Istituto Musica Comparata Archives - Pagina 2 di 18 - Fondazione Giorgio Cini

Canto a lo poeta. Guitarroneros e cantori del Cile centrale

Il secondo numero Canto a lo poeta. Guitarroneros e cantori del Cile centrale, di Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, è dedicata ai repertori vocali e strumentali del canto a lo poeta cileno. I materiali che la compongono sono stati raccolti in occasione della registrazione per la quarta edizione di Zoom in on Masters dell’IISMC, pubblicata online nel 2021 e dedicata ai guitarroneros e ai cantori del Cile centrale. La sua realizzazione è stata possibile grazie al prezioso contributo e alla generosa collaborazione dei cantori Erick Gil e Roberto Carreño, e dell’etnomusicologo Claudio Mercado del Museo Chileno de Arte Precolombino. I materiali presentati in questa guida sono organizzati in modo da introdurre una contestualizzazione ampia della pratica del canto a lo poeta, per focalizzarsi progressivamente su aspetti riguardanti la prassi esecutiva di musica e verso cantato. Una prima distinzione tra le due diverse tipologie di repertori, il canto a lo divino, di carattere religioso, e il canto a lo humano, profano e secolare, viene presentata a partire da un video in cui i due poeti-cantori, Roberto Carreño e Erick Gil Cornejo, eseguono un breve esempio accompagnandosi con il caratteristico guitarrón cileno e con una chitarra dalle specifiche accordature ‘trasposte’. Un’attenzione particolare è riservata alla descrizione delle caratteristiche organologiche e dei significati culturali legati a questi strumenti: in una breve video-intervista, Roberto Carreño discute i ruoli e le funzioni della chitarra nel Cile rurale, mentre un’animazione video, realizzata a partire dall’esecuzione dei due musicisti, illustra le principali tecniche esecutive dell’accompagnamento strumentale con il guitarrón e la guitarra traspuesta. Come spesso accade, la pratica del canto a lo poeta non è rimasta immobile nel tempo. Una parte significativa della guida mette a confronto i contesti tradizionali di esecuzione con le trasformazioni contemporanee.

 

 

    Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale

    La collana editoriale Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, a cura di Lorenzo Chiarofonte, edita dalla Fondazione Giorgio Cini è co-finanziata dall’Università di Roma ‘La Sapienza’ nell’ambito del Progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN) EDItAVi. Valorizzazione e sviluppo degli archivi di etnomusicologia audiovisiva italiana attraverso le nuove tecnologie con fondi del Ministero dell’Università e della Ricerca.

    Obiettivi e ambito

    Le guide mirano a fornire strumenti critici per la comprensione della diversità musicale. Analizzando le caratteristiche coreutico-musicali di brani appartenenti a diverse tradizioni musicali del mondo, le guide approfondiscono lo stretto legame che esiste tra musica, cultura, società, integrando descrizioni testuali, immagini e animazioni multimediali realizzati a partire dai documenti audiovisivi presenti nell’archivio dell’IISMC.

    Le animazioni multimediali costituiscono il nucleo centrale delle guide e ne rappresentano l’aspetto più innovativo. Progettate per funzionare anche in modo autonomo rispetto al testo, mirano a rendere immediatamente accessibili gli elementi distintivi delle tradizioni musicali oggetto di studio. Ogni guida si conclude con alcune semplici prove per verificare le conoscenze acquisite attraverso testi e animazioni, che possono essere facilmente utilizzate come percorsi didattici da insegnanti e docenti.

    A partire da brani significativi di una particolare tradizione musicale, le guide esplorano gli aspetti generali della performance, quali il contesto culturale, le modalità di esecuzione, l’organico strumentale, i testi dei canti, gli elementi simbolici della performance. Inoltre, le guide offrono elementi analitici utili alla comprensione delle procedure formali e sintattiche peculiari di ciascuna musica: strutture metrico-ritmiche, processi di variazione delle melodie strumentali e vocali, relazione tra musica e verso cantato, sistemi di intonazione, procedimenti di combinazione delle parti, relazione tra musica e movimenti di danza.

    Organizzati secondo progressivi livelli di complessità, i materiali didattici presentati nelle diverse guide intendono fornire un valido supporto per la didattica musicale interculturale a studenti e docenti, rivolgendosi così a diverse tipologie di pubblico, incluso quello dei non esperti.

    Curatore: Lorenzo Chiarofonte
    Coordinamento editoriale: Chiara Picardi e Costantino Vecchi
    Progetto grafico: Multiplo 

    Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati

    DIRETTORE
    Giovanni Giuriati

    Musica per i culti di possessione in Birmania, Myanmar

    Il primo numero Musica per i culti di possessione in Birmania (Myanmar), di Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, è dedicato all’ensemble birmano hsaing waing e al ruolo che esso svolge all’interno delle cerimonie di culto degli spiriti nat.

    I contenuti qui presentati emergono dai materiali audiovisivi raccolti in occasione dell’evento Nat pwe. Musiche e danze per il culto degli spiriti a Yangon (Myanmar), organizzato dall’IISMC nel 2017 nell’ambito del ciclo Musica e rito, qui rielaborati e riproposti in una serie di animazioni video che costituiscono il nucleo principale della guida. Per restituire il significato che la musica assume in questi rituali di possessione, i contenuti sono disposti in modo da offrire un quadro generale del culto e delle cerimonie, per poi concentrarsi progressivamente sugli aspetti performativi e sulla dimensione sonora. I ritmi serrati e intrecciati dello hsaing waing – l’ensemble formato da gong, tamburi intonati, oboi e voci, qui descritto a partire da immagini raccolte sul campo dall’autore – forniscono l’energia che sostiene le danze di possessione dei nat kadaw (medium), facilitando la comunicazione con gli spiriti. L’interazione tra l’azione degli strumenti, i movimenti del medium e la partecipazione del pubblico viene illustrata da un’animazione che ricostruisce lo svolgersi delle diverse fasi della possessione dei celebri Fratelli di Taungbyone, mettendo in evidenza la sequenza rituale di invocazione, danza, intrattenimento e congedo degli spiriti.

    Un approfondimento specifico è dedicato alla canzone ‘Shwe Byone Maung’, appartenente al repertorio delle nat thachin (‘canzoni per gli spiriti’), in cui un’animazione video evidenzia le diverse sezioni e la struttura musicale del brano. Infine, uno sguardo ravvicinato è riservato all’intreccio ritmico tra i due tamburi principali dell’ensemble: il pat waing, cerchio di tamburi che guida l’esecuzione, e il pat ma, grande tamburo sospeso. La loro interazione, uno degli elementi più distintivi di questa tradizione, viene analizzata attraverso una combinazione di schemi, trascrizioni musicali e animazioni video che mostrano in dettaglio come il dialogo fra i due strumenti dia forma e dinamismo alla performance.

    Borsa di studio Diego Carpitella 2026

    Deadline 15 aprile 2026


    L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, nell’ambito del progetto Sguardi musicali: progetti di etnomusicologia visiva, ha istituito, in memoria di Diego Carpitella, una borsa di ricerca finalizzata alla realizzazione di un prodotto audiovisivo di interesse etnomusicologico.

    Sono ammessi alla selezione giovani ricercatori italiani o stranieri, con esperienza nel campo dell’etnomusicologia audiovisiva (che preferibilmente non abbiano raggiunto il 40mo anno d’età al giorno della scadenza del bando), che presentino un progetto per la realizzazione di un prodotto audiovisivo originale e inedito.


    Per partecipare alla selezione i candidati devono compilare il modulo entro il 15 aprile 2026.

    Sguardi Musicali

    L’evento è parte della più ampia iniziativa denominata Sguardi Musicali: progetti di etnomusicologia audiovisiva, avviata nel 2018 dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini di Venezia con l’obiettivo di promuovere attività di formazione e sostegno alla produzione nell’ambito dell’etnomusicologia audiovisiva.

    L’edizione di quest’anno prevede un incontro di riflessione sulle esperienze di lavoro etnografico sul campo e la proiezione della documentazione audiovisiva frutto delle ricerche svolte, con la presenza dei registi, ricercatori, e curatori della rassegna, a cui seguirà la proiezione in prima assoluta del film realizzato da Kawkab Tawfik con il supporto della Borsa Diego Carpitella (2024-2025). Gli interventi esploreranno culture e tradizioni rituali del Nord-Est dell’Africa e del Medio Oriente, con particolare riferimento al culto di possessione e guarigione denominato zār.

    L’evento è organizzato in collaborazione con Università Ca’ Foscari Venezia e CFZ – Cultural Flow Zone.

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    [accordion_entry title=”Programma | h 14:00 — 18:00 “]

    La tradizione dell’Alto Egitto 
    di Giovanni Canova (1978-1982) | film in Super 8, 35 min
    già docente all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

    La tradizione dell’Alto Egitto (1978–1982) è un raro documentario etnografico che offre un vivido ritratto delle tradizioni quotidiane dell’Egitto meridionale. Girato nel corso di diversi anni da Giovanni Canova, il lavoro ritrae i ritmi della vita rurale nell’Alto Egitto attraverso autentici esempi di canti di lavoro, canti domestici, musica e danze tradizionali. La cinepresa segue i contadini nei campi, le donne nelle loro case e le comunità riunite per le feste, rivelando i profondi legami tra canto, lavoro e religiosità popolare. Gli spettatori hanno anche la possibilità di osservare da vicino il folklore locale e le celebrazioni religiose, dove la musica diventa sia un legame sociale che un’espressione spirituale. Il film non presenta sottotitoli, in modo che chi assiste si concentri sull’immagine. 

    Documentazione etnografica di dhikr jahrī maschili ad Andijan, Uzbekistan
    di Giovanni De Zorzi (2003) | SD video, 5 min
    Università Ca’ Foscari Venezia

    Seduta di dhikr jahrī tenutasi nella notte del 22 maggio 2003 ad Andijan (Uzbekistan) nella dimora privata dello shaykh Adil Khan Qāri. Il cerchio (halqah) di dervisci pratica svariati tipi di dhikr vocale (jahrī) che possono fungere da ostinato a poesia di argomento spirituale e, in alcune fasi, da supporto a movimenti fisici (raqs) collettivi.

    Documentazione etnografica di zikri femminili a Harar, Etiopia
    di Simone Tarsitani (2003) | SD video, 5 min
    Durham University, UK

    Ziyārah (pellegrinaggio) alla sede distaccata del santuario Qurrabe Limay nella notte del 10 febbraio 2003. Un gruppo di donne canta e danza zikri, in parallelo ad un rituale di mawlūd (celebrato da soli uomini) in occasione della festività di Arafa a Harar, Etiopia. In due momenti del video è possibile osservare lo stato alterato di coscienza di una delle partecipanti alla danza. 

    Il Mingis: un culto di possessione somalo 
    di Francesco Giannattasio (1982) | film in Super 8, 16 min
    già docente all’Università di Roma “Sapienza”

    Questo filmato è stato realizzato a partire dai materiali di documentazione audiovisiva raccolti nei giorni 11 e 18 marzo 1982 nel quadro di un progetto di ricerca nell’allora Repubblica Democratica Somala finanziato dall’Istituto di Psicologia del CNR e condotto da Raffaello Misiti, Francesco Antinucci, Alberto Antoniotto, Piero Coppo e lo stesso Giannattasio. Il video presenta i momenti salienti di un rituale, spiegato dalla voce di Jama Valedi intervistato da Piero Coppo. Jama Valedi è uno degli officianti che in Somalia presiedono al culto di possessione chiamato mingis (pronuncia “minghis”), variante dello zār (in somalo saar) praticato in diverse regioni dell’Africa Orientale musulmana e cristiana. Le pratiche del culto inducono stati di trance accompagnati da musica e danze che hanno per fine la guarigione di malattie che si credono causate dalla possessione degli spiriti detti mingis

    Documentazione etnografica dello zār 
    di Giovanni Canova (1978) | audio e fotografie, 5 min
    già docente all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” 

    Le fotografie documentano una seduta di zār a Luxor del 24 maggio 1978, condotta da al-Sayyidah al-Nubiyyah, una donna anziana che scandiva il canto con un tar (grande tamburo a cornice), mentre altre due donne la accompagnavano con una duḥullah (tamburo tubolare a calice di terracotta) e un riqq (tamburello con sonagli). Le registrazioni audio documentano una successiva seduta di zār organizzata in un’abitazione privata.

    ANTEPRIMA

    Disappearing Zār: Salīlah the Spirit of the Water
    di Kawkab Tawfik (Borsa Diego Carpitella, 2025), 60 min
    Institut Français d’Archéologie Orientale du Caire (IFAO)

    Radicato nelle antiche tradizioni dell’Africa nord-orientale, lo zār è un rituale di possessione spirituale e terapia coreutica che da tempo funge da strumento di guarigione e liberazione emotiva. In Egitto, tuttavia, negli ultimi cinquant’anni questa pratica ha subito una crescente stigmatizzazione e repressione, che ha spinto le comunità che la attuano ai margini della società e minacciato la sopravvivenza stessa del rituale.

    Attraverso una combinazione di interviste intime e filmati d’archivio, il film presenta lo zār nelle sue caratteristiche essenziali, esplorando al contempo i temi dell’emarginazione sociale e di genere all’interno di questo mondo spirituale in via di estinzione.

    Al centro della narrazione c’è Samāḥ, una donna oppressa dal peso della possessione. Tormentata da voci e visioni persistenti, si rivolge a una kūdya, una sacerdotessa zār, che le prescrive un rituale dedicato a Salīlah, lo spirito delle acque. Anche la madre di Samāḥ, devota seguace dello zār, era posseduta da Salila e celebrava cerimonie annuali per placare l’ira dello spirito, finché un giorno lei e cinque parenti annegarono misteriosamente nel Nilo. Da allora, Samāḥ non ha mai trovato il coraggio di celebrare un altro zār. Ora, mentre la possessione si fa più forte e comincia ad affliggere le sue due figlie, cerca aiuto da Muḥammad, uno degli ultimi musicisti zār che ancora celebrano rituali in Egitto. Convinto che non ci sia tempo da perdere, Muḥammad insiste che la cerimonia debba svolgersi sulle acque del Nilo.

    Mentre i preparativi procedono – tra i vivaci mercati di Bāb Zuwālah, la raccolta di oggetti sacri e la selezione degli animali da sacrificare – il film segue il percorso della comunità verso il rituale. Sul fiume, al ritmo ipnotico dei canti a Salīlah intonati da Muḥammad e dagli altri musicisti, Samāḥ inizia a danzare: la danza della possessione, una trance che la lega ancora una volta allo spirito e all’eredità delle generazioni di donne che l’hanno preceduta.

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    Ingresso libero fino a esaurimento posti

    Casanova a Levante

    Il concerto organizzato dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati mette in rilievo il profilo cosmopolita di Giacomo Casanova, attraverso l’esecuzione di musiche in voga al tempo dei suoi viaggi nell’Est.

    Il concerto evoca il profilo cosmopolita di Giacomo Casanova, europeo e Costantinopoli, sia di derivazione veneziana che ottomana, con strumenti appartenenti alle due tradizioni musicali. Tra gli scritti lasciati da alcuni ambasciatori del tempo, infatti, ritroviamo alcune musiche trascritte secondo i criteri occidentali, composizioni strumentali e vocali che si potrebbero definire turchesche. Anche gli strumenti musicali utilizzati creano un connubio tra importazione della cultura orientale e una “orientalizzazione” della tradizione strumentale occidentale. È il caso della vio la d’amore, adottata poi nel mondo ottomano col nome di sine keman, Si esibiscono: Stefano Albarello (direzione, qanûn, chitarra barocca), Peppe Frana (liuti lavta e tanbur), Giovanni De Zorzi (flauto ney) e Gianfranco Rus so (viola d’amore).

    Le composizioni scelte sono più o meno coeve al suo viaggio e sono proposte seguendo il percorso della sua avventura.
    Si alternano musiche recuperate dai resoconti dei viaggiatori occidentali con quelle tramandate da fonti più aderenti alla cultura ottomana. Ad esempio le composizioni raccolte dal principe moldavo Dimitrie Cantemir che studiò, in cattività, l’arte musicale ottomana, trascrivendo e in parte componendo secondo quel gusto culturale. Tra le
    varie fonti vi sono inoltre alcuni nomi autorevoli della musica occidentale quali Padre Giovanni Battista Martini, di cui si conserva un cartiglio di variazioni del “ballo turco” che potrebbero essere state composte di sua mano su un modello preesistente. Si ritrovano anche melodie che mescolano sonorità dell’Est Europa a quelle dell’Anatolia, come quelle presenti nella raccolta Melodiarium di Anny Szirmay Keczer.

    PROGRAMMA

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    [accordion_entry title=”Concerto |  h 19″]

    Antonio Vivaldi (1678-1741)
    Largo
    da: Concerto in re minore per viola
    d’amore, archi e basso continuo, RV 394

    Anonimo
    Air de Cantemir
    da: Charles Fonton (1725-1793)
    Essay sur la musique orientale compareé
    a la musique Europeéne*

    Dimitrie Cantemir (1673-1723)
    Peşrev Makâm Buselik – usuleş
    devr-i revan
    da: Kitâbu ‘Ilmi’l-Mûsiki ‘ala
    Vech’ al-Hurufât

    Anonimo
    Danse Greque
    da: Charles Fonton (1725-1793)
    Essay sur la musique orientale compareé
    a la musique Europeéne*

    Anny Szirmay Keczer (1615-1695)
    Tänze
    da: Melodiarum

    Aga Rida (XVII)
    Peşrev Makâm Hüseyni – usuleş sakil
    da: Dimitrie Cantemir (1673-1723)
    Kitâbu ‘Ilmi’l-Mûsiki ‘ala Vech’ al-Hurufât

    Anonimo
    Marche Jannissaire
    da: Charles – Henri de Blainville (1711-1769)
    Historie générale et philologique
    de la musique – Paris 1767

    Anonimo
    Chançon Turque
    da: Charles Fonton (1725-1793)
    Essay sur la musique orientale compareé
    a la musique Europeéne*

    Giovanni Battista Martini (1706-1784)
    Variazioni sul ballo turco
    da: Civico Museo Bibliografico Musicale
    di Bologna HH 35

    Dimitrie Cantemir (1673-1723)
    Der Makâm Rast – usuleş berefşan
    da: Kitâbu ‘Ilmi’l-Mûsiki ‘ala
    Vech’ al-Hurufât

    Anonimo
    Concerto turco nominato izia samaisi
    da: Giambatista Toderini
    Letteratura turchesca, 1787

    Anonimo, circa XVIII
    Hicaz Son Yürük Semâ‘î

    ENSEMBLE

    Stefano Albarello cetra qānūn,
    chitarra barocca e direzione musicale
    Giovanni De Zorzi flauto ney
    Gianfranco Russo viola d’amore (sine keman)
    Peppe Frana liuti a manico lungo tanbūr

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    Ingresso libero fino a esaurimento posti

     

    Spettacolo di marionette a filo | Riti, miti e musiche della Cina Orientale

    L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati mette in scena la tradizione del teatro di marionette a filo, forma d’arte profondamente radicata nella cultura della provincia del Zhejiang e riconosciuta come patrimonio culturale immateriale della Repubblica Popolare Cinese. Lo spettacolo, a cura della Compagnia Shuangfeng (doppia fenice) Rui’An, Municipalità di Wenzhou, Cinache, prevede quattro parti, pensate per far emergere le molteplici possibilità artistiche e sonore del teatro delle marionette della Cina orientale.

    Questo tipo di rappresentazioni rientra nel complesso sistema del teatro cinese che unisce pratiche rituali, espressioni drammaturgiche e tradizioni popolari ed è particolarmente legato alla tradizione Daoista. Il teatro di marionette a filo nella Cina Orientale rappresenta una forma performativa di alto valore tecnico, in cui l’abilità del marionettista è centrale per creare un’interazione fluida tra l’oggetto inanimato, l’espressione narrativa e quella musicale. La complessità esecutiva si riflette nella stretta sincronizzazione tra movimenti e dialoghi, dove i marionettisti operano in sinergia con i musicisti i quali eseguono brani con strumenti tradizionali cinesi, come il suona (oboe cinese), il pipa (liuto a quattro corde), il flauto dizi, e una varietà di strumenti a percussione che includono gong e tamburi, conosciuti collettivamente come luogu.

    Il progetto, a cura di Francesco Serratore (Zhejiang Conservatory of Music), prevede anche un incontro il 4 novembre tra gli artisti cinesi e gli studenti di Ca’ Foscari, dal titolo Il teatro di figura nella Cina orientale: analisi culturale e delle pratiche performative. Un’importante occasione di approfondimento e ricerca sul teatro di figura nella Cina Orientale, con implicazioni rilevanti per gli studi sul patrimonio culturale immateriale, la musica tradizionale e la conservazione linguistica.

    Evento realizzato con il contributo dell’Ufficio della Cultura, Radio, Televisione, Turismo e Sport della Citta di Wenzhou, il Dipartimento della Comunicazione del Comitato Municipale di Wenzhou, l’Ufficio della Cultura, Radio, Televisione, Turismo e Sport di Rui’An e l’Associazione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale di Rui’An. Con la collaborazione dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Dipartimento di Studi sull’Asia e Africa mediterranea, il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino e l’A.N.G.I. Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese.

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    [accordion_entry title=”Lo spettacolo”]

    Lo spettacolo, ha inizio con un brano strumentale eseguito dalla formazione chuida (fiati e percussioni), tradizionalmente utilizzato per annunciare l’inizio della performance. Subito dopo, le marionette evocano gli Otto Immortali taoisti, ciascuno con i propri simboli e poteri, in un momento di grande valore scenico e spirituale, accompagnato da versi propiziatori e ritmi di gong e tamburi. La terza parte propone scene ispirate all’opera locale di Wenzhou, l’Ouju, dove le melodie eterofoniche di strumenti a corda e flauto di bambù si intrecciano al canto maschile e femminile, mostrando le possibilità espressive del teatro delle marionette anche nella narrazione operistica. Il finale conquista il pubblico con le acrobazie del vero e del falso Sun Wukong, il Re delle Scimmie, che, seguendo il ritmo incalzante delle percussioni, culminano in un’esplosione di energia e spettacolarità, chiudendo la performance con grande impatto visivo e sonoro.

     

    • «五更头通» Toutong dei Cinque Geng
      Un brano di apertura festoso e propiziatorio, esclusivamente strumentale per oboe suona e luogu (gong e tamburi). Il suono squillante del suona insieme agli incalzanti ritmi dei gong e dei tamburi simboleggia il passaggio dalla notte all’alba, portando con sé un augurio di rinascita e prosperità. Il brano viene sempre utilizzato in apertura degli spettacoli e ha di norma la funzione di avvisare il pubblico dell’imminente inizio dello spettacolo.
    • «三星八仙庆贺» I Tre Astri e gli Otto
      Immortali celebrano L’invocazione degli Otto Immortali Taoisti è parte essenziale del repertorio per gli spettacoli rituali. Si tratta di una scena augurale in cui le divinità taoiste e gli spiriti benevoli dei tre astri (fortuna, longevità e ricchezza) invocano diversi spiriti e divinità facendo offerte per poi inchinarsi uniti in armonia al cielo e alla terra affinché vi sia un futuro di condizioni climatiche favorevoli, pace nazionale e prosperità. Un inno all’armonia e alla prosperità, attraverso un linguaggio poetico tradizionale, accompagnato dalla formazione musicale chuida (fiati e percussioni).
    • «杨正明封官起程» Yang Zhengming riceve la nomina e parte per l’incarico
      Yang Zhengming era un figlio devoto alla famiglia, e un giovane talentuoso che era riuscito ad ottenere il terzo posto all’esame imperiale. La storia narra alcuni dei momenti principali della sua vita, fino al quando, nel finale riceve l’incarico di Governatore di Yanghe. La storia è rappresentata nello stile dell’opera di Wenzhou Ouju, nella quale possiamo apprezzare una tipologia di canto graffiato che contrasta con le delicate e suggestive eterofonie dell’accompagnamento musicale sizhou (seta e bambù). La scena esprime i valori centrali del confucianesimo — virtù, onore e armonia familiare.
    • «真假美猴王» Il vero e il falso Re delle Scimmie
      Ispirata a un episodio celebre del Viaggio in Occidente, racconto epico-mitologico, spesso utilizzato nelle rappresentazioni teatrali, in cui si narra delle peripezie che il re delle scimmie deve affrontare quando si reca in India per diffondere in Cina le scritture buddhiste, questa scena mette in scena il conflitto tra il vero Sun Wukong (il Re delle Scimmie) e il suo doppio ingannatore. Con ritmo incalzante, acrobazie e dialoghi spiritosi, la performance esplora i temi della verità e dell’illusione, della lealtà e del discernimento. Un classico del teatro tradizionale cinese che unisce abilità attoriale, virtuosismo tecnico e simbolismo morale, concludendo lo spettacolo in un trionfo di energia e colore.

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    [accordion_entry title=”La compagnia”]

    La compagnia Shuangfeng è stata fondata nel 1989 da Wu Yanyao, oggi rappresentante della quarta generazione di marionettisti della famiglia Wu.

    Compagnia Shuangfeng (doppia fenice) (Rui’An, Municipalità di Wenzhou, Cina)

    Wu Yanyao direttore, marionettista principale, voce maschile
    Liu Huazheng oboe suona, flauto dizi, viella banhu
    Wu Yanbiao direttore musicale, tamburi dagu e biangu
    Yang Suifang seconda marionettista, voce femminile, piccolo gong
    Lai Sangai viella banhu, viella erhu, oboe suona

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    Ingresso libero fino a esaurimento posti

    Musica e suoni dopo il Covid-19

    La giornata di studi Musica e suoni al tempo del Covid-19: nuove creatività, nuove tecnologie, nuovi paesaggi sonori in tempo di crisi intende valutare le conseguenze della pandemia attraverso una riflessione sui suoni e le pratiche musicali, tra i temi di ricerca dell’Istituto nel 2025 anche nell’ambito della serie di workshop online Sguardi musicali.

    Compositori, specialisti del suono e musicologi si riuniscono per valutare l’impatto che la pandemia ha avuto sulla vita umana attraverso le particolari lenti della musica. In particolare, si riflette sulle modalità per le quali alcuni aspetti sono stati rapidamente dimenticati ed abbandonati, mentre altri hanno comportato un impatto duraturo nel tempo. L’evento è organizzato in collaborazione con l’Istituto per la Musica.

    programma

    [accordion][/accordion]
    [accordion_entry title=”9:30 — 10:00″]

    Institutional greetings and introductory remarks

    Gianmario Borio Director,
    Institute of Music, Fondazione Giorgio Cini

    Giovanni Giuriati Director,
    Intercultural Institute for Comparative Music Studies, Fondazione Giorgio Cini

    [/accordion_entry]
    [accordion][/accordion]

    [accordion][/accordion]
    [accordion_entry title=”10:00 — 12:00″]

    Institutional greetings and introductory remarks

    Giulia Sarno and Daniele Palma
    Tracing the medium-term impact of COVID on musical practices, participation, and research methods. A collaborative investigation


    Melanie Wald-Fuhrmann

    Balcony singing, courtyard concerts and splitscreen performances. Which COVID forms of musicking are here to stay?


    Cecilia Balestra

    Creativity, live music programming, and target audiences. Ongoing changes and strategies, from a national and international perspective

    [/accordion_entry]
    [accordion][/accordion]

    [accordion][/accordion]
    [accordion_entry title=”12:00 — 15:00″]

    Lunch break and visit to the exhibition ‘Venezia e le epidemie’
    [/accordion_entry]
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    [accordion][/accordion]
    [accordion_entry title=”15:00 — 18:00″]

    Marie Louise Herzfeld-Schild
    Sounding sickscapes: pandemic musicking across time


    Daniel Margolies

    Communitarianism, intimacy, and wellbeing in Latin American musical responses to the COVID and after


    Roberto Prosseda

    The transformation of the ‘live performance’ concept following online experiences during COVID.
    New paradigms in classical music engagement and pedagogy in the post-pandemic era


    Ilaria Meloni

    “Hypervisible” voices: digital media, gender, and power in post-pandemic Javanese Shadow Puppet Theatre

    Final Discussion

    [/accordion_entry]
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    Sguardi musicali 2025 – online workshops

    Marco Lutzu e Simone Tarsitani proseguono il percorso di formazione e supporto alla produzione nel campo dell’etnomusicologia audiovisiva e multimediale. Quest’anno il progetto prevede una nuova serie di workshop online, ciascuno incentrato su un argomento di interesse tecnico, teorico e metodologico nel campo dei media audiovisivi per la ricerca etnomusicologica, con particolare attenzione agli sviluppi introdotti dalla pandemia nella produzione, comunicazione e ricerca in campo musicale.

     

    9 maggio 2025 – 15:30-18:00

    Pandemia e Suono: Musica, Media e Ricerca ai tempi del COVID-19
    Relatore ospite: Giulia Sarno (Università di Firenze)
    Questo workshop esplora alcune delle rapide trasformazioni delle tecnologie audiovisive emerse durante la pandemia COVID-19, concentrandosi sul loro impatto sulle pratiche musicali e sulla ricerca accademica nell’ambito dell’etnomusicologia e nei campi correlati. Attingendo alle proprie esperienze di ricerca, i curatori e il relatore ospite presenteranno casi di studio specifici e riflessioni su come il fare musica, la divulgazione e la ricerca accademica si sono adattati ai nuovi ambienti digitali.

     

    4 luglio 2025 – 15:00-18:00

    Borsa Diego Carpitella – Presentazione delle produzioni audiovisive in corso
    Borsa Diego Carpitella 2024-2025: Kawkab Tawfik | Zar Ritual on the Nile: Salila, the Spirit of the Water. Il film esplora e documenta un rituale di possessione in Egitto, dalla fase divinatoria al rituale finale di danza della possessione.
    Borsa Diego Carpitella 2025-2026: il progetto vincitore sarà annunciato a giugno 2025

     

    19 settembre 2025 – 15:00-18:00

    Audiovisivi e multimedia nei musei e nelle mostre di interesse etnomusicologico
    Relatore ospite: Alcina Cortez (INET-md / NOVA University Lisbon)

    Il workshop analizza il modo in cui le risorse audiovisive e multimediali, in particolare il suono, stanno trasformando i musei e le mostre. I partecipanti discuteranno di come queste pratiche migliorino l’esperienza dei visitatori, favoriscano il coinvolgimento collettivo e aprano nuove modalità di rappresentazione delle culture musicali negli spazi pubblici, con particolare attenzione alle mostre di interesse etnomusicologico.

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    [accordion_entry title=”Modalità d’accesso”]
    Accesso libero fino a esaurimento posti. Per partecipare è necessaria la registrazione tramite mail: [email protected]
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      Sguardi musicali: progetti di etnomusicologia audiovisiva

      Nell’ambito della ricerca etnomusicologica, la registrazione audiovisiva ha assunto un ruolo centrale nella documentazione sul campo e nelle fasi successive dell’attività scientifica. La telecamera ha sostituito in gran parte il registratore audio, e la tecnologia digitale ha reso accessibile la produzione di documenti audiovisivi di qualità per archiviazione, analisi, didattica e divulgazione. Tuttavia, l’uso diffuso delle tecnologie audiovisive non è supportato da un’adeguata formazione dei ricercatori, soprattutto nell’ambito universitario, dove risorse limitate impediscono una didattica completa sulla ricerca sul campo e la produzione audiovisiva.

      In questo contesto, dal 2018 l’IISMC ha sviluppato un progetto sull’etnomusicologia audiovisiva, con la cura scientifica di Giovanni Giuriati, Marco Lutzu e Simone Tarsitani, articolato in tre iniziative. La borsa di ricerca annuale di 5.000 euro in memoria di Diego Carpitella sostiene un giovane ricercatore nella realizzazione di un prodotto audiovisivo etnomusicologico. Eventi di formazione e approfondimento coinvolgono esperti e partecipanti sui temi più attuali della documentazione audiovisiva. Infine, la rassegna di film etnomusicologici presenta i lavori realizzati dai vincitori della Borsa Carpitella.

      Concerto di Yair Dalal © Marco Lutzu.

      Borsa di studio Diego Carpitella 2026

      Iniziative annuali del progetto Sguardi Musicali

      Progetti vincitori della Borsa Diego Carpitella
      plus

      2018-2019 | Christopher Ballengee
      Sweet Tassa: Music of the Indian Caribbean Diaspora

      2019-2020 | Dario Ranocchiari
      Videomusiking Al Ándalus

      2020-2021 | Petr Nuska
      Hopa lide

      2021-2022| Daniele Zappatore
      Carang Pring Wulung: The Journey of a Bamboo Gamelan Maestro

      2022-2023 | Shan Du
      Devagan

      2023-2024 | Diego Pani
      MANTÈNNERE: Custodire il Suono del Sacro

      2024-2025 | Kawkab Tawfik
      Zar ritual on the Nile: Salila, the spirit of the water

      2025-2026 | Nicola Renzi
      The Advocate of Joik

      Workshop nel campo dell’etnomusicologia audiovisiva
      plus

      Eventi di formazione e approfondimento affidati a esperti e professionisti sui temi più attuali della documentazione audiovisiva:

      12-16 giugno 2018
      La documentazione audiovisiva della ricerca sul campo

      17-21 giugno 2019
      La documentazione audiovisiva della ricerca sul campo: progettazione e montaggio

      26-27 settembre 2020
      La Borsa Carpitella: passato, presente e progetti futuri

      14-18 giugno 2021
      Etnomusicologia visiva e piattaforme online

      12-15 luglio 2022
      Documentazione audiovisiva della performance musicale

      3-6 luglio 2023
      Editing e montaggio della documentazione audiovisiva

      Workshop online del 2024 (10 maggio, 12 luglio, 13 settembre)
      Workshop online del 2025 (9 maggio, 4 luglio, 19 settembre)

      Rassegna di film etnomusicologici
      plus

      Rassegna pubblica incentrata sulla presentazione dell’ultimo film realizzato col supporto della borsa Diego Carpitella, con l’intento di promuovere riflessioni su temi rilevanti dell’etnomusicologia audiovisiva insieme all’autore, fornendo l’opportunità di avere feedback sul lavoro appena completato.

      Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati

      DIRETTORE
      Giovanni Giuriati