì nella reciproca interazione, un fenomeno, questo, ampiamente dimostrato dai molteplici generi musicali. La musica di palazzo, nata dalla fusione tra eredità persiana e bizantina, composta da sultani e alti funzionari – Sultan Korkut (1467-1513), Murad IV (r. 1623–40), Sultan Selim III (1761-1808), Gazi Giray Khân (1554–1607) – coesisteva con le composizioni di diplomatici e intellettuali stranieri che gravitavano attorno alla Corte imperiale, come il conte polacco Wojciech ‘Ali Ufkî Bey Bobowski (1610–c1675), il principe moldavo Dimitri Cantemir (1673-1723), entrambi autori di trattati fondamentali, e il monaco armeno Hamparsum Limoncyan (1768–1839), inventore di un sistema di notazione musicale.
Questa cultura musicale d’élite era inoltre animata da tanti musicisti e compositori attivi nella capitale e provenienti dalle più disparate tradizioni (armeni, greci, ebrei, cristiani), che catturarono l’attenzione di baili, storici e viaggiatori come Giambattista Toderini, Charles Fonton o Jean Antoine du Loir. Si pensi inoltre alla koiné melodica e lessicale delle canzoni popolari d’Asia Minore e d’Anatolia orientale, allo sconfinato repertorio di canti epico-lirici dei trovatori ashık, che nel loro vagare uniscono Armenia, Iran, Caucaso e Asia centrale, al sistema bizantino degli oktoechoi, alla musica sacra di conventi cristiani o musulmani, disseminati per tutti i Balcani, alla circolazione di cantori sinagogali nei centri sufi (tekke, dargâh) sino alle melodie ispanico-giudaiche sefardite in ladino, alla presenza costante e massiccia di interpreti zingari, all’interazione tra generi letterari colti e urban light genres, come nei casi del gazel, dello sarkı del particolare genere greco ottomano del rebetiko che risuonavano sul Bosforo e nei quartieri delle grandi capitali del commercio settecentesco. La storia musicale dell’Impero ottomano, insomma, offrì numerose risposte alla molteplicità delle sollecitazioni delle sue genti. Ben lungi dall’essere un aspetto separato e indipendente dalle vicende politiche, sociali e letterarie che interessarono governanti e governati dell’Impero, le culture musicali costituivano a tutti gli effetti un fenomeno storico, tra i molti che compongono e illustrano la nostra conoscenza di un’epoca, di un’area geografica e dei suoi abitanti. Questo è il motivo principale che ci spinge a cercare un approccio autenticamente interdisciplinare, promuovendo interventi di etnomusicologi, ma anche di specialisti di storia sociale e diplomatica dell’Impero ottomano, delle letterature e filologie delle lingue che vi erano parlate. Ciascun relatore interpreterà, con i rispettivi strumenti scientifici, un fatto musicale occorso nelle proprie ricerche e, commentandolo, lo proporrà eventualmente all’ascolto. Oggetto di interesse non sarà dunque solo una suggestione musicale, quanto le diverse forme di contestualizzazione storica che i partecipanti potranno offrire. Ben lungi dal progettare una trattazione esaustiva di tutti i generi musicali praticati in epoca ottomana, vorremmo piuttosto segnare l’inizio di un percorso di analisi comparativa e interdisciplinare, la sola che, a nostro avviso, ci consenta di proporre un’interpretazione dell’ecumene ottomana e mediterranea in tutta la sua eterogenea complessità.

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Concerto di musica indiana a cura di Sankha Chattopahdyay e Shujaat H. Khan

A coronamento dei corsi di Sitar e Tabla che si svolgeranno quasi in contemporanea, avvolgendo per una settimana l’Isola di San Giorgio di sonorità indiane, i maestri Sankha Chattopahdyay e Shujaat Khan si esibiranno insieme in un concerto aperto al pubblico la sera del 12 luglio.

Concerto sabato 12 luglio ore 18.30

 

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

Ingresso libero

 

per info:
Concerto
orario:18.30
ingresso libero

 

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Spettacolo dell’Ugandan Beat of Africa Ensemble

L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati ha promosso, in collaborazione con il Dipartimento di “Art, Dance and Drama” della Makerere University di Kampala (Uganda), 30 e 31 maggio una master class sulle musiche dei Baganda e dei loro vicini Basoga a cura di Sylvia Nannyonga Tamusuza.

Il 1 giugno ore 18.30 il gruppo Ensemble “Ugandan Beat of Africa” si esibirà in uno spettacolo di musica e danza ugandese.

Per info

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
30 maggio – 1 giugno 2008

Master Class: 30 – 31 maggio 2008
9.30 – 12.30 e 14.30 – 17.30
Quota di iscrizione: Euro 80 (da versare in contanti il primo giorno)

Spettacolo: 1 giugno 2008
18.30
Ingresso libero

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Stage di danza indiana Bharata Natyam a cura di Raghunath Manet

Dal 29 agosto al 4 settembre si tiene alla Fondazione Giorgio Cini uno stage di danza classica indiana Bharata Natyam a cura del noto interprete Raghunath Manet. Il Bharata Natyam è uno stile di danza originario dei templi dell’India del Sud, con una tradizione di oltre tremila anni. Lirica nel concetto e nell’esecuzione, questa danza combina due aspetti: Nritia, ossia la tecnica, e Nriiya, l’interpretazione emotiva attraverso i movimenti delle mani (mudras) e le espressioni del viso (abhnaya). Con la sua sofisticata grazia, il Bharata Natyam ha superato i confini dei templi indù, diffondendosi dall’India al resto del mondo, pur mantenendo sempre un’aura sacrale.

Danzatore, coreografo e musicista, Raghunath Manet è nato a Pondichéry, antica legazione francese dell’India sud-orientale. Allievo di Sri Nathan presso la Scuola del Tempio di Villenour, si è diplomato nel 1985 alla Kalakshetra, Accademia di Musica e Danza di Madras, ha continuato ad approfondire la sua conoscenza del repertorio tradizionale con numerosi maestri depositari della tradizione, tra cui Ram Gopal, ed è divenuto uno dei maggiori esponenti della danza tradizionale indiana nello stile Bharata Natyam dell’India del sud. Nel 1998 ha fondato a Pondichéry “Tala Sruti”, una scuola di danza e musica, e dal 1990 dirige una propria compagnia di danza. Svolge le sue attività di danzatore e coreografo fra la Francia e l’India, con tournées in tutto il mondo. Raghunath Manet si dedica anche al recupero delle antiche danze tradizionali indiane a livello sia scientifico che pratico, allestendo numerosi spettacoli.

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
29 agosto – 4 settembre 2008

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Corso di Sitar a cura di Shujaat Khan

La musica e la danza indiana costituiscono un punto di forza del programma dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali, con corsi e concerti concentrati nel periodo estivo.
Il 9 luglio, riprenderà, dopo alcuni anni, il corso di Sitar tenuto dal maestro Shujaat Khan, tra i più accreditati virtuosi di questo strumento, con un’esperienza di concertista e di docente tanto in India che all’estero, in particolare negli Stati Uniti.
Il Sitar, uno degli strumenti principali della tradizione musicale dell’India del nord, è noto in occidente grazie a musicisti come Ravi Shankar che hanno contribuito a diffondere l’arte di questo strumento a corde pizzicate fin dagli anni Sessanta, collaborando anche con artisti occidentali (si pensi a Yehudi Menuin o a George Harrison).

Corso di sitar 9-11 luglio 2008
orario: 10-12 e 15-18

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

Quota di iscrizione Euro 120,00 (da versare in contanti il primo giorno)

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Corso di Tabla a cura di Sankha Chattopahdyay

La musica e la danza indiana costituiscono un punto di forza del programma dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali, con corsi e concerti concentrati nel periodo estivo.
Prosegue il corso di Tabla a cura di Shanka Chattopahdyay, attivo a San Giorgio da oltre trenta anni: autorevole maestro, noto in India e sulla scena internazionale, Chattopahdyay, nel corso del suo insegnamento alla Fondazione Giorgio Cini, ha formato numerosi studenti, oggi anch’essi attivi a livello professionale nella musica indiana

Corso di tabla 8-11 luglio 2008

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

orario: 10-12 e 15-18

Quota di iscrizione Euro 120,00 (da versare in contanti il primo giorno)

 

 

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Corso di flauto Ottomano Turco Ney a cura di Kudsi Erguner

Le attività musicali dell’Istituto vengono inaugurate nel mese di marzo con le note sacre della musica classica ottomana: dal 6 all’8 marzo si tiene il corso di flauto ney a cura di Kudsi Erguner, uno dei più noti interpreti di questa tradizione musicale. Il ney è uno strumento dal passato millenario, divenuto nel corso dei secoli l’unico strumento a fiato adottato negli ensembles di musica classica persiana, araba, ottomanoturca e centro-asiatica. Col tempo, il ney ha acquisito un particolare valore in seno alla cultura sufi: dal IX d.C., infatti, è uno tra i rari strumenti musicali impiegati nell’incontro cerimoniale sufi detto samâ‘, “ascolto, audizione”.
Kudsi Erguner, nato nel 1952, si ricollega autorevolmente a questa tradizione spirituale e musicale provenendo da una nota e ormai secolare famiglia di neyzen che inizia con il nonno Süleyman Erguner (1902-1953) e prosegue con il padre Ulvi Erguner (1924- 1974), celebre solista del suo tempo e direttore del Dipartimento di Musica Tradizionale della Radio d’Istanbul. Con più di cinquanta registrazioni a suo nome e con svariate collaborazioni nel campo della musica, del teatro (Peter Brook), del cinema (Martin Scorsese, Marco Ferreri) e della danza (Carolyn Carlson, Maurice Bejart) Kudsi Erguner è oggi, indiscutibilmente, il più noto neyzen a livello internazionale, insieme al fratello Süleyman (1957) e a Niyazi Sayin (1927). Il livello del corso è medio-avanzato.

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
6 – 8 marzo 2008

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Seminari internazionali di etnomusicologia | L’etnomusicologia visiva

Il tema scelto per il XIV seminario, L’etnomusicologia visiva, è denso di implicazioni: da quelle che rinviano alle tecniche cinematografiche pertinenti alla restituzione per suoni e immagini di un evento musicale, soprattutto in ambiti di tradizione e mentalità orale, a quelle più generali e teoriche che chiamano in causa le varie possibili interazioni fra differenti codici e forme della comunicazione.

Di come il cinema possa oggi avvicinarci alla globalità dell’espressione musicale è ciò di cui appunto si discuterà nei tre giorni del Seminario, valutando la relazione fra suono e immagine filmica a partire dalla presentazione e discussione, assieme agli autori, di alcune fra le più recenti ed interessanti produzioni dell’etnomusicologia visiva; un’occasione che, fra l’altro, permetterà di fare il punto della situazione per quel che riguarda l’uso delle nuove tecnologie digitali di ripresa e montaggio nell’indagine etnomusicale.

In effetti, se la musica è innanzitutto suono organizzato, come oggi la si definisce, essa è anche suono in movimento: non solo perché non può essere realizzato e percepito se non nella sua dinamica temporale, ma anche in quanto prodotto di un’azione. Inoltre, il suono musicale si materializza e si propaga in uno spazio, fisico e sociale, in cui gli individui e i gruppi si dispongono e interagiscono secondo modalità variamente codificate e formalizzate. In questo senso, la musica in azione è un’esperienza percettiva globale, che si situa all’incrocio di più codici: linguistico-verbale, sonoro non verbale, gestuale-spaziale, ludico, rituale, ecc. Ed è certamente un’esperienza audiovisiva che il mezzo cinematografico può cogliere e rendere manifesta, anche a fini di analisi, in modo di gran lunga più realistico della semplice registrazione sonora.

In tale prospettiva, come era solito dire Diego Carpitella, “il film, quando ha una sintassi e una grammatica pertinenti, sostituisce tante parole”.

 

L’etnomusicologia visiva
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Musica dall’India. Canto indiano Dhrupad

Tornano anche quest’anno le attività culturali specificamente dedicate alla musica classica indiana: dal 21 al 24 aprile la nota interprete Amelia Cuni, assistita da Francesca Cassio, tiene un Corso di canto indiano Dhrupad, incentrato sugli elementi portanti della teoria musicale dell’India del Nord. Il Dhrupad, il genere più antico della musica colta dell’India del Nord, influenzato dalle pratiche dello yoga del suono (nada yoga) e tramandato oralmente da famiglie d’arte. Evolutosi nel corso dei secoli fino a diventare il tramite fra la musica dei templi e quella delle corti, fra sacro e profano, viene oggi considerato il fondamento della musica strumentale e vocale indostana. L’aspetto introspettivo e meditativo si alterna a strutture ritmiche e improvvisazioni di grande vitalità , i vocalizzi ai versi poetici.

Amelia Cuni ha vissuto e studiato in India per più di dieci anni con noti maestri quali R. Fahimuddin Dagar, Bidur Mallik e D.C. Vedi. Dal 1987 insegna e si esibisce in Europa, Asia e le Americhe ricevendo l’apprezzamento della critica sulla stampa internazionale. Partecipa a numerosi progetti musicali che confrontano tradizione e sperimentazione e realizzato produzioni discografiche e collaborazioni con artisti diversi. È docente di canto indiano al Conservatorio di Vicenza e tiene seminari e dimostrazioni in università e istituzioni di tutto il mondo; vive a Berlino.

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
21 – 24 aprile 2008

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