Istituto Musica Comparata Archives - Fondazione Giorgio Cini

Sguardi musicali – Workshop online

L’evento è parte della più ampia iniziativa denominata Sguardi Musicali: progetti di etnomusicologia audiovisiva, avviata nel 2018 dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini di Venezia con l’obiettivo di promuovere attività di formazione e sostegno alla produzione nell’ambito dell’etnomusicologia audiovisiva.

Marco Lutzu e Simone Tarsitani proseguono con i loro workshop dedicati alla presentazione e alla discussione di tematiche relative all’etnomusicologia audiovisiva e multimediale. Quest’anno il progetto prevede una nuova serie di workshop online, ciascuno incentrato su un ambito di interesse tecnico, teorico e metodologico nel campo dei media audiovisivi per la ricerca etnomusicologica.

Sono aperte le iscrizioni al primo workshop online Sguardi musicali 2026.

7 Maggio 2026 – 15:00-18:00 | Registrazioni aperte
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Exploring Audiovisual Archives in Ethnomusicology

Guest speakers: Daniele Zappatore (Università di Roma La Sapienza) e Lorenzo Chiarofonte (Università di Bologna)

Questo workshop esplora il ruolo degli archivi audiovisivi nella ricerca etnomusicologica, con particolare attenzione al loro potenziale come fonti di analisi e divulgazione. Riunendo prospettive diverse, la sessione si aprirà con una panoramica dello stato attuale degli archivi audiovisivi di interesse etnomusicologico in Italia, per poi affrontare una serie di argomenti, tra cui l’uso dei materiali d’archivio nell’ambito del progetto Guide all’ascolto delle musiche del mondo a cura dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati.

2 Luglio 2026 – 15:00-18:00
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Borsa Diego Carpitella – Presentazione della produzione del film attualmente in corso

Borsista Diego Carpitella 2025-2026: Nicola Renzi | Advocate of Yoik

Il film ripercorre il percorso di vita di Ánde Somby, giurista Sámi e custode della tradizione dello yoik. Patrimonio bioculturale condiviso dai Sámi e dalla loro terra ancestrale, lo yoik rappresenta una potente espressione di difesa della giustizia multibeing. Il titolo del film fa riferimento non solo al background professionale di Somby nel campo del diritto, ma anche alla radice latina “advocare”: usare la propria voce per portare aiuto a nome degli altri. Lo yoik incarna questo atto di difesa: un modo Sámi di dare voce con e per gli esseri le cui rivendicazioni, capacità di agire ed esistenza non vengono ascoltate e sono sempre più minacciate dal governo coloniale dei coloni e dai regimi estrattivi.

Borsa di studio Diego Carpitella 2026-2027: il progetto vincitore sarà annunciato nel giugno 2026.

10 Settembre 2026 – 15:00-18:00
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Ambisonics: Theory and Practice from Field Recording to the VR Headset

Guest speaker: Giovanni Cestino (LEAV – AudioVisual Ethnography Lab, Università di Milano)

La registrazione ambisonica è diventata solo di recente una tecnica accessibile nell’etnomusicologia. Nonostante la sua flessibilità in termini di editing e output, le competenze specifiche e le conoscenze tecniche richieste per la registrazione e la post-produzione ne hanno limitato una più ampia diffusione nella ricerca e nella divulgazione. Il workshop offrirà un’introduzione tecnica al formato ambisonico, trattando le opzioni relative alle attrezzature e le strategie di editing di base per i principianti. Verranno forniti materiali selezionati tratti da casi di studio nell’ambito dell’etnomusicologia e dell’ecologia acustica per una sessione pratica dedicata. Particolare attenzione sarà riservata ai formati di output, con particolare riferimento all’uso delle registrazioni ambisoniche come audio spaziale per i video a 360°. L’analisi degli aspetti tecnici sarà integrata da riflessioni critiche sui potenziali ruoli dell’ambisonia nell’analisi e nella documentazione del suono, nonché nel più ampio dibattito sulla mediazione tecnologica e sull’immersività.

Inviate un’e-mail all’indirizzo [email protected] entro il 5 maggio per confermare la vostra partecipazione e ricevere il link Zoom per partecipare all’evento.

Kapila Venu. Pārvatīviraham

Lo spettacolo è organizzato dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati ed è parte di una tournée italiana ideata e promossa dalla Sapienza Università di Roma con il progetto di ricerca: “TEXT_ACT. TEXTs living on stage: goddesses, queens and courtesans from Sanskrit theatre to the ACTresses of present day Kutiyattam”. La tournée oltre Venezia (Fondazione Giorgio Cini) e Roma (Nuovo Teatro Ateneo), comprende Bergamo (Teatro Tascabile) e Palermo (Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino).

Kapila Venu è nota a livello internazionale per le sue rappresentazioni di Naṅṅyār-kūttu Kūṭiyāṭṭam, un’arte performativa che dal 2001 è divenuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

In Kerala, l’attrice tradizionale è la Naṅṅyār: è più di una danzatrice e ha un’origine molto antica. Il mito la fa risalire a Ghṛtācī, un’apsaras, un’artista semidivina, discesa dal cielo. È un caso unico, perché si tratta di una tradizione ancora viva e non si conoscono molte tradizioni altrettanto consolidate di donne performer. Nel Kūṭiyāṭṭam la Naṅṅyār può interpretare diversi ruoli. Kapila Venu presenterà alla Fondazione Giorgio Cini il Pārvatīvira ham, una delle pièce più iconiche del repertorio del Kūṭiyāṭṭam, già portata in scena dal suo maestro Ammannūr Mādhava Cākyār.

Per secoli questo tipo di spettacolo è stato portato in scena solo da uomini. La versione femminile è rappresentata da un’attrice che racconta la dinamica del marito, la moglie, e l’altra moglie. Quando una donna interpreta questa scena, la sua empatia per i personaggi femminili presenti nella storia implica un cambiamento significativo di prospettiva. È la stessa sequenza, ma con un’altra nuance.

“Credo che oggi, poiché l’arte deve riflettere i cambiamenti del nostro tempo, le donne debbano rivendicare la parità tanto nel mondo quanto sulla scena”. Kapila Venu

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Ingresso libero fino ad esaurimento posti

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‘Signori sentite il mio canto’

In occasione della pubblicazione del catalogo digitale e delle oltre mille registrazioni sonore riguardanti musiche di tradizione orale del nucleo veronese del Fondo Marcello Conati – Teresa Camellini, ora integralmente accessibili online sul sito della Fondazione Giorgio Cini, nonché del catalogo della ricca biblioteca appartenuta ai due ricercatori, l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati promuove una tavola rotonda, dal titolo ‘Signori sentite il mio canto’ Musiche e riflessioni sugli archivi sonori in occasione della pubblicazione online delle registrazioni del Fondo Conati-Camellini, per riflettere sul ruolo degli archivi sonori nei processi culturali della contemporaneità. Principale argomento di riflessione è l’individuazione di strategie efficaci e sostenibili per la catalogazione e la diffusione di queste fonti attraverso il web, nonché per valutare il loro impatto reale o potenziale nel favorire la nascita di nuove pratiche performative.

L’Eco dei Cantadori da Fumane, i Solisti di Monchio delle Corti e il Coro Canossa eseguiranno alcuni brani tratti dai repertori documentati da Marcello Conati, a testimonianza della volontà di mantenere viva la memoria di queste musiche nei luoghi attraversati dalla sua ricerca, segno tangibile delle possibili relazioni tra memorie sonore e nuove proposte musicali.

L’evento è organizzato in collaborazione con lIstituto Memoria & Durata. 

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Intervengono:
Giovanni Giuriati
Direttore IISMC, Fondazione Giorgio Cini
Costantino Vecchi
Archivio IISMC, Fondazione Giorgio Cini
Paola Barzan
Conservatorio A. Steffani di Castelfranco Veneto
Teresa Camellini
Istituto Memoria & Durata
Con la partecipazione di:
Eco dei Cantadori da Fumane di Valpolicella
(Verona)
Solisti di Monchio delle Corti
(Parma)
Coro Canossa di Ciano dEnza
(Reggio Emilia)

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    Seminari di musica classica ottomana Bîrûn

    L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati ha avviato nel 2012 Bîrûn, un progetto di ricerca pluriennale sulla musica ottomana, curato da Kudsi Erguner con la collaborazione di Giovanni De Zorzi

    I Seminari di alta formazione in musica classica ottomana sono rivolti a musicisti e musicologi che intendano perfezionare le loro conoscenze in questo importante ambito delle tradizioni musicali. 

    Per il nome dei seminari ci si ispira al passato: dopo la presa ottomana di Costantinopoli, del 1453, il sultano Mehmet II detto “Fetih il conquistatore” iniziò verso il 1465 la costruzione del palazzo imperiale che diverrà noto come Seray (dall’arabo Sarây, “palazzo”, il mozartiano “Serraglio”) oppure Bâb-i ‘Ali “Sublime Porta” che per secoli rimase la residenza prediletta dei sultani e, allo stesso tempo, il centro della vita artistica e culturale ottomana. Architettonicamente il Seray era suddiviso in una parte esterna e in una interna e tale suddivisione architettonica si rifletteva nelle sue istituzioni: il Birûn-i Hümâyûn amministrava la vita della corte esterna mentre l’Enderûn-i Hümâyûn si occupava della vita della parte interna del palazzo, che comprendeva la sala del trono, l’harem e gli appartamenti privati del sultano. In entrambe le sezioni esisteva una scuola di palazzo mekteb che si occupava dell’educazione musicale, così come dell’insegnamento della poesia, della calligrafia e della miniatura, ossia delle belle arti per le quali sarebbe divenuto famoso il mondo ottomano. 

    Il progetto di un corso di alta specializzazione di musica classica ottomana alla Fondazione Giorgio Cini, nasce proprio dall’idea del Birûn, scuola di Palazzo esterna ma vicina al cuore della cultura ottomana, proprio com’è Venezia, importante polo esterno di riferimento europeo per i suoi millenari rapporti con Bisanzio/Costantinopoli/Istanbul.

    Foto @Matteo De Fina 2017

    Il progetto di ricerca sulla musica ottomana curato da Kudsi Erguner

    Attività
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    Le edizioni di Bîrûn – nove ad oggi – includono diverse attività:

     

    – In collaborazione con l’editore Nota (Udine), l’Istituto ha pubblicato nella sua collana Intersezioni Musicali, sei CDbook, contenenti brani del repertorio studiato durante i seminari, con tracce audio dei concerti, registrate dal vivo alla Fondazione Giorgio Cini con ampi testi di commento e descrizione dei singoli brani;
    – l’edizione del 2019 ha visto la pubblicazione integrale del video del concerto, con la regia di Simone Tarsitani;
    -estratti video dei concerti finali dei seminari sono stati pubblicati nel canale YouTube della Fondazione
    Giorgio Cini, e raccolti nella playlist IISMC – Ottoman Classical Music;
    – una giornata seminariale presso l’Università Ca’ Foscari “Preludio a Bîrûn”;
    – un ciclo di seminari di alta formazione in musica classica ottomana diretti da Kudsi Erguner, della durata di cinque giorni, rivolti a musicisti professionisti e semi professionisti selezionati tramite un bando di concorso internazionale;
    – un concerto pubblico dell’ensemble selezionato accompagnato e diretto da Kudsi Erguner;
    – una pubblicazione a stampa affiancata da CD, edita da Nota (Udine);
    – l’edizione del 2019 ha visto la pubblicazione integrale del video del concerto, regia di Simone Tarsitani.

    Musica classica ottomana
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    La musica classica ottomana è basata sul sistema modale del maqâm ed è arricchita dagli apporti di compositori turchi, arabi, persiani, greci, ebrei e armeni i quali, tutti, operavano sui territori dell’impero. Considerare la musica classica ottomana una tradizione “etnica”, regionale o nazionale, sarebbe un errore poiché essa rappresenta un gusto ed una espressione condivisa di là dalle culture di provenienza, al pari della musica classica europea. L’estetica della musica ottomana, in particolare, è il risultato di influenze che vanno da Bisanzio, al Medio Oriente, all’Asia centrale, all’India.

    La musica classica ottomana nasce e vive nell’interculturalità: essa è la sintesi dell’eredità bizantina che dal XV secolo in poi viene fortemente influenzata dalla tradizione persiana/timuride, e dalla musica classica nata nella koiné arabo-islamica di Baghdad e Damasco; più tardi, sono rintracciabili tracce indiane (nomi di cicli ritmici e modi e lo scambio con il mondo europeo, fu continuo ed è oggi molto ben documentato. 

    Sociologicamente, il mosaico composito delle genti che convivevano sui territori dell’impero si rifletteva nei musicisti che operavano a corte, che potevano essere greci, armeni, slavi, italiani, zingari e confessare religioni diverse, sopratutte la cristiana e l’ebraica.

    Oltre che per la sua multi culturalità, la musica classica ottomana è riconoscibile nel mondo delle musiche classiche del mondo islamico per la sua forte connessione con il sufismo (tasawwuf) e con la sua peculiare pratica spirituale detta samâ‘, (“audizione, ascolto, concerto spirituale”). 

    Le testimonianze musicali che ci sono giunte dall’impero ottomano, in un arco di tempo che va dal XIII al XX secolo, costituiscono il migliore esempio della musica del maqâm: questo sistema musicale fu comune a tutte le genti che costituivano l’impero, senza distinzione di etnia o di religione. E’ importante notare che l’itinerario dei seminari Bîrûn è basato su delle ricerche musicologiche, e che non si tratta di musica turca, così come viene intesa oggi, né di musica armena o araba o ebraica, ma di un linguaggio musicale particolare e di una estetica condivisa che appartiene a tutti. La musica era trasmessa oralmente, ma anche grazie a varie forme di notazione usate in epoche diverse.

    Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati

    DIRETTORE
    Giovanni Giuriati

    Global Music Production in Times of Longevity: Aesthetics, Markets, Technologies, New Professional Competences and Transmission of Knowledge

    Deadline 30 giugno 2026


    La conferenza, che si svolgerà dal 10 al 12 Novembre 2026 è organizzata dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, con il supporto di Università di Griffith, Brisbane, Università di Exeter, UK e Università di Colorado Boulder.

    La conferenza, che si terrà solo in inglese, riunirà studiosi provenienti da diversi ambiti interdisciplinari: musicologi, etnomusicologi, studiosi di musica popolare, sociologi, esperti di musica e well-being, specialisti in neuroscienze applicate alla musica, antropologi, musicisti e attivisti culturali. Ricerche approfondite nel campo della psicologia musicale, della storiografia e dell’estetica dimostrano come i musicisti e i creatori di musica possano vivere una vita più attiva nella terza età, godere di un maggiore benessere psicofisico e di una maggiore libertà creativa e innovazione. Questo incontro mira a indagare come il cambiamento demografico influenzi la produzione musicale, dai concerti ai media, come il cambiamento demografico influisca sugli effetti della “nostalgia” e sulla persistenza delle pratiche musicali nel tempo, come porti allo sviluppo di nuove tecnologie di produzione sonora e di comunicazione e crei nuove professioni. Comprendere le diverse strategie di adattamento e le politiche culturali attraverso confronti interculturali – ad esempio in Cina, Giappone, foresta amazzonica, Africa subsahariana e non solo nel mondo occidentale – può aiutarci a capire come le società affrontano l’invecchiamento della popolazione globale e quale ruolo il suono e la musica svolgono (e possono svolgere) in questi processi.


    Abstract e testi

    Gli abstract di massimo 150-200 parole, accompagnati da 3–5 parole chiave e da una breve nota biografica (massimo 100 parole), devono essere inviati in inglese entro il 15 Giugno 2026 all’indirizzo [email protected]. La notifica di accettazione sarà inviata entro la fine di Luglio.

    Il termine per la presentazione delle proposte per il convegno “Global Music Production in Times of Longevity: Aesthetics, Markets, Technologies, New Professional Competences and Transmission of Knowledge” (IISMC, Fondazione Cini, Venezia) è stato prorogato al 30 giugno 2026.

    Calendario

    Gli abstracts (massimo 200 parole)  e le note biografiche devono pervenire entro il 30 Giugno 2026.
    Le notifiche di accettazione saranno inviate entro la fine di Luglio 2026.
    La conferenza si terrà dal 10 al 12 Novembre 2026.

    Rāga della Sera e della Notte. Il canto dhrupad di Amelia Cuni

    La cantante e compositrice Amelia Cuni (1958-2024) è stata la prima donna europea ad affermarsi nell’esecuzione dhrupad, un genere di musica vocale principalmente dominato da voci maschili e che affonda le sue radici nei templi e nelle corti dell’India premoderna. Il lavoro pioneristico della Cuni non soltanto continua ad ispirare generazioni di occidentali ma ha dato al dhrupad un orientamento contemporaneo, anche influenzato dalle sue esperienze nella musica sperimentale e di avanguardia.

    Questo CD-Book, dodicesimo volume della collana “Intersezioni Musicali” prodotta e curata dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, intende essere un omaggio di parole e suono all’artista recentemente scomparsa. Il volume include la registrazione di un concerto di canto dhrupad che Amelia Cuni tenne a Venezia nel 2000 e uno scritto introduttivo di Giovanni Giuriati in cui viene elucidato il lungo rapporto intrattenuto dall’Istituto (IISMC) della Fondazione Giorgio Cini con le tradizioni musicali e coreutiche dell’India. Completa questa pubblicazione un ampio saggio di Francesca Cassio sulla storia e i fondamenti del dhrupad, che colloca nello specifico contesto storico e musicologico sia la biografia della cantante sia i brani presenti in questa registrazione. Le tracce audio del CD sono fruibili anche attraverso il QR presente nel volume o dal sito dell’editore.

    Francesca Cassio, etnomusicologa, è Full Professor presso la Hofstra University di Long Island (Stati Uniti), dove ricopre anche l’incarico di Chair in Sikh Musicology. Ha condotto estese ricerche etnografiche in India, specializzandosi sul canto dhrupad delle tradizioni Dāgar e Gurbānī, di cui è anche apprezzata esecutrice. Autrice di una monografia sul dhrupad (Ut Orpheus, 2000), ha pubblicato numerosi saggi sulle musiche del subcontinente indiano, dalle tradizioni precoloniali a quelle della diaspora contemporanea.

    Ensemble Ilyos Arabov: lo Shash Maqom, musica d’arte tra Bukhara e Samarcanda dal XVI secolo

    Il 4 marzo 2026, nella Sala degli Arazzi della Fondazione Giorgio Cini, si terrà il terzo concerto ideato dal gruppo di studio dell’UKRI maqām beyond nation, realizzato in partnership tra University of London, SOAS e Università Ca’ Foscari di Venezia, DFBC.

    Il concerto è dedicato alla tradizione di musica d’arte detta shash maqom (“sei maqom”) sviluppatasi tra i centri culturali di Bukhara, Samarcanda, Khiva e Andijan sin  dal XVI secolo.

    L’ensemble, che giunge per la prima volta in Italia, è composto da:

    Ilyos Arabov, voce, liuto dutor
    Vosidjon Mahmudov, viella ghijak
    Farangiz Makhmudova, liuti tanburrubob
    Nasimkhon Muzaffarov, tamburi a cornice dafdoire, percussioni
    Dilorom Madrakhimova, danza

     

    Calung: gli ensemble in bambù di Banyumas (Giava Centrale)

    Quinta edizione della collana Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, la guida Calung: gli ensemble in bambù di Banyumas (Giava Centrale), realizzata da Daniele Zappatore, è dedicata alla musica degli ensemble di percussioni intonate calung giavanesi. I materiali audiovisivi presentati al suo interno sono stati raccolti nel corso dell’evento Musiche e danze dai confini di Giava. Calung–Lénggér Banyumasan, organizzato dall’IISMC nel 2024. Con l’intento di collocare la pratica della musica calung all’interno del più ampio panorama delle arti giavanesi, i contenuti sono organizzati in modo da evidenziare le caratteristiche uniche di questa tradizione musicale, passando dal suo stretto legame con la danza rituale lénggér fino a descrivere i principi che ne guidano la vivace e dinamica prassi esecutiva. In una prospettiva che riconosce come il sapere musicale sia fondato su conoscenze tecnico-materiali, alla descrizione del ruolo dei vari strumenti dell’ensemble si affianca un breve videodocumentario – realizzato a partire da materiali raccolti dall’autore sul campo – che illustra i processi di costruzione e intonazione degli strumenti in bambù. I ruoli e le funzioni degli strumenti in un ensemble di calung sono illustrati in una prima animazione multimediale, che mostra i principi musicali alla base dell’esecuzione attraverso l’integrazione di video e trascrizioni in notazione cifrata giavanese (kepatihan). Due ulteriori animazioni video approfondiscono invece le tecniche esecutive che caratterizzano il suono degli xilofoni gambang, i principali strumenti melodici dell’ensemble: mediante video e trascrizioni in tempo reale vengono presentati il funzionamento dell’intreccio ritmico-melodico (imbal) e le tecniche avanzate di ornamentazione melodica (gambangan e onelan) sui due xilofoni.

     

     

    Una performance di khyal dell’India del Nord

    Quarta edizione della collana Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, la guida Una performance di khyal dell’India del Nord, realizzata da Laura Leante, è dedicata al canto indostano khyal e alla musica che ne accompagna l’esecuzione. I materiali audiovisivi qui contenuti sono stati raccolti durante l’evento Musica indiana con Manjiri Asanare Kelkar, canto khyal, organizzato dall’IISMC nel 2023. L’evento ha visto protagonista la cantante di khyal di fama internazionale Manjiri Asanare Kelkar, accompagnata da due musicisti di grande esperienza: Nitin Ware al tabla e Dnyaneshwar Sonawane all’harmonium. La performance è stata documentata da Simone Tarsitani con un sistema di videocamere multiple, tracce audio sincronizzate e riprese fotografiche. Questi materiali, successivamente rielaborati in forma multimediale, sono andati a costituire il nucleo centrale di questa guida. Formatasi con il padre e noto tablista Anand Asanare, con il raffinato esponente della scuola stilistica di Jaipur Madhusudan Kanetkar, e infine con la celebre cantante Kishori Amonkar, Manjiri unisce una profonda conoscenza del repertorio khyal a una rara sensibilità musicale e a una notevole precisione tecnica. La voce melodiosa e l’originalità interpretativa fanno di lei una delle più autorevoli interpreti del khyal contemporaneo. Al fine di illustrare la complessità di una performance di khyal, i materiali qui presentati sono organizzati per presentare passo dopo passo i principali aspetti della musica e del canto indostano khyal, a partire dai fondamenti teorici. Dopo una contestualizzazione storica dello sviluppo di questo genere cortese e un’introduzione agli strumenti che compongono l’ensemble, una serie di animazioni grafiche introduce alcuni elementi fondamentali della teoria musicale indostana: i gradi della scala (svara), le strutture melodiche (raga) e i cicli ritmici (tala). La conoscenza di questi concetti è indispensabile per comprendere le scelte compiute dai musicisti nell’organizzare e modellare il materiale musicale durante una performance. Prendendo come riferimento l’esecuzione di un particolare raga, le animazioni video mostrano in che modo i diversi componenti dell’ensemble contribuiscano collettivamente all’andamento del brano, evidenziando l’interdipendenza tra canto, melodia strumentale e parti ritmiche. Un’attenzione particolare è rivolta alla dimensione essenziale del khyal, quella vocale: attraverso diverse animazioni video viene illustrato lo sviluppo melodico e il ruolo decisivo del rapporto tra testo e musica nelle scelte interpretative che plasmano la performance.

     

     

    Musiche nella Santería cubana

    Terza edizione della collana Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, la guida Musiche nella Santería cubana, realizzata da Marco Lutzu, affronta il ruolo dei ritmi dei tamburi batá nelle cerimonie per richiamare gli orichas, divinità della religione della Santería. I materiali audiovisivi presentati in queste pagine provengono dalle riprese effettuate in occasione dell’evento I tamburi batá nella Santería cubana, organizzato dall’IISMC nel 2016 nell’ambito del ciclo Musica e rito, e sono integrati da ulteriori registrazioni e immagini raccolte dall’autore sul campo. Tali materiali vengono qui riorganizzati e presentati sotto forma di animazioni video, che costituiscono l’elemento centrale della guida. I materiali qui presentati sono organizzati in modo da alternare prospettive diverse, così da offrire un quadro complessivo della pratica religiosa, degli strumenti musicali e del ruolo delle musiche. Dopo una sezione introduttiva, che ripercorre le origini e le caratteristiche della religione afrocubana della Santería e delinea le figure principali del pantheon di divinità orichas, i tamburi batá diventano subito protagonisti: un breve videodocumentario etnografico illustra infatti le diverse fasi della loro costruzione e il significato che essi rivestono nella pratica religiosa. Nel culto degli orichas, ai ritmi dei tamburi batá si affiancano il canto e la danza, che svolgono un ruolo necessario nel rituale (toque de santo) per invocare e richiamare le divinità. Due animazioni video mostrano rispettivamente la lunga sequenza strumentale introduttiva (orun seco), composta da formule ritmiche eseguite dai tamburi e dedicate ai diversi orichas, e i brevi canti eseguiti nelle fasi centrali della cerimonia (orun cantado). Infine, tre animazioni multimediali analizzano le intricate trame poliritmiche dei tamburi batá, descrivendo le transizioni tra le diverse formule, le ‘conversazioni’ tra i vari strumenti e la prassi improvvisativa. Tali aspetti vengono resi attraverso un sistema di trascrizione che consente di visualizzare lo sviluppo della sequenza ritmica nelle sue diverse articolazioni.