Istituto Musica Comparata Archives - Pagina 8 di 18 - Fondazione Giorgio Cini

Etnografia degli studi di registrazione

 

Seminario Musiche (e musicologie) del XXI secolo

Gli etnomusicologi, che da sempre si occupano di musiche ‘viventi’, devono misurarsi con la continua ridefinizione dei luoghi e delle pratiche della produzione musicale. In questa prospettiva, lo studio di registrazione è diventato negli ultimi decenni un importante luogo di ricerca. Il tema sul quale si intende riflettere è la possibile applicazione dell’indagine etnografica, propria del metodo antropologico, a un mondo contemporaneo e tecnologico quale quello degli studi di registrazione, con l’obiettivo di costruire modelli interpretativi sulle musiche contemporanee. Alcune questioni ‘classiche’ della ricerca etnomusicologica (studio dei processi creativi, performativi, status del musicista) si possono affiancare a nuove questioni sollevate dal mutato contesto – lo studio di registrazione – nel quale si svolgono (mancanza di pubblico diretto, rapporto con le tecnologie sempre più sofisticate, delocalizzazione e frammentazione del lavoro di gruppo, ruolo creativo di figure professionali diverse dal musicista, quali il produttore, il fonico).

 

Nel corso del XX secolo, l’evoluzione dei luoghi di produzione di musiche riprodotte ha accompagnato sia i musicisti nell’adattare il loro fare musica, sia gli studiosi nell’elaborare strategie di comprensione dei fenomeni musicali. Lo studio di registrazione è stato il territorio principale in cui è avvenuto il passaggio tra il mondo dell’oralità/scrittura a quello dell’oralità meccanica ed è diventato inoltre un luogo privilegiato per la miscela di generi, stili, strumenti musicali, ma anche di ricerca. Gli studiosi che interverranno al Seminario hanno formazione e biografie (musicali e scientifiche) molto diverse tra loro: studiosi di etnomusicologia, di popular music, produttori musicali, musicisti con esperienze di ricerca in contesti nelle diverse parti del globo e nell’ambito dei più diversi generi musicali (musiche di tradizione orale, popular music, jazz, musica contemporanea, musica per il cinema). Assieme rifletteranno su come l’idea di “etnografia”, proveniente dagli studi etno-antropologici, applicata ad un contesto come lo studio di registrazione – il luogo dove, forse più che nei concerti, i musicisti oggi si incontrano – stia fornendo strumenti innovativi di comprensione dei modi in cui la musica viene oggi prevalentemente concepita, eseguita e prodotta, e su come una prospettiva antropologica sia necessaria allo studio dei processi musicali contemporanei nei quali la tecnologia è sempre più pervasiva e raffinata e la diffusione mediatica sempre più determinante in ogni angolo del globo.

 

Giovedì Mattina, 24 gennaio

9.30-10.00

Serena Facci and Giovanni Giuriati

Introductory remarks

 

10.00-11.00

Alessandro Bratus

Processi che risolvono problemi. Lo studio di registrazione nelle culture della popular music, dalla nicchia alla norma – e ritorno

 

11.00-11.30 Coffee break

 

11.30-13.00

Thomas Turino

Recording as Replica/Recording as Musical Practice

 

Giovedì Pomeriggio, 24 gennaio

14.30-16.00

Jeremy Wayne Wallach

The Entextualization of Performative Sociality: Ethnomusicological Approaches to Sonic Encoding and Decoding

 

16.00-16.30 Coffee break

 

16.30-18.00

Ilario Meandri

Memorie orali e archeologia della tecnica: International Recording (1959-1969)

 

Venerdì mattina, 25 gennaio

9.30-11.00

Marco Lutzu

Approcci etnografici alla fonofissazione. Alcune riflessioni sulla produzione discografica in Sardegna

 

11.00-11.30 Coffee break

 

11.30-13.00

Hans Weisethaunet

The Ethnography of Recording—Sound, Agency, and Objects

 

Venerdì pomeriggio, 25 gennaio

14.30-17.30

Francesco Giannattasio, Pasquale Minieri, Simone Tarsitani

Esperienze e nuove sfide della produzione musicale in studio

 

Sabato Mattina, 26 gennaio

9.30-10.00

Alessandro Cosentino

Chitarristi dal Botswana e dal Malawi: creatività individuali in studio di registrazione

 

10.00-10.30

Vera Vecchiarelli

“La rifaceva anche centinaia di volte”: sulla registrazione della voce di De André in studio.

 

10.30-11.00 Coffee break

11.00-12.30

Eliot Bates

Technological and methodological assemblages: Analyzing the production of culture in Istanbul’s recording studios

 

12.30-13.30

Final discussion

L’epica leggendaria del Kosovo. Concerto – Il canto delle nozze di Halil

Tavola rotonda L’epica leggendaria del Kosovo
Concerto Il canto delle nozze di Halil

Il cuore della penisola balcanica, nelle aree di confine tra Serbia, Montenegro, Kosovo e Albania, punto di incontro tra l’area slavofona e albanofona, è il terreno di una delle più celebri tradizioni di canto epico, oggetto già negli anni trenta del secolo scorso delle ricerche di Parry e Lord che rivoluzionarono lo studio della narrazione epica sia scritta che orale.
Il seminario e il concerto, promossi dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati,  intendono soffermarsi su una tradizione di canto epico che, attraverso varie trasformazioni legate anche alle complesse vicende storiche dell’area, si presenta oggi vitalissima; essa vede uno dei suoi nuclei principali nei canti in lingua albanese delle montagne di Rugova, in Kosovo, al confine con il Montenegro, di cui il cantore Isa Elezi Lekgjekaj (1947) – invitato a Venezia per l’occasione – è il maggior interprete vivente. Il seminario introduttivo vedrà la partecipazione dei curatori della Milman Parry Collection della Harvard University e di Zymer Ujkan Neziri, dell’Istituto Albanologico di Priština, autore di numerosi volumi che hanno contribuito a fissare nella scrittura questi canti. Il concerto, in particolare, prevederà l’esecuzione integrale de Il canto delle nozze di Halil. Ad affiancare Isa Elezi Lekgjekaj durante il concerto vi saranno due esecutori di çiflteli e sharki (liuti pizzicati a manico lungo), con brani strumentali.

L’evento costituirà l’occasione per la presentazione del progetto, curato da Nicola Scaldaferri, di pubblicazione dei canti epici albanesi della Milman Parry Collection, rimasti inediti per oltre ottant’anni.


Programma
13 novembre 2018
Fondazione Giorgio Cini
Tavola rotonda ore 15.30 -17.45
“L’epica leggendaria del Kosovo” 
Interverranno:
Giovanni Giuriati, Università di Roma “La Sapienza” e Fondazione Giorgio Cini
Presentazione e saluti
Nicola Scaldaferri, Università di Milano
David Elmer, Harvard University
Zymer Neziri, Istituto Albanologico di Prishtina
Ettore Cingano, Università Ca’ Foscari Venezia
Discussant


Concerto 18.30 -19.45
Esecuzione integrale di “Il canto delle nozze di Halil” con sopratitoli in italiano.
 con Isa Elezi Lekgjekaj (cantore epico), Hasan Hasani (musicista) e Januz Mushkolay (musicista).

 

Musica e rito. Danze rituali del Malawi

Musica e rito. Danze rituali del Malawi
Rappresentazione rituale Gule Wankulu e Chinamwali

Musica e rito, il ciclo che indaga il rapporto tra musica e sfera del sacro, promosso dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia, quest’anno è curato da Giorgio Adamo e da Moya Aliya Malamusi, musicista originario del Malawi e docente presso l’Università di Vienna. Per questa quarta edizione dieci musicisti e danzatori, cinque donne e cinque uomini provenienti dallo stesso villaggio, nel distretto di Blantyre, sono stati invitati per rappresentare due rituali legati al culto dei defunti e all’iniziazione delle ragazze, tuttora presenti e in funzione nella loro comunità.

Il Gule Wankulu – grande danza delle maschere – è considerata una delle più importanti espressioni culturali del gruppo etnico-linguistico Chewa, maggioritario in Malawi e presente anche in alcune zone di Mozambico e Zambia. Inserita nella lista Unesco della Intangibile Cultural Heritage, la danza appartiene al rituale delle società segrete Nyau, volte soprattutto al culto dei defunti, ancora molto diffuso nelle sue funzioni originarie. Il termine Chinamwali si riferisce, invece, al rituale di iniziazione delle ragazze e ai canti e danze che  lo caratterizzano. Nonostante l’opera di dissuasione da parte delle chiese cristiane, il rituale è ancora presente in numerosi villaggi come preparazione alla vita adulta e al matrimonio.

Conferenza
22 Ottobre 2018, h 17.30
Auditorium Santa Margherita
Rappresentazione rituale
23 Ottobre 2018, h 18.30
Fondazione Giorgio Cini

Ensemble Bîrûn 2017, Musiche delle corti: da Herat a Istanbul

La collana Intersezioni musicali, pubblicata dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati (IISMC) della Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con l’editore Nota, propone quest’anno il quinto CD dedicato
alla fortunata serie Bîrûn, i seminari di alta formazione sulla musica classica ottomana diretti dal Maestro Kudsi Erguner. L’edizione 2017 di Bîrûn, da cui derivano le registrazioni per questo CD, è stata dedicata alle musiche delle corti del Khorasan e, più in particolare, alle opere del compositore ‘Abd-ul Qâdir Marâghî (Maragheh, 1360?-Herat, 1435), considerato tra le fonti principali della musica classica, colta, ottomana. Il CD contiene anche opere attribuite a Sultan Veled (1226-1312), al sultano timuride Huseyn Baykara (1469-1506) e al khan di Crimea Gazi Giray (1554-1607), trascritte da fonti orali ad opera di musicisti e musicologi turchi quali Rauf Yektâ bey (1871-1935), Refik Fersan (1893-1965) e Ulvi Erguner (1924-1974).
Khorasan (“sol levante”) era detta in lingua persiana la regione storica oggi divisa tra gli attuali Iran, Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan, e i suoi centri principali, le città di Ghazni, Bukhara ed Herat, furono nel tempo capitali di diverse dinastie, come quelle dei Sassanidi, dei Ghaznavidi e dei Timuridi. Parte integrante di Musiche delle corti: da Herat a Istanbul è anche un ampio libretto contenente un testo di Kudsi Erguner e una puntuale presentazione dei brani redatta da Giovanni De Zorzi, mentre le traduzioni dei testi dal persiano sono opera di Stefano Pellò.


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Sguardi musicali: Workshop con borse di studio

Nell’ambito della ricerca etnomusicologica, la componente audiovisiva sta diventando largamente preponderante nella documentazione sul campo, nella produzione dei risultati e nella divulgazione. La telecamera ha ormai sostituito il registratore in gran parte delle attività di documentazione e la tecnologia digitale ha reso accessibile la produzione di documenti audiovisivi di qualità per fini di archiviazione, analisi e pubblicazione. I filmati vengono utilizzati dagli etnomusicologi non soltanto per la produzione di documentari, ma anche per la divulgazione, per la didattica, per la creazione di archivi multimediali.

A questa grande proliferazione nell’uso delle tecnologie audiovisive non corrisponde una adeguata formazione dei ricercatori, a cominciare dall’ambito universitario dove il numero ridotto di docenti e risorse non consente, nella gran parte dei casi, di affrontare la didattica della ricerca sul campo e i procedimenti di documentazione, analisi e montaggio di prodotti audiovisivi come sarebbe necessario.

Per questo motivo, l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati (IISMC) ha pensato di sviluppare un progetto dedicato a queste tematiche, con la cura scientifica di Giovanni Giuriati, Marco Lutzu, Claudio Rizzoni e Simone Tarsitani, attraverso tre iniziative, distinte e complementari:

1) L’attivazione di una borsa di ricerca annuale di 5.000 Euro, borsa intitolata al pioniere dell’etnomusicologia visiva Diego Carpitella, indirizzata a giovani ricercatori per la realizzazione di un prodotto audiovisivo di argomento etnomusicologico. La borsa, offerta dalla Fondazione di Venezia, quest’anno è stata vinta dal Dr. Christopher L. Ballengee (LA, USA), che ha in progetto di realizzare un documentario sulle musiche (in poarticolare le percussioni tradizionali) di Trinadad de Tobago.

2) Workshop nel campo della etnomusicologia visiva. Per una settimana il Dr. Simone Tarsitani (Durham University) e il Dr. Marco Lutzu (Università di cagliari) terranno un workshop intensivo con dieci partecipanti selezionati tramite bando di concorso su un tema rilevante: La documentazione audiovisiva della ricerca sul campo. Parte integrante del workshop sarà la documentazione di un evento musicale organizzato dall’IISMC negli stessi giorni, il concerto di Sunanda Sharma.

Hanno vinto il concorso 2018:
Ferdinando Amato; Floriana Frida Asperti; Christopher L. Ballengee (vincitore della Borsa
Carpitella); Olga D. Ballengee; Celeste Cantor-Stephens; Vincenzo Della Ratta; Susannah Knights;
Blanche Lacoste; Davide Olori; Dario Ranocchiari; Thea Tiramani.

3) Rassegna internazionale di filmati e prodotti multimediali di ambito etnomusicologico. Nel corso di
due giornate verranno proiettati filmati recenti (fino a un massimo di 3 – 5 anni dalla realizzazione)
o prodotti multimediali (anche quelli pubblicati solo su internet, compresi prodotti destinati alla
didattica) a carattere internazionale, selezionati da una giuria e/o su invito. Al termine della rassegna una giuria attribuirà il ‘Premio Diego Carpitella’ al filmato che si sarà distinto per interesse della ricerca etnomusicologica, originalità, qualità musicali e livello di realizzazione filmica. La prima edizione della rassegna avrà luogo nel 2019 e vedrà la proiezione in prima assoluta del documentario prodotto grazie al finanziamento della Borsa Carpitella.

Per informazioni sui bandi e approfondimenti:

[email protected] – www.cini.it – t. +39 041 2710357

Per informazioni sul Centro Internazionale Vittore Branca:

[email protected] – www.cini.it – t. +39 041 2710253

 

 

Concerto di musica indiana: Sunanda Sharma e la Scuola di Benares

16 GIUGNO 2018, ore 18.30
VENEZIA, ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE

Concerto di musica indiana Sunanda Sharma e la scuola di Benares

Ingresso libero fino ad esaurimento posti, non è necessaria la prenotazione.

Anche quest’anno a San Giorgio si potrà ascoltare la musica classica indiana ed in particolare il canto khyal. L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati organizza, infatti, un concerto di musica classica dell’India del nord, proseguendo nel suo interesse per la cultura e le arti indiane che dura ormai da quasi un cinquantennio. L’artista invitata è la famosa cantante Sunanda Sharma, prosecutrice della tradizione musicale della scuola di Benares e della leggendaria Vidushi Girija Devi (1929-2017), veterana del canto classico indiano, deceduta pochi mesi fa. La formazione di Sunanda con Girija Devi è continuata fino agli ultimi giorni di vita della grande maestra e guida spirituale. Tutti questi anni al fianco della rigorosa Girija Devi hanno lasciato in eredità a Sunanda uno stile che si rifà alla tradizione classica degli shastra e a quella semiclassica contraddistinta dal bhav (sentimento); nello stesso tempo non le hanno impedito di evolversi musicalmente e sebbene sia conosciuta per l’esecuzione di generi classici e semiclassici quali khyaltappathumridadrachaiti, il suo repertorio include anche generi folk del Punjab, canti sufi e altri generi devozionali. In generale, Sunanda è considerata un’interprete di spicco della nuova generazione di cantanti della tradizione classica. Ha suonato nei più importanti festival indiani e internazionali, tiene lectures e workshop in tutto il mondo. Il 16 giugno si esibirà alla Fondazione Giorgio Cini accompagnata dal marito Jai Shankar alle tabla, dalla sua allieva Marged Trumped al tanpura e dall’harmonium. L’ingresso al concerto è libero fino ad esaurimento posti.

SUNANDA SHARMA, voce
JAI SHANKAR, tabla
MARGED TRUMPER, tanpura
REKESH CHAUHAN, harmonium

Info: [email protected] | T. +39 041 2710357

 

 

Concerto di musica ottomana Bîrûn

I Nefes delle confraternite sufi Bekthashi d’Istanbul e dei Balcani

Concerto conclusivo dei Seminari di Musica Ottomana 2018
a cura di Kudsi Erguner

24 marzo ore 18
Isola di San Giorgio Maggiore, Cenacolo Palladiano

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Ensemble Bîrûn 2018

Hakan Erkaraman VOCE

Berke Meyman VOCE

Burak Savaş VOCE

Buse Taş VOCE

Andriana Achitzanova Petala NEY

Giovanni De Zorzi NEY

Mert Sel TANBȖR

Deniz Halilağaoğlu KANUN

Dimitros Maragakis KEMENÇE

Nazeer Abdulhai ‘UD

Alexandros Rizopoulos PERCUSSIONI
______________________________________________________________________________________

Per questa nuova edizione dei seminari di musica ottomana Bîrûn, che avranno luogo dal 19 al 24 marzo, 2018, con la collaborazione di CODARTS (Rotterdam) e ITU (Istanbul), Erguner ha scelto la musica dei Bektashi.
Quella della confraternita sufi Bektashi è una tradizione sufi originaria del Khorasan, regione dell’attuale Iran nordorientale. Ḥājjī BaktāshVeli, il santo sufi eponimo della confraternita, fu anche un poeta contemporaneo di Mevlâna Jalaluddin Rumî, (1207-1273). La confraternita Bektashi ha svolto un ruolo importante nella storia ottomana: la fanteria armata dell’ordine dei Giannizzeri (da yeni ceri, “giovani truppe”) fu molto legata alla confraternita Bektashi sin dalla fondazione stessa dell’ordine militare.

Due sono i rami sviluppatisi: quello degli Alevi-Bektashi in Anatolia, e quello di Istanbul e dei Balcani detto anche Tariq-i Nâzenîn “la Via degli eletti”; quest’ultimo ramo ha contribuito al fiorire di una letteratura e di una musica molto particolari, legata al sistema modale del maqâm, detta complessivamente Nefes, “soffi dell’ispirazione divina”.
Nell’area balcanica detta anche Rumeli, “paese dei romani”, la confraternita resta molto influente e ancor oggi si trovano molti centri confraternali attivi in Romania, Serbia, Kosovo, Croazia, Slovenia, Albania, Macedonia, in Bulgaria e in Ungheria, come nel caso del mausoleo che sorge sulla tomba (türbe) del maestro Bektashi Gül Baba a Budapest

La musica dei Bektashi è ancora viva in Turchia nella musica per i Semah degli Alevi Bektashi e nelle musiche dei trovatori detti Ashık.
Se la tradizione dei Nefes è, però, quasi del tutto dimenticata ad Istanbul, alcune registrazioni delle confraternite dei Balcani dimostrano, invece, come questa sia rimasta viva in area balcanica.

Info:
[email protected]
T +39 041 2710357

 

Workshop e incontro con il maestro Taneda Michikazu. Le danze nel teatro nō

Entrambi gli appuntamenti sono curati da Bonaventura Ruperti, docente di lingua giapponese a Ca’ Foscari, che ha invitato per l’occasione il famoso maestro e attore di nō Taneda Michikazu (nato a Kyōto), esponente della IV generazione della famiglia Taneda, e maestro riconosciuto shokubun, ossia interprete professionista di più alto livello, della scuola Kongō. Taneda è direttore dell’Associazione del Nō e vice direttore dell’Associazione della scuola Kongō, membro della scuola di cerimonia del tè Urasenke e dal 1991 docente presso l’Urasenke gakuen, nonché autore di un libro sui rapporti tra nō e cerimonia del tè. Il maestro, durante il workshop aperto a studenti e appassionati, illustrerà le danze all’interno del teatro nō evidenziandone gli aspetti di maggiore rilievo all’interno del movimento scenico e la gestualità del teatro. Il lavoro si concentrerà sui drammi Takasago, in cui si esegue una danza di divinità e Hagoromo in cui invece a danzare è una creatura celeste.

Durante l’incontro pubblico, l’1 marzo alle ore 17 presso la Fondazione Giorgio Cini, il maestro
Taneda presenterà invece degli esempi di danze (shimai) di divinità, uomini, donne, follia e demoni dimostrando le peculiarità delle tipologie di personaggi. Verranno anche illustrati i modelli esecutivi (kata) di espressione di gioia e dolore quali si manifestano nella gestualità del teatro nō. Si sceglieranno anche dei brani salienti di canto o passi intonati nella recitazione (utai) del nō con il coinvolgimento dei presenti.
Gli eventi sono organizzati con il sostegno dell’agenzia governativa giapponese Bunka chō – Agency
for Cultural Affairs.

BOTTARI E TARANTELLE | Musiche per il Carnevale in Campania

BOTTARI E TARANTELLE 
Musiche per il Carnevale in Campania

In occasione del Seminario Musiche (e musicologie) del XXI secolo Diritto d’autore nelle musiche di tradizione orale: una nuova questione etnografica, l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati organizza un concerto con I Solisti di Montemarano e Pastellesse sound group venerdì 26 gennaio dalle 18.30 alle ore 20.


Bottari e tarantelle. Musiche per il Carnevale in Campania

Il concerto con i Pastellesse Sound Group (I bottari di Macerata Campania) e I Solisti di Montemarano (Avellino), è organizzato in collaborazione con l’Associazione Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa di Macerata Campania e con il Museo Civico Etnomusicale “Celestino Coscia e Antonio Bocchino” di Montemarano.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.


Pastellesse Sound Group

Nel rispetto della tradizione e con l’intento di divulgare e mantenere viva la cultura popolare delle “battuglie di pastellessa” tipica di Macerata Campania (Caserta), nasce nell’anno 2006 il gruppo Pastellesse Sound Group. Particolare è la tipologia degli strumenti musicali; botti, tini e falci sono infatti utilizzati, accanto ai più classici strumenti, nella produzione dello spettacolo musicale per creare quel particolare ritmo denominato “pastellessa”. Un rituale, questo, che nasce a Macerata Campania in epoca precristiana, quando era un quartiere di Capua antica, e che nel corso del tempo è divenuto l’elemento principale della festa di Sant’Antuono, la cui origine è riconducibile al XIII secolo. La ricchezza e la sovrapposizione dei ritmi sono un fattore fondamentale in questa espressione musicale: botti, tini e falci danno vita a ritmi che si rifanno alla sonorità e alla musica contadina della comunità maceratese, della quale i “bottari di Macerata Campania” sono tipici esecutori.

Pastellesse Sound Group dal 2006 è impegnato nella salvaguardia e nella valorizzazione della festa di Sant’Antuono, unica nel suo genere, che ogni anno si svolge il 17 gennaio a Macerata Campania. Nel 2011 il gruppo viene riconosciuto di Interesse Comunale dal Comune di Macerata Campania. Nel 2014 Pastellesse Sound Group pubblica il primo lavoro discografico “Tra Sacro e Profano”; nel 2015 pubblica il singolo “Sole e Sole (Lavoro Vero)”, nato dalla collaborazione del gruppo con la band I Calatia e il rapper Fabio Farti.


Associazione Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa

Alfonso Munno, Presidente

 Pastellesse Sound Group

Giuseppe Bellotta (violino), Pietro Bentivenga (fisarmonica), Donato Capuano (voce, tamorra e nacchere) Giuseppe Capuano (tino), Vincenzo Capuano (tino), Andrea Castiello ( falce), Nicola Castiello (capobattuglia), Battista Laudando (botte), Saverio Laudando (tino), Mario Roggiero (voce e chitarra), Domenico Salzillo (botte).

 Eseguiranno: Intro tradizionale; Oje tiritò; Cicerenella; Sole e sole; Brigante si more; Vulesse addeventare nu brigante; La zita; Zi munacella; Infrascata in Estemporanea; Canto dei Sanfedisti.


I Solisti di Montemarano

Vengono fondati nel 2000 da un’idea di Achille D’Agnese e Beniamino Palmieri al fine di valorizzare l’intero patrimonio musicale dell’alta Irpinia. Il gruppo è composto da una decina di elementi legati insieme da una profonda e sincera amicizia. Ambasciatori indiscussi della famosa tradizione del Carnevale e della tarantella montemaranese, hanno avuto l’onore di rappresentare Montemarano e l’intera Irpinia nel mondo: New York, Canada, Buenos Aires, Zurigo, Ginevra, Bruxelles, Budapest, Basilea e quasi tutte le città italiane.

Il gruppo inoltre ha collaborato con alcuni importanti artisti italiani della musica popolare, ad esempio: Eugenio Bennato, La nuova compagnia di canto popolare, Marcello Colasurdo, Carlo Faiello, i Cantori di Carpino. Il loro primo lavoro discografico “E chì ho murì” si fonda sul tentativo di restituire un nuovo sound ai canti tradizionali Irpini. La partecipazione ai CD ‘Lezione di tarantella’ a cura di Eugenio Bennato e ‘Il suono della tradizione’ di Carlo Faiello rappresenta il segno tangibile dell’importanza rivestita da I Solisti di Montemarano nello scenario della musica popolare irpina e italiana.


I Solisti di Montemarano

Umberto Cantone (clarinetto), Giovanni Cantone (clarinetto), Michele Cavaliere (tamburello), Generoso Coscia (….), Achille D’Agnese (canto e fisarmonica) Antonio Follo (danza), Pina Maria Follo (danza) Luigi Mastromarino (tamburello) Michelino Nicastro (…..)

Eseguiranno: Tarantella di Montemarano; Sulillo Mio (canto di lavoro); Iuccetella (canzone popolare); Tarantella di Montemarano.


 

 

 

 

Musiche (e musicologie) del XXI secolo Diritto d’autore nelle musiche di tradizione orale: una nuova questione etnografica

Musiche (e musicologie) del XXI secolo
Diritto d’autore nelle musiche di tradizione orale: una nuova questione etnografica

La questione della tutela del diritto d’autore è da lungo tempo oggetto di interesse dell’etnomusicologia, dato che per lungo tempo le normative a livello internazionale non hanno previsto particolari garanzie per opere che sono il frutto della tradizione orale e di una creazione condivisa. Già Carpitella, in Italia, segnalava negli anni Settanta il problema indicando come andassero individuate soluzioni per tutelare anche le musiche di tradizione orale nell’ambito dell’attività della SIAE e, di converso, riconoscere diritti, anche sul piano economico, agli esecutori-creatori di tali musiche. Anche organizzazioni internazionali come l’Unesco e l’IMC hanno riflettuto a possibili soluzioni senza raggiungere risultati soddisfacenti nonostante le numerose risoluzioni adottate in diversi incontri internazionali, anche perché tali risoluzioni sono state raramente applicate in passato. Negli anni Novanta e Duemila, sotto la spinta della World Music, è nato un nuovo movimento di pensiero, soprattutto negli Stati Uniti, volto alla tutela e al riconoscimento, anche economico, dei diritti dei musicisti extraeuropei nei confronti del mercato discografico e degli artisti mainstream della popular music, rilevando come le operazioni di campionamento digitale e la diffusione su internet costituissero un’enorme potenziale risorsa ma anche un grande rischio. Nel 2001, inoltre, fu proprio il Seminario Internazionale di Etnomusicologia dell’IISMC curato da Francesco Giannattasio ad affrontare la questione nell’ambito della World Music.

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Oggi questi disequilibri si sono in parte attenuati in una situazione che rimane comunque confusa e con normative carenti a livello nazionale e internazionale. Tuttavia, la questione si va configurando in maniera diversa rispetto al passato, ivi compreso il rapporto tra musicisti e ricercatori. Se, fino a poco tempo fa, il ricercatore si poneva il problema della tutela di musicisti inconsapevoli dei meccanismi alla base della distribuzione delle risorse del diritto d’autore e sosteneva il riconoscimento dell’autorialità anche a musicisti che non fanno uso della scrittura, in questi anni i contesti nei quali vengono eseguite le musiche di tradizione orale pongono al ricercatore nuove questioni etnografiche. Sono infatti i musicisti stessi che “depositano” le proprie musiche o le denominazioni tradizionali delle proprie musiche nelle sedi legali, in tal modo innescando sul territorio dinamiche nuove e peculiari.

Su queste dinamiche il Seminario intende riflettere considerando come, all’interno di una circolazione della musica – anche di quella cosiddetta tradizionale – sempre più spettacolarizzata, patrimonializzata e mediatizzata, i musicisti rivendichino la propria autorialità a volte anche in parte “appropriandosi” di patrimoni collettivi e condivisi dalla loro comunità di riferimento. Se da un lato essi hanno ragioni da vendere in relazione al mercato della musica, dato che il loro ruolo è stato per tanto tempo sottovalutato o affatto riconosciuto, dall’altro la loro azione individuale può portare a contrasti e contraddizioni molto forti nel loro ambito di riferimento, dato che ciò che essi suonano è in parte frutto della propria creatività e autorialità e in parte patrimonio condiviso secondo i modelli di creazione e circolazione collettiva delle musiche di tradizione orale che i demologi e gli etnomusicologi studiano e descrivono da lungo tempo. In tale prospettiva il ruolo del ricercatore cambia radicalmente dovendosi egli spesso misurare con istanze individuali di musicisti e con contesti fortemente dialettici nei quali è a volte anche chiamato a intervenire. Si pone così la nuova questione etnografica menzionata nel titolo di questo seminario: in che modo e fino a che punto le musiche di tradizione orale possono essere considerate prodotto della creatività individuale piuttosto che di una comunità che ne condivide le pratiche performative? Quali sono le dinamiche che si innescano a livello locale a seguito di questi nuovi scenari? In che modi e in che forme va regolamentato, in un delicato equilibrio, il riconoscimento (autoriale ed economico) del processo creativo e di rielaborazione di una tradizione dei musicisti e salvaguardato allo stesso tempo il diritto di una comunità di sentirlo come patrimonio comune?
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Programma dei lavori:

Giovedì 25 gennaio 2018

9.30-12.30

Giovanni Giuriati
Introduzione

Giovanni Giuriati e Beniamino Palmieri
La tarantella di Montemarano e i suoi diritti

Mariano Fresta
Dell’esistenza della proprietà intellettuale nel folklore. Il caso dei bottari di Macerata Campania

14.30-16.30

Ignazio Macchiarella

“A cada bidda su suo”. Questioni di “proprietà della musica” in Sardegna


Venerdì 26 gennaio 2018

9.30-12.30

Naila Ceribasic
Safeguarding intangible cultural heritage – a route towards protecting collective intellectual property rights?

Federica Mucci
La protezione internazionale del patrimonio culturale intangibile, “vivente” nelle comunità e nei singoli individui, tra difficoltà definitorie e tutela della creatività: la musica costantemente ri-creata

14.30-16.30

Lars-Christian Koch
Copyright and the Construction of Sonic Identities – Reflections on Scientific Sound Archives

 


18.30-20

Concerto con I Solisti di Montemarano e Pastellesse sound group
Bottari e tarantelle. Musiche per il Carnevale in Campania

Ingresso libero fino a esaurimento posti


Sabato 26 gennaio 2018

9.30-13.30

Italo Mastrolia

Musica di tradizione orale: lacune nella tutela giuridica del bene culturale immateriale e possibili rimedi, tra definizioni teoriche e disegno storico

Silja Fischer

IMC’s five music rights and copyright, a holistic approach