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Religiographies vol.5 n.1

Rivista open-access e peer-reviewed, curata dal Centro Studi di Civiltà e Spiritualità Comparate della Fondazione Giorgio Cini. Con un approccio interdisciplinare, Religiographies promuove il dialogo tra storici, sociologi, antropologi, filosofi e psicologi su tre temi principali: misticismo, esoterismo e spiritualità.

Calung: gli ensemble in bambù di Banyumas (Giava Centrale)

Quinta edizione della collana Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, la guida Calung: gli ensemble in bambù di Banyumas (Giava Centrale), realizzata da Daniele Zappatore, è dedicata alla musica degli ensemble di percussioni intonate calung giavanesi. I materiali audiovisivi presentati al suo interno sono stati raccolti nel corso dell’evento Musiche e danze dai confini di Giava. Calung–Lénggér Banyumasan, organizzato dall’IISMC nel 2024. Con l’intento di collocare la pratica della musica calung all’interno del più ampio panorama delle arti giavanesi, i contenuti sono organizzati in modo da evidenziare le caratteristiche uniche di questa tradizione musicale, passando dal suo stretto legame con la danza rituale lénggér fino a descrivere i principi che ne guidano la vivace e dinamica prassi esecutiva. In una prospettiva che riconosce come il sapere musicale sia fondato su conoscenze tecnico-materiali, alla descrizione del ruolo dei vari strumenti dell’ensemble si affianca un breve videodocumentario – realizzato a partire da materiali raccolti dall’autore sul campo – che illustra i processi di costruzione e intonazione degli strumenti in bambù. I ruoli e le funzioni degli strumenti in un ensemble di calung sono illustrati in una prima animazione multimediale, che mostra i principi musicali alla base dell’esecuzione attraverso l’integrazione di video e trascrizioni in notazione cifrata giavanese (kepatihan). Due ulteriori animazioni video approfondiscono invece le tecniche esecutive che caratterizzano il suono degli xilofoni gambang, i principali strumenti melodici dell’ensemble: mediante video e trascrizioni in tempo reale vengono presentati il funzionamento dell’intreccio ritmico-melodico (imbal) e le tecniche avanzate di ornamentazione melodica (gambangan e onelan) sui due xilofoni.

 

 

Una performance di khyal dell’India del Nord

Quarta edizione della collana Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, la guida Una performance di khyal dell’India del Nord, realizzata da Laura Leante, è dedicata al canto indostano khyal e alla musica che ne accompagna l’esecuzione. I materiali audiovisivi qui contenuti sono stati raccolti durante l’evento Musica indiana con Manjiri Asanare Kelkar, canto khyal, organizzato dall’IISMC nel 2023. L’evento ha visto protagonista la cantante di khyal di fama internazionale Manjiri Asanare Kelkar, accompagnata da due musicisti di grande esperienza: Nitin Ware al tabla e Dnyaneshwar Sonawane all’harmonium. La performance è stata documentata da Simone Tarsitani con un sistema di videocamere multiple, tracce audio sincronizzate e riprese fotografiche. Questi materiali, successivamente rielaborati in forma multimediale, sono andati a costituire il nucleo centrale di questa guida. Formatasi con il padre e noto tablista Anand Asanare, con il raffinato esponente della scuola stilistica di Jaipur Madhusudan Kanetkar, e infine con la celebre cantante Kishori Amonkar, Manjiri unisce una profonda conoscenza del repertorio khyal a una rara sensibilità musicale e a una notevole precisione tecnica. La voce melodiosa e l’originalità interpretativa fanno di lei una delle più autorevoli interpreti del khyal contemporaneo. Al fine di illustrare la complessità di una performance di khyal, i materiali qui presentati sono organizzati per presentare passo dopo passo i principali aspetti della musica e del canto indostano khyal, a partire dai fondamenti teorici. Dopo una contestualizzazione storica dello sviluppo di questo genere cortese e un’introduzione agli strumenti che compongono l’ensemble, una serie di animazioni grafiche introduce alcuni elementi fondamentali della teoria musicale indostana: i gradi della scala (svara), le strutture melodiche (raga) e i cicli ritmici (tala). La conoscenza di questi concetti è indispensabile per comprendere le scelte compiute dai musicisti nell’organizzare e modellare il materiale musicale durante una performance. Prendendo come riferimento l’esecuzione di un particolare raga, le animazioni video mostrano in che modo i diversi componenti dell’ensemble contribuiscano collettivamente all’andamento del brano, evidenziando l’interdipendenza tra canto, melodia strumentale e parti ritmiche. Un’attenzione particolare è rivolta alla dimensione essenziale del khyal, quella vocale: attraverso diverse animazioni video viene illustrato lo sviluppo melodico e il ruolo decisivo del rapporto tra testo e musica nelle scelte interpretative che plasmano la performance.

 

 

Musiche nella Santería cubana

Terza edizione della collana Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, la guida Musiche nella Santería cubana, realizzata da Marco Lutzu, affronta il ruolo dei ritmi dei tamburi batá nelle cerimonie per richiamare gli orichas, divinità della religione della Santería. I materiali audiovisivi presentati in queste pagine provengono dalle riprese effettuate in occasione dell’evento I tamburi batá nella Santería cubana, organizzato dall’IISMC nel 2016 nell’ambito del ciclo Musica e rito, e sono integrati da ulteriori registrazioni e immagini raccolte dall’autore sul campo. Tali materiali vengono qui riorganizzati e presentati sotto forma di animazioni video, che costituiscono l’elemento centrale della guida. I materiali qui presentati sono organizzati in modo da alternare prospettive diverse, così da offrire un quadro complessivo della pratica religiosa, degli strumenti musicali e del ruolo delle musiche. Dopo una sezione introduttiva, che ripercorre le origini e le caratteristiche della religione afrocubana della Santería e delinea le figure principali del pantheon di divinità orichas, i tamburi batá diventano subito protagonisti: un breve videodocumentario etnografico illustra infatti le diverse fasi della loro costruzione e il significato che essi rivestono nella pratica religiosa. Nel culto degli orichas, ai ritmi dei tamburi batá si affiancano il canto e la danza, che svolgono un ruolo necessario nel rituale (toque de santo) per invocare e richiamare le divinità. Due animazioni video mostrano rispettivamente la lunga sequenza strumentale introduttiva (orun seco), composta da formule ritmiche eseguite dai tamburi e dedicate ai diversi orichas, e i brevi canti eseguiti nelle fasi centrali della cerimonia (orun cantado). Infine, tre animazioni multimediali analizzano le intricate trame poliritmiche dei tamburi batá, descrivendo le transizioni tra le diverse formule, le ‘conversazioni’ tra i vari strumenti e la prassi improvvisativa. Tali aspetti vengono resi attraverso un sistema di trascrizione che consente di visualizzare lo sviluppo della sequenza ritmica nelle sue diverse articolazioni.

 

 

Canto a lo poeta. Guitarroneros e cantori del Cile centrale

Il secondo numero Canto a lo poeta. Guitarroneros e cantori del Cile centrale, di Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, è dedicata ai repertori vocali e strumentali del canto a lo poeta cileno. I materiali che la compongono sono stati raccolti in occasione della registrazione per la quarta edizione di Zoom in on Masters dell’IISMC, pubblicata online nel 2021 e dedicata ai guitarroneros e ai cantori del Cile centrale. La sua realizzazione è stata possibile grazie al prezioso contributo e alla generosa collaborazione dei cantori Erick Gil e Roberto Carreño, e dell’etnomusicologo Claudio Mercado del Museo Chileno de Arte Precolombino. I materiali presentati in questa guida sono organizzati in modo da introdurre una contestualizzazione ampia della pratica del canto a lo poeta, per focalizzarsi progressivamente su aspetti riguardanti la prassi esecutiva di musica e verso cantato. Una prima distinzione tra le due diverse tipologie di repertori, il canto a lo divino, di carattere religioso, e il canto a lo humano, profano e secolare, viene presentata a partire da un video in cui i due poeti-cantori, Roberto Carreño e Erick Gil Cornejo, eseguono un breve esempio accompagnandosi con il caratteristico guitarrón cileno e con una chitarra dalle specifiche accordature ‘trasposte’. Un’attenzione particolare è riservata alla descrizione delle caratteristiche organologiche e dei significati culturali legati a questi strumenti: in una breve video-intervista, Roberto Carreño discute i ruoli e le funzioni della chitarra nel Cile rurale, mentre un’animazione video, realizzata a partire dall’esecuzione dei due musicisti, illustra le principali tecniche esecutive dell’accompagnamento strumentale con il guitarrón e la guitarra traspuesta. Come spesso accade, la pratica del canto a lo poeta non è rimasta immobile nel tempo. Una parte significativa della guida mette a confronto i contesti tradizionali di esecuzione con le trasformazioni contemporanee.

 

 

Musica per i culti di possessione in Birmania, Myanmar

Il primo numero Musica per i culti di possessione in Birmania (Myanmar), di Guide all’ascolto delle musiche del mondo. Percorsi di didattica musicale interculturale, è dedicato all’ensemble birmano hsaing waing e al ruolo che esso svolge all’interno delle cerimonie di culto degli spiriti nat.

I contenuti qui presentati emergono dai materiali audiovisivi raccolti in occasione dell’evento Nat pwe. Musiche e danze per il culto degli spiriti a Yangon (Myanmar), organizzato dall’IISMC nel 2017 nell’ambito del ciclo Musica e rito, qui rielaborati e riproposti in una serie di animazioni video che costituiscono il nucleo principale della guida. Per restituire il significato che la musica assume in questi rituali di possessione, i contenuti sono disposti in modo da offrire un quadro generale del culto e delle cerimonie, per poi concentrarsi progressivamente sugli aspetti performativi e sulla dimensione sonora. I ritmi serrati e intrecciati dello hsaing waing – l’ensemble formato da gong, tamburi intonati, oboi e voci, qui descritto a partire da immagini raccolte sul campo dall’autore – forniscono l’energia che sostiene le danze di possessione dei nat kadaw (medium), facilitando la comunicazione con gli spiriti. L’interazione tra l’azione degli strumenti, i movimenti del medium e la partecipazione del pubblico viene illustrata da un’animazione che ricostruisce lo svolgersi delle diverse fasi della possessione dei celebri Fratelli di Taungbyone, mettendo in evidenza la sequenza rituale di invocazione, danza, intrattenimento e congedo degli spiriti.

Un approfondimento specifico è dedicato alla canzone ‘Shwe Byone Maung’, appartenente al repertorio delle nat thachin (‘canzoni per gli spiriti’), in cui un’animazione video evidenzia le diverse sezioni e la struttura musicale del brano. Infine, uno sguardo ravvicinato è riservato all’intreccio ritmico tra i due tamburi principali dell’ensemble: il pat waing, cerchio di tamburi che guida l’esecuzione, e il pat ma, grande tamburo sospeso. La loro interazione, uno degli elementi più distintivi di questa tradizione, viene analizzata attraverso una combinazione di schemi, trascrizioni musicali e animazioni video che mostrano in dettaglio come il dialogo fra i due strumenti dia forma e dinamismo alla performance.

Religiographies vol.4 n.1

Rivista open-access e peer-reviewed, curata dal Centro Studi di Civiltà e Spiritualità Comparate della Fondazione Giorgio Cini. Con un approccio interdisciplinare, Religiographies promuove il dialogo tra storici, sociologi, antropologi, filosofi e psicologi su tre temi principali: misticismo, esoterismo e spiritualità.

Questo numero di Religiographies, propone un excursus sull’eredità di Eranos, la serie di colloqui tenuti ad Ascona a partire dal 1933 che riunirono alcune tra le menti più stimolanti dell’epoca, organizzati dall’attivista, pittrice e ricercatrice olandese Olga Fröbe-Kapteyn su ispirazione di Rudolf Otto e Carl Gustav Jung. Gli articoli approfondiscono l’influenza degli incontri sulle scienze sociali, le scienze umane, le arti performative e figurative, in particolare sulla musica, sulla danza, sul teatro e sulla pittura.

Religiographies vol.3 n.2

Rivista open-access e peer-reviewed, curata dal Centro Studi di Civiltà e Spiritualità Comparate della Fondazione Giorgio Cini. Con un approccio interdisciplinare, Religiographies promuove il dialogo tra storici, sociologi, antropologi, filosofi e psicologi su tre temi principali: misticismo, esoterismo e spiritualità.

 

Questo Special Issue di Religogaphies, si propone di esplorare e analizzare i casi contemporanei dell’uso del pensiero di Muḥyiddīn Ibn ʿArabi (m. 1240) e di far luce sulle motivazioni, le dinamiche e i metodi alla base delle sue interpretazioni. Al fine di migliorare la comprensione e la varietà delle rivendicazioni e di distinguere tra i collegamenti comuni e le peculiarità di quei casi, vorremmo rispondere a varie domande, tra le quali: Quali sono i concetti di Ibn ʿArabi più utilizzati per afrontare questioni contemporanee? Come si sono modificati nel corso dei secoli? Quali aspetti del paradossale pensiero di Ibn ʿArabi sono enfatizzati o, al contrario, minimizzati dai nuovi esegeti? In che modo il pensiero di Ibn ʿArabi è integrato o meno nel più ampio spettro della tradizione intellettuale islamica?

Ethnography of Recording Studios

Questo volume, il quarto di una serie di pubblicazioni on-line che l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati promuove a partire dai propri seminari internazionali di etnomusicologia, scaturisce dal lavoro triennale di un gruppo di ricerca finanziato dalla Ernst von Siemens-Musikstiftung. È composto di una serie di studi monografici sulla concezione dell’armonia in Béla Bartók, Claude Debussy, Paul Hindemith, Arnold Schönberg, Aleksandr Nikolaevič Skrjabin, Igor Stravinskij, Edgar Varèse e Anton Webern. Gli autori focalizzano la loro attenzione su una o più opere del compositore di riferimento, mettendo in relazione i processi armonici alle questioni teoriche dibattute all’epoca o emerse nei decenni successivi. L’impostazione tiene in particolare conto delle attuali elaborazioni della musicologia internazionale, delle lacune presenti nella saggistica italiana e dei bisogni della didattica a livello superiore presso le sedi AFAM e universitarie. Al contempo intende dare un contributo alla riflessione e alla metodologia della teoria musicale dei nostri giorni.

 

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Martha Jungwirth “Herz der Finsternis”

Il catalogo della mostra personale di Martha Jungwirth, allestita a Palazzo Cini, curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e realizzata con il supporto di Thaddaeus Ropac Gallery, presenta nuove opere dell’artista austriaca. Nel corso di sei decenni di carriera, Jungwirth ha forgiato un approccio singolare all’astrazione che è radicato nel corpo e nelle osservazioni ravvicinate del mondo circostante. L’artista si ispira a “pretesti” per creare i suoi dipinti vivaci ed espressivi. Nel caso di Herz der Finsternis, Jungwirth prende in prestito il titolo della novella omonima di Joseph Conrad del 1899 come punto di partenza per il suo recente corpus di opere.