Istituto di Storia dell'Arte Archives - Fondazione Giorgio Cini

Ospite a Palazzo | “Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo” di Pompeo Batoni

In occasione della stagione di apertura della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, il nuovo “Ospite a Palazzo” è il dipinto con Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo di Pompeo Girolamo Batoni (Lucca, 1708 – Roma, 1787), risalente agli anni compresi tra il 1740 e il 1743. L’opera, che affronta il tema della genesi della vita attraverso un soggetto mai trattato precedentemente in pittura, interpretato a partire dall’iconografia classica di un gruppo di sarcofagi di epoca romana evocanti il mito di Prometeo, si deve alla mano di uno dei più famosi artisti del Settecento italiano, di cui però a Venezia esistono soltanto rare prove, e costituisce una testimonianza importante della sua passione per i temi mitologici, oltre che un esito notevole della prima maturità.

L’evento espositivo, promosso dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Centro delle Arti Lucca, rappresenta anche l’occasione per annunciare la nascita del futuro spazio museale del Centro delle Arti Lucca – nato dalla collaborazione tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti – dove il dipinto di Batoni sarà esposto a partire dal 2029.

Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo
plus

Il grandioso dipinto di Pompeo Batoni, uno dei più noti artisti del Settecento italiano, costituisce una testimonianza importante della sua passione per i temi mitologici, oltre che un esito notevole della prima maturità, affronta il tema della genesi della vita attraverso un soggetto mai trattato precedentemente in pittura e interpretato a partire dall’iconografia classica di un gruppo di sarcofagi di epoca romana evocanti il mito di Prometeo.

Il soggetto del dipinto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio (I, 76-88) e, insieme alla tela Atalanta piange Meleagro morente, appartenente alla stessa Fondazione, fu eseguito per il marchese Lodovico Sardini nel periodo in cui l’artista viveva tra Roma e la sua città natale, alla quale rimase sempre profondamente legato.

Il titano Prometeo è raffigurato mentre porta a compimento la sua più grande creazione: un giovane uomo modellato in creta che incarna l’ideale classico della bellezza, con ogni probabilità ispirato al celebre Ermes Pio-Clementino, allora noto come l’Antinoo del Belvedere. Accanto a lui, la dea Minerva – ispirata alla Minerva Giustiniani, addolcita secondo il canone della grazia – avanza per infondere la vita nella figura, porgendole una farfalla, tradizionale simbolo dell’anima.

La tela è prova dell’altissima qualità raggiunta da Batoni nella prima metà degli anni quaranta del Settecento. Definito come un “nuovo Raffaello”, egli lavorò per personalità illustri, dai papi Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI a Maria Teresa d’Austria, Federico II di Prussia e Caterina II di Russia. Fu noto soprattutto per le opere di soggetto religioso, mitologico e storico, nonché per i ritratti, destinati anche a facoltosi viaggiatori di passaggio a Roma.

Orari e modalità d’accesso
plus

Aperto tutti i giorni dalle ore 11 alle 19, chiuso il martedì.

Tutte le edizioni
plus

24 maggio — 21 luglio 2014

Il Ritratto di giovane con liuto di Agnolo Bronzino 

 

05 settembre — 02 novembre 2014

Adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto 

 

17 giugno — 28 settembre 2015

La Madonna di Pontassieve di Beato Angelico 

 

19 settembre – 15 novembre 2015

Il capriccio con campiello di Francesco Guardi 

 

08 aprile — 06 giugno 2016

San Marco di Andrea Mantegna  

 

28 maggio — 01 novembre 2021

San Giorgio e il drago di Paolo Uccello

 

15 luglio – 15 ottobre 2023

Varsavia, chiesa di Santa Croce di Bernardo Bellotto 

 

11 maggio — 16 luglio 2023

Cleopatra di Artemisia Gentileschi  

 

14 maggio — 08 settembre 2025

Il Cristo crocifisso di Antoon van Dyck

 

18 giugno — 27 settembre 2026

Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo di Pompeo Batoni

Painting in the Present Tense

Alla Galleria di Palazzo Cini, David Salle presenta un progetto che mette in dialogo pittura, storia dell’arte e nuove tecnologie. Al centro dell’esposizione vi è un modello di intelligenza artificiale sviluppato su misura a partire da una serie di opere realizzate dall’artista all’inizio degli anni Novanta, i Tapestry Paintings (1990–1992). Questo dispositivo concettuale permette a Salle di riflettere su una qualità fondamentale della pittura: la sua capacità di far convergere tempi diversi su un unico piano visivo. Come afferma l’artista, “tutto nella pittura esiste al tempo presente”.

Tapestry Paintings originali prendono spunto da arazzi russi del XVIII secolo, a loro volta ispirati a dipinti italiani del XVI e XVII secolo. Questa complessa stratificazione di riferimenti storici entra ora in relazione con il modello di intelligenza artificiale ideato da Salle, creando un ulteriore livello di interpretazione e trasformazione delle immagini.

Nel corso della sua carriera, Salle ha spesso integrato nuove tecnologie nella pratica pittorica, coerentemente con la sua convinzione che “il modo migliore per sovvertire il dominio della tecnologia è cooptarla per fini diversi”. Nelle sale di Palazzo Cini, questa ricerca si sviluppa sullo sfondo della storia stessa dell’artista, offrendo al pubblico un’occasione per osservare come pittura, memoria e innovazione possano intrecciarsi in un unico spazio visivo.

La mostra è realizzata in partnership con la Galleria Thaddaeus Ropac.

[accordion][/accordion]
[accordion_entry title=”Orari e modalità d’accesso”]
Aperto tutti i giorni dalle ore 11 alle 19, chiuso il martedì.

[/accordion_entry]
[accordion][/accordion]

Georg Baselitz. Eroi d’Oro

La mostra Georg Baselitz. Eroi d’Oro, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, presenta la più recente serie di dipinti di grandi dimensioni dell’artista tedesco. I piani dorati che costituiscono lo sfondo delle opere esposte non offrono alcuna illusione di profondità; creano una piattezza che ricorda le icone medievali o gli sfondi dorati delle opere del pittore rinascimentale nordico Stefan Lochner. I corpi dipinti da Georg Baselitz, eseguiti con linee nette, giacciono nudi su questi sfondi come se fluttuassero sulle loro superfici. Le opere in mostra includono autoritratti più grandi del naturale, nonché numerose rappresentazioni della moglie dell’artista, Elke, sua compagna di vita e modella ricorrente nelle sue opere.

Realizzati con vernice nera diluita che ricorda l’inchiostro, questi ritratti spettrali richiamano i dipinti di Hokusai e la calligrafia giapponese. Diverse tele incorporano pennellate spesse e viscose che si concentrano sulle figure, associando più colori per ottenere un effetto marmorizzato e variegato.
Sebbene l’oro abbia sempre avuto connotazioni e funzioni diverse nella sua pratica artistica, mai prima d’ora i dipinti di Baselitz avevano avuto una somiglianza così diretta con la pittura iconografica.

La mostra è realizzata in partnership con la Galleria Thaddaeus Ropac.

[accordion][/accordion]
[accordion_entry title=”Orari e modalità d’accesso”]
Aperto tutti i giorni dalle ore 11 alle 19, chiuso il mercoledì. L’ingresso è gratuito.

 

[/accordion_entry]
[accordion][/accordion]

«Saggi e Memorie di storia dell’arte» 48

SOMMARIO

  • Silvia Urbini, Amico Aspertini e il Nuovo Mondo
  • Francesca Girelli, Il baldacchino marmoreo per la cappella di san Giovanni Battista nella Cattedrale di Genova e l’allestimento delle reliquie del Precursore all’inizio del XVI secolo
  • Olga Piccolo, La ‘Leda al bagno’ della Scuola di Correggio già Salviati, Colonna e Rospigliosi: un interessante episodio di collezionismo nella Roma del XVI-XX secolo 
  • Fiorenzo Fisogni, Il Terzo Libro del Giardino della Pittura di Francesco Paglia. Una guida per l’Italia del Seicento 
  • Riccardo Naldi, Girolamo Seripando, Annibale Caccavello e il coro ligneo della cattedrale di Salerno
  • Vincenzo Mancini, Francesco Ruschi pittore romano?
  • Valeria Sedleryonok, La formazione della collezione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia dal 1807 al 1817 come costruzione di una nuova immagine della scuola veneta
  • Carolina Trupiano Kowalczyck, Jules-Robert Auguste, Eugène Delacroix, Louis La Caze e il barone Schwiter nella Parigi delle avanguardie. La nascita del gusto orientale e il revival del rococò francese
  • Fausta Piccoli, Una tela di Cosroe Dusi per Francesco Gualdo
  • Alice Cutullè, In memoria di Yole Biaggini Moschini: ritratti in prosa, pittura e scultura
  • Zavatta, “Siamo di fronte a un’offensiva organizzata in grande” Antonio Morassi, Roberto Longhi e le polemiche intorno alla Mostra dei Guardi del 1965
  • Greco, L’immagine della scultura di Hans Arp in Italia attraverso le fotografie riprodotte nelle pubblicazioni nazionali (1947-1966)

Ritorno a Monselice | Madonna con il Bambino di artista toscano del primo Quattrocento

Ritorna al Castello di Monselice un’altra straordinaria opera appartenuta alla collezione riunita da Vittorio Cini. Si tratta di una Madonna con il Bambino, in legno intagliato e dipinto, opera di maestro toscano degli inizi del Quattrocento che era stata trafugata il 10 marzo del 1977 e che grazie alle indagini del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, è stata fortunatamente recuperata e restituita alla Fondazione Giorgio Cini proprietaria del Castello al momento del furto.

Grazie agli accordi di collaborazione tra la Regione del Veneto, proprietaria attuale del Castello di Monselice, Veneto Edifici Monumentali srl, ente gestore del Complesso, e la Fondazione Giorgio Cini, la preziosa scultura recuperata dai Carabinieri torna ora nella splendida sede scelta per lei da Vittorio Cini.

Per l’occasione, è stata organizzata una presentazione presso l’Aula Businaro del Castello, dove l’opera sarà esposta fino alla primavera del 2027.

 

[accordion][/accordion]
[accordion_entry title=”Programma”]

SALUTI

Aldo Rozzi Marin
Amministratore unico, Veneto Edifici Monumentali s.r.l.

Filippo Giacinti
Assessore al Bilancio – Patrimonio – Affari Legali – Personale – Attuazione Programma e Agenda Digitale della Regione Veneto

Valeria Mantovan
Assessore all’Istruzione – Formazione – Competenze e Cultura della Regione Veneto

Stefano Peraro
Sindaco della Città di Monselice

Annalisa Nacchi
Direzione Gestione del Patrimonio, U.O. Complessi Monumentali e Progetti di Valorizzazione

Renata Codello
Segretario Generale, Fondazione Giorgio Cini

INTRODUCE

Luca Massimo Barbero
Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte,
Fondazione Giorgio Cini

INTERVENGONO

Federica Siddi
Storica dell’arte

Laura Cavazzini
Università di Trento

[/accordion_entry]
[accordion][/accordion]

 

[accordion][/accordion]
[accordion_entry title=” Madonna con il Bambino di artista toscano del primo Quattrocento“]

L’opera fu acquistata verso la fine del 1941 dall’antiquario romano Alfredo Barsanti e collocata con ogni probabilità nella cosiddetta Sala dell’angelo della Casa romanica – il nucleo più antico del complesso -, come risulta dall’atto di donazione del Castello di Monselice alla Fondazione Giorgio Cini, siglato il 23 febbraio del 1972. Pochi anni dopo, durante la notte del 10 marzo del 1977, alcuni ignoti fecero irruzione nella proprietà e trafugarono diversi manufatti, tra cui questa Madonna con il Bambino. Se ne persero così le tracce per molto tempo. L’azione congiunta del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia ha permesso infine di recuperare l’opera e restituirla alla Fondazione Giorgio Cini, titolare del Castello e delle opere lì custodite al momento del furto. 

Si tratta di un momento cruciale, non solo per la storia della collezione di Vittorio Cini, di cui la Fondazione ha da sempre inteso perpetuarne la memoria, ma anche per dare avvio a nuove ricerche intorno all’opera ritrovata, già attribuita con cautela allo scultore senese Francesco di Valdambrino, attivo tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo successivo. Se da un lato è infatti possibile rilevare delle affinità con alcune opere certe dell’artista, come la Madonna con il Bambino della chiesa di Sant’Andrea a Palaia, firmata e datata 1403, dall’altro non si può negare la sorprendente analogia con un’altra scultura lignea conservata al Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, ricondotta a uno scultore lucchese gravitante intorno al cantiere del duomo, negli anni in cui lo stesso Valdambrino soggiornava in città. Il recupero della Madonna Cini segna pertanto uno snodo fondamentale per indagare la circolazione di soluzioni e modelli nell’ambito pisano-lucchese: il confronto diretto con la Madonna lucchese potrà infatti chiarire la natura del loro rapporto, sia che l’una costituisca il modello dell’altra, sia che entrambe derivino dallo stesso prototipo, contribuendo così a delineare con maggior precisione l’articolato contesto di produzione artistica tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo.

[/accordion_entry]
[accordion][/accordion]

 

Questo contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci la password qui sotto.

Istituto di Storia dell'Arte

DIRETTORE
Luca Massimo Barbero

Questo contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci la password qui sotto.

Istituto di Storia dell'Arte

DIRETTORE
Luca Massimo Barbero

Questo contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci la password qui sotto.

Istituto di Storia dell'Arte

DIRETTORE
Luca Massimo Barbero

    Madonna con il Bambino

    La Madonna con il Bambino è una scultura lignea di un metro e 76 cm, risalente alla seconda metà del XIV secolo. La Madonna appare vestita di una tunica rossa impreziosita da ricami, coi bordi dorati; la avvolge un velo, di colore bianco con interno blu, le bordature dorate con foglia oro stesa con la tecnica “a guazzo”. La Vergine ha tratti nobili ed eleganti e una corona sul capo; regge tra le braccia il Bambino, che a sua volta accarezza una colomba. Con l’altra mano la madre regge un voluminoso libro aperto, consueto simbolo iconografico del futuro già scritto nel testo sacro.

    Il restauro, completato alla fine del 2025, è stato realizzato grazie al supporto di Save Venice Inc. e Christopher Todd Page, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia e e condotto da Stefania Sartori.

    LA STORIA

    Acquistata nel 1960 da Vittorio Cini presso l’antiquario fiorentino Giovanni Salocchi, la statua è sempre stata custodita nella Galleria di Palazzo Cini a San Vio. Pochi anni dopo, la Madonna è stata attribuita ad artigiani fiorentini del XIV secolo, individuati poi nella cerchia degli scultori Alberto Arnoldi e Giovanni di Ambrogio. Successivamente, l’attribuzione si è spostata a un autore abruzzese. 

    IL RESTAURO

    Importanti le analisi condotte durante il restauro che hanno ricostruito le vicende conservative della scultura: la Madonna era originariamente vestita di manto e tunica bianchi, decorati con pastiglia dorata. La statua risultava compromessa in numerosi punti e presentava tracce di interventi invasivi che hanno alternato la cromia.
    Il restauro ha quindi previsto disinfestazione, consolidamento delle parti lignee, pulitura delle superfici, ritocco e verniciatura finale

    Maestro Abruzzese (?), Madonna con il Bambino, Scultura in legno policromo, Seconda metà del XIV secolo, Palazzo Cini. La Galleria.

    Istituto di Storia dell'Arte

    DIRETTORE
    Luca Massimo Barbero

      Virginale delle collezioni d’arte antica

      Risalente alla fine del XVI secolo, lo strumento musicale a tastiera in forma di piccola spinetta era assai diffuso in età tardo-rinascimentale e particolarmente apprezzato per la dolcezza e l’armonia del suono.

      Il manufatto ha un ricco apparato decorativo all’interno e all’esterno, su fondo laccato che percorre interamente la cassa lignea: con motivi di cartigli e ghirigori dalle linee dorate su fondo nero. Anche i tasti bianchi in osso ed ebano sono ornati con lettere in oro e decorazioni arabeggianti. Il supporto è invece realizzato dall’assemblaggio di masselli lignei; nel piano armonico vi sono ancora le corde, i martelletti e tutte le parti utili per l’utilizzo dello strumento.

      Il restauro, concluso alla fine del 2025, è stato realizzato grazie al sostegno del Boston Chapter di Save Venice Inc., sotto la supervisione della  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia e e condotto da Stefania Sartori.

      LA STORIA

      Per stile e cronologia è stato accostato a un altro raffinatissimo esemplare, conservato presso il Royal College of Music di Londra, firmato da Giovanni Celestini a Venezia nel 1593, lo stesso periodo cui è databile il manufatto Cini.

      Acquistato da Vittorio Cini nel 1938 presso l’antiquario Antonio Carrer, il Virginale è stato poi collocato presso il salone d’onore del Castello di Monselice, come si può vedere nel volume di Nino Barbantini del 1940 dedicato all’antico complesso monumentale.

      IL RESTAURO

      Le analisi previe agli interventi conservativi hanno evidenziato la presenza di depositi superficiali e ridipinture delle parti danneggiate, che nel tempo si erano inglobati alle vernici, occultando dorature e lacche cangianti. Oltre alla rottura della portella principale, si risultavano tracce di un passato attacco di insetti xilofagi. Le operazioni si sono concentrate nel ripristino della pellicola pittorica originale e la sua vernice, la pulizia e l’intervento su piccole fratture e abrasioni. 

      Ignoto, Virginale, strumento della famiglia dei clavicembali con decorazioni in oro, fine XVI secolo, Misure: cm 25 x 120 x 52, Palazzo Cini. La Galleria.

      Istituto di Storia dell'Arte

      DIRETTORE
      Luca Massimo Barbero